Osservata supernova settanta miliardi di volte più luminosa del Sole

Apr 23, 2013 - This stunning image shows one year's activity on the Sun. The composite of 25 separate images spanning the period of 16 April 2012, to 15 April 2013. In the three years since it first provided images of the sun in the spring of 2010, NASA's Solar Dynamics Observatory has had virtually unbroken coverage of the sun's rise toward solar maximum, the peak of solar activity in its regular 11-year cycle. SDO's Atmospheric Imaging Assembly captures a shot of the sun every 12 seconds in 10 different wavelengths and reveals the zones on the sun where active regions are most common during this part of the solar cycle. The image shown here is based on a wavelength of 171 angstroms, which is in the extreme ultraviolet range and shows solar material at around 600,000 kelvins (about 1.08 million F. LaPresseOnly Italy

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Settanta miliardi di volte più luminosa del Sole e venti volte più della Via Lattea. È una supernova ed la più brillante mai osservata prima. Descritta su Science si trova in una galassia visibile dall’emisfero australe e distante 3,8 miliardi di anni luce; se fosse vicina come la stella Sirio la vedremmo splendere come il Sole.

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È stato il gruppo internazionale coordinato da Subo Dong, dell’università di Pechino, e di cui fanno parte gli italiani Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope, e Filomena Bufano, dell’osservatorio di Catania dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), ad osservarla. La supernova è stata individuata nell’ambito del programma ASAS-SN (All-Sky Automated Survey for SuperNovae system), che per i ricercatori può essere pronunciato “Assassin” e appartiene alla rara famiglia delle supernovae super-luminose (Ssl), delle quali sono state osservate finora solo poche decine. “La sua interpretazione è davvero problematica” ha rilevato Masi.

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La galassia che la ospita, ha aggiunto, non sembra infatti in grado di supportare un’esplosione così eccezionale. Per Bufano l’esplosione di una supernova così rara “è fondamentale per interpretare e comprenderne l’origine fisica, intesa come tipo di meccanismo di esplosione e natura della stella progenitrice, probabilmente appartenente alla generazione di stelle formatesi nelle prime fasi dell’Universo”. Per raccogliere ulteriori informazioni i ricercatori avranno a disposizione adesso delle ore di osservazione con il telescopio spaziale Hubble. (Fonte: Il Fatto Quotidiano)