In Europa partono i “menù vegetariani” per i pesci d’allevamento. Quali le conseguenze?

Salmone atlantico, trota, carpa comune, spigola ed orata d’allevamento in Europa potrebbero presto essere tutti nutriti con alimenti vegetali. Se già la specie di salmone sarebbe in parte nutrita con mais ed altri elementi vegetali, la ricerca potrebbe andare avanti per consentire agli allevatori di estendere la pratica in maniera definitiva. I motivi? Anzitutto sono i costi: un’alimentazione basata su vegetali consentirebbe alle aziende di spendere meno e di guadagnare di più. Po vi è anche la giustificazione di un minore impatto ambientale visto che per allevare un salmone con del pesce occorre prelevare dal mare altri pesci, mettendo a rischio la fauna marina.

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Il risultato: il colore della carne del salmone d’allevamento risulta già ben più pallido di quello venduto con l’etichetta di “salmone selvaggio” (che in media risulta più costoso).

“Finora, è stato dimostrato molto chiaramente che tutte le specie sono in grado di prosperare senza grandi controindicazioni – aggiunge Sadasivam Kaushik, coordinatrice del progetto ARRAINA In alcuni casi, quando l’apporto di carne viene ridotto a zero, allora si possono registrare un po’ di effetti collaterali”.

Il VIDEO del reportage diffuso da Euronews nel marzo 2017:

Vi è una fertilità inferiore e una minore fonte di omega3. Questi pesci, infatti, in natura sono predatori e a loro volta ricevono i nutrienti dalle loro prede, ovvero pesci più piccoli. I pesci come nutrimento per quelli di allevamento risultano impattanti per l’ambiente e soprattutto troppo costosi per gli allevatori, motivo sono in corso ricerche per sostituire la dieta prettamente carnivora di questi pesci con una dieta artificiale a base di elementi frutto dell’agricoltura.

Come avevamo riportato mesi fa in un altro articolo, una recente ricerca dimostra che con l’avvento del cibo vegetale per pesci carnivori risultano dimezzati i valori di omega-3 nel salmone d’allevamento. Insomma, l’industrializzazione a scapito della qualità.

Se da un lato vi è la scusa di un minor impatto ambientale (abbinata in realtà alla reale motivazione di voler guadagnare di più), dall’altro abbiamo una vera e propria storpiatura della natura con pesci carnivori costretti a cibarsi di alimenti vegetali, con tutte le conseguenze fisiche e nutritive.

Saporito si, ma le proprietà nutrizionali vengono dimezzate. Ma dopo tutto chi se ne frega, l’importante per i produttori è giustamente guadagnare soldi. Mentre per i consumatori l’importante è solo mangiare qualcosa di saporito e meno salutare? Sarebbe forse il caso di dimezzarne il consumo mangiandone molto meno ma acquistandone varianti qualitativamente più alte (e probabilmente più costose).

Mangiare prodotti da allevamenti biologici altrimenti evitarne il consumo. Dopo tutto l’omega3 è contenuto anche in molti altri alimenti, come le noci. Il vecchio servizio del 2012 dove Euronews riportava la “scoperta” del mangime alternativo (oggi colpevole della mancanza di omega3):