In Italia stanno coltivando l’insalata sotto il mare, ecco come – i video

Emile Zola scrisse, ammirato, di Jules Verne: “Ha portato alle estreme conseguenze ciò che la scienza considera possibile in teoria, ma che nessuno è riuscito finora a mettere in pratica”. Come celebreranno i posteri l’invenzione degli “Orti di Nemo”? Il basilico e l’insalata coltivati sul fondo del mare, all’interno di biosfere in materiale vinile semitrasparente, ancorate su un fondale di 8 metri a circa 100 metri dalla spiaggia di Noli, nel ponente ligure.

Non inganni l’inevitabile riferimento allo scrittore francese e al suo capolavoro, Ventimila Leghe sotto i mari. Nella circostanza la fantasia ha ben poco spazio. Siamo infatti sul terreno, ristretto, ma solido della scienza pura. L’esperimento di coltivare vegetali – insalata e basilico, appunto – sul fondo del mare sta infatti ben ancorato al terreno della realtà. Lo sfruttamento di questa inedita tecnologia, che mischia i precetti dell’agricoltura con le risorse marine, può dare vita ad uno scenario inimmaginabile. Consentirà di risparmiare grandi porzioni di terreno a beneficio di impieghi differenti. E permetterà di ottenere raccolti anche in Paesi dove l’agricoltura tradizionale trova ostacoli nelle condizioni climatiche e ambientali: siccità ricorrenti, temperature eccessive, terreni sassosi e brulli ecc. ecc. Scenari futuribili, naturalmente. Si è ancora nella fase sperimentale. La strada sembra aperta. Video:

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In termini estremamente semplici accade questo. L‘anidride carbonica contenuta nella biosfera si condensa a causa della differenza di temperatura fra l’esterno (l’acqua del mare) e l’interno dell’involucro. In questo modo si produce una condensa che si scioglie e si trasforma in acqua, ovviamente dolce, che irriga le piante di basilico e i cespi di insalata. Il processo di fotosintesi si realizza attraverso la luce del sole, che filtra nell’acqua marina fino a raggiungere la biosfera, e induce la pianta a trasformare l’anidride carbonica in acqua e a rilasciare ossigeno.

Gli esperimenti in fondo al mare di Noli, in provincia di Savona, sono in corso da tempo. Un gruppo di ricercatori liguri della Me.stel Safety srl (Gruppo Ocean Reef) di Sant’Olcese – un paesino arroccato in collina nell’entroterra genovese – ha condotto una serie di tentativi, dal settembre di due anni fa. Il pregiato e delicatissimo basilico ligure (indispensabile ingrediente del pesto) sembra crescere facilmente e a una velocità addirittura superiore al gemello terrestre”, coltivato in serra. Non teme i capricci del meteo, fatte salve le mareggiate che effettivamente rappresentano l’unica vera minaccia esterna. Il prossimo mese di settembre, i primi raccolti diranno se l’intero ciclo di coltura, cominciato con la semina, avrà fornito le risposte attese. E se il prodotto risulterà commestibile e addirittura commerciabile sui mercati. Le sperimentazioni in ogni caso proseguiranno prima di considerare acquisito il metodo di produzione degli “Orti di Nemo”.

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L’ingegner Sergio Gamberini è l’amministratore unico della Me. Stel (un’azienda specializzata in lavori subacquei) e il responsabile del programma. È un subacqueo provetto e un appassionato del mare, tant’è vero che ha condotto personalmente gli studi effettuando numerose immersioni e controllando da vicino lo sviluppo del programma. Gamberini studia i sistemi usati in agricoltura e da questo inedito sodalizio mare-monti è sbocciata l’idea di tentare il connubio impossibile. “All’interno della biosfera si crea una climatizzazione stabile, in virtù del costante livello della temperatura del mare, e una umidificazione altrettanto costante, prodotta dall’evaporazione dell’acqua marina che lambisce i semenzai nella parte bassa della biosfera. Il ciclo clorofilliano naturale, innescato dalla luce che dall’esterno raggiunge la biosfera, mantiene livelli sufficienti di ossigeno e Co2. E infine, si registra anche la totale assenza di parassiti ed insetti, che non riescono a riprodursi nelle condizioni date. Ciò mantiene al riparo le piante dai loro attacchi e consente anche di risparmiare l’uso di antiparassitari e insetticidi”. Un altro video:

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Gli esperimenti condotti nel mare di Noli hanno acceso l’Interesse di imprenditori dell‘Arabia Saudita, terra di scarsissime dotazioni idriche, afflitta da temperature roventi al suolo, con enormi escursioni termine fra la notte e il giorno, In quelle condizioni la tecnologia messa a punto dalla Me.Stel per coltivare gli Orti di Nemo potrebbe rivelarsi preziosa. Naturalmente occorre testare a fondo le tecnologie e soprattutto i risultati che se ne possono trarre sul piano commerciale. La qualità delle verdure ottenute sarà davvero comparabile o superiore a quella delle insalate prodotte sulla superficie terrestre? Sarà possibile allargare il “range” delle varietà prodotte finora in via sperimentale ad altre specie vegetali di largo consumo? Zucche e zucchine, melanzane, fagioli e fagiolini, pomodori e peperoni sono prodotti molto più complessi di qualche cespo di insalata o di tenere piantine di basilico. E ancor più cereali e frutta. L’orizzonte finale resta per adesso estremamente lontano. La scienza però non conosce limiti. Fortunatamente.

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Il link alle telecamere sotto il mare

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Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

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