Toy Story 3 – analisi e recensione del film tra nostalgia e divertimento

Per chi non abbia ancora visto il film e non ha intenzione di rovinarsi la sorpresa forse farebbe meglio a non leggere questo articolo. Detto questo, partiamo con la nostra analisi-recensione. E’ stata un’emozione rivedere i vecchi amici di Toy Story al cinema dopo un’assenza di 11 anni dall’ultimo capitolo (Toy Story 2 risale al 1999). Ne sono passati di anni e come si sa, col passare del tempo qualcosa cambia di sicuro. Di fatto, anche se parliamo della realtà al di fuori della trama del film, dall’epoca dei primi due infatti, la Pixar era già un’azienda affermata ma allo stesso tempo indipendente dalla Disney con la quale era legata ad un contratto di un numero limitato di film, e nel lasso di tempo di questi ultimi anni l’azienda di John Lasseter è stata assorbita dal colosso Disney unendo così le capacità tecniche ed artistiche dei genitori di Cars, a Bug Life e tantissimi altri titoli (tra cui ovviamente la saga di Woody e Buzz) con la tradizione di casa Disney. Toy Story 3, stavolta diretto da Lee Unkrich e scritto Michael Arndt (John Lasseter, il regista dei primi due episodi, nel frattempo, è diventato direttore creativo della Pixar e dei Walt Disney Studios) si presenta come un film d’animazione con un’anima inaspettatamente drammatica, il tema di questo terzo capitolo infatti è ancora una volta la paura del giocattolo di rimaner solo, ma in questo caso la paura si trasforma in realtà quando Andy, oramai cresciuto, parte per il college mettendo da parte i suoi vecchi compagni di giochi. E la vecchiaia è un altro tema che sembra toccare molto nel film, a differenza di molte altre produzioni che legano i cartoni animati infatti, il realismo della saga sembra molto sensibile all’ambientazione cronologica e alla sensibilità dei protagonisti nei confronti di essa. Rivediamo Buster, che stavolta dimostra tutti i segni della vecchiaia diventando anche più simpatico e tenero che nel precedente episodio dove era una vera furia. I giocattoli nella stanza di Andy, nel frattempo, sono diminuiti drasticamente, molti di loro sembrano scomparsi nel nulla e di fatto verso l’inizio del film Woody ammette ai suoi amici che molti dei loro amici siano andati via (gettati nella spazzatura?), tra gli altri Woody ricorda anche la sua amata Bo Peep, la bambolina delle pecorelle, inaspettatamente scomparsa, e non se ne farà più menzione durante tutto il film. Duro da accettarlo, vero? Soprattutto per gli appassionati della saga. Purtroppo facendo una breve ricerca sul web è possibile trovare chi dica che il personaggio sia stato eliminato anche per cause di diritti d’autore: all’epoca del suo esordio Bo Peep fu creata per emulare il classico stereotipo del giocattolo sullo stile di Barbie (anche se con una personalità molto diversa), quando nel terzo capitolo i personaggi di Barbie e Ken fanno parte dei protagonisti non è difficile immaginare che la Mattel stessa, proprietaria del marchio di Barbie, abbia fatto pressione pur di eliminare la “copia di Barbie” per il nuovo film. Decisione drastica, vero, ma ci sta benissimo, perchè appunto il tema del film è il cambiamento, la vecchiaia e la nostalgia e quindi anche la perdita di qualche compagno d’avventura. In più punti il film si contraddistingue per essere veramente commovente, una delle scene più commuoventi può essere quella in cui i protagonisti guardano la morte in faccia all’interno della fornace della discarica e come ultimo desiderio decidono di stringersi per mano l’uno con l’altro (ovviamente subito dopo vengono salvati da tre fanatici dell'”artiglio”!). Divertentissimi i personaggi di Barbie e Ken, spaventoso Lotso, “l’orso-boss” dell’asilo, anche se un pò prevedibile sin dall’inizio. E’ infatti evidente sin dall’inizio che sia il capo del gruppo dei giocattolo rinchiusi nell’asilo ed è quindi prevedibile che abbia qualcosa di inquietante da nascondere, di fatto il suo personaggio è molto simile al cercatore di tesori visto nel secondo capitolo della saga (entrambi agiscono in modo negativo sugli altri essendo reduci di storie che li hanno profondamente cambiati in modo negativo); un plauso anche alla nuova “dinosaura” che appartiene alla bimba che alla fine del film adotterà tutti i nostri vecchi amici. Addirittura, si potrebbe anche dire che ci sia qualcosa di inquietante ed adulto in alcuni giocattoli secondari, come ad esempio il bambolotto che si comporta quasi come se fosse una sorta di Frankestein che alla fine scatenerà la sua ira su chi lo comanda, oppure anche Chuckles il clown, il pupazzetto triste che per fortuna alla fine riacquista il suo sorriso. Woody rimane il protagonista del film, ma a farla da padrone sono anche le gag tra Buzz e Jessie, quest’ultima, oltre a comportarsi come la vera compagna di Buzz dimostra ancora una volta di essere una vera sorella per Woody. Uno dei personaggi più incredibili rimane Mr.Poteto che in questo film ne vede di tutti i colori, perdendo i pezzi un pò ovunque e addirittura cambiando corpo un paio di volte (troppo divertente la scena in cui utilizza un ortaggio per il suo corpo e la sua compagna gli dice che è dimagrito). Che dire, alla fine c’erano tutte le probabilità di questo mondo per far si che questo terzo capitolo della saga fosse più debole e meno bello dei primi due e invece, grazie forse al fatto che sia passato del tempo e che quindi gli sceneggiatori abbiano avuto tutto il tempo necessario per scrivere una storia degna del primo, il film si è trasformato in qualcosa di unico, irripetibile, l’unione tra divertimento con tratti drammatici degni dei classici Disney. Una cosa che manca sono le parti cantate, ma evidentemente la canzone più bella rimane appunto quella del film originale, che qui come al solito ritorna, nella parte finale anche in una nuova veste “latina”. Tecnicamente il film è stato girato per il 3D, le inquadrature stesse ideate sono state create a favore di camera per la visione tridimensionale. Gli animatori stessi del film hanno anche affermato di come nel frattempo, a causa dell’evoluzione dei software di animazione, i personaggi siano stati ridisegnati (pare invece che i modelli tridimensionali del primo episodio della serie fossero stati riutilizzati direttamente anche per il secondo film) questa volta invece i modelli hanno subito una vera rinascita tecnica. L’idea iniziale di Toy Story 3 fu partorita nel 2004 dallo sceneggiatore Jim Herzfeld, la storia avrebbe dovuto incentrarsi sul viaggio di Buzz spedito a Taiwan per un malfunzionamento che sarebbe stata una nuova missione di salvataggio per Woody e i suoi amici. Questa trama fu considerata dalla produzione troppo noiosa e così Toy Story 3 fu rimandato. Considerando la trama finale del film che abbiamo visto al cinema è stato un bene aver aspettato tutto questo tempo, e chissà se un domani rivedremo i nostri amici in un ipotetico quarto episodio magari meno drammatico e più divertente (vista la nuova irriverente ma dolce padroncina). Lunga vita a Woddy, Buzz e Jessie … e buon lavoro alla Pixar!

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