Le pile custodite nei musei che funzionano da oltre un secolo – VIDEO

La Pila di Karpen custodita in un museo della Romania
La Pila di Karpen custodita in un museo della Romania

Scientificamente riconosciuta come Pila Karpen, chiamata anche pila K o pila VK, si tratta di una vecchia invenzione dell’ingegnere rumeno Nicolae Vasilescu-Karpen composta da un elettrodo in oro ed un elettrodo di platino, mentre l’elettrolita è composto da acido solforico di elevata purezza. Grazie al potenziale dell’elettrodo dei due metalli (rispettivamente oro + 0,56V a + 1.188V platino), la cella elettrochimica può generare una tensione di circa 0,55V.

La reattività debole degli elettrodi permette il funzionamento (fornendo una bassissima corrente) che viene mantenuto per lunghi periodi grazie alla presenza di elettroliti. Il 27 febbraio 2006, il direttore del Museo “Dimitrie Leonida“, Nicolae Diaconescu, dichiarò che la pila era ancora funzionante. Della pila esiste sul web anche un’interessante documentazione. 

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Ovviamente queste dichiarazioni vanno prese con le pinze, ma se così fosse c’è anche da dire che il curioso silenzio che ruota attorno a questa invenzione potrebbe in realtà confermare delle potenzialità che potrebbero intimorire gli interessi delle attuali multinazionali. La pila di Karpen sarebbe stata costruita nel corso del 1924, ma ci sono in realtà esempi ancora più longevi. Il video di un reportage diffuso sul web affronta il misterioso caso:

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Un’altra dimostrazione della longevità delle cellule (senza dipendenza dalla presenza di un elettrolita) verrebbe rappresentata dal “campanello elettrico di Oxford” che funzionerebbe ancora continuamente da oltre 150 anni.

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Secondo alcune fonti, il campanello sarebbe stato costruito nel 1825. La Bell ha prodotto circa 10 miliardi di anelli dal 1840 e detiene il Guinness World Record come “la batteria più duratura al mondo”. 

L’esperimento consiste in due campane d’ottone ciascuna posizionata sotto una pila a secco (una a forma di batteria ), con una coppia di pali collegati in serie. Il batacchio è una sfera di metallo di circa 4 millimetri di diametro sospesa tra i mucchi, che suona il campanello alternativamente a causa di forza elettrostatica. Come il batacchio tocca uno campana, questo è addebitato da una pila, e quindi elettrostaticamente respinto, ed attratti dall’altra campana.

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L’altra colpisce la campana, il processo si ripete. L’uso di forze elettrostatiche indica che, mentre l’alta tensione è necessaria per creare un movimento, solo una piccola quantità di carica viene effettuata da una campana all’altra, motivo per cui le pile hanno potuto durare per quasi due secoli. Stando ad alcune fonti riportate sul web, la frequenza di oscillazione della batteria sarebbe di è 2 hertz. Un video dell’invenzione diffuso sul web nel 2012:

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La composizione esatta dei pali secco è sconosciuta, ma è noto che essi sono stati rivestiti con zolfo fuso per evitare effetti atmosferici causati dall’umidità e si pensa che siano pile dell’inventore italiano Zamboni. Tuttavia sarebbe comunque opportuno precisare che le batterie non sono perpetue e che prima o poi si scaricheranno del tutto.  Ad certo punto, infatti, dispositivi come il campanello di Oxford,  finiranno per fermarsi quando le pile a secco avranno distribuito le loro cariche ugualmente se il battaglio non si consuma prima.

Questo tipo di dispositivo svolge in ogni caso un ruolo importante nel distinguere tra due diverse teorie dell’azione elettrica: la teoria della tensione di contatto (una teoria scientifica obsoleta basata su allora prevalenti principi elettrostatici) e la teoria di azione chimica.

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Alcuni articoli di stampa sostengono, almeno apparentemente senza prove, che l’invenzione di Karpen, definita come un “Perpetuum mobile di tipo 2”, sarebbe segretamente sfruttata dalle agenzie spaziali e dalle applicazioni militari.

Per quanto riguarda il “Campanello di Oxford”, c’è anche qualcuno che ha tentato di riprodurre l’invenzione ai giorni nostri, pubblicando video dimostrativi sul web (pubblicazione avvenuta nel 2010):

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