Trinity Site, New Mexico, 16 luglio 1945. È qui che avviene il primo test nucleare nella storia dell’umanità. Ed è qui che, a seguito dell’esplosione di quell’ordigno al plutonio, si forma un materiale vetroso radioattivo noto, appunto, come trinitite.
Ebbene, le trasformazioni chimiche e fisiche avvenute a seguito degli spaventosi livelli di temperatura e pressione raggiunti, quel giorno, al Trinity Site hanno portato a risultati pressoché identici a quelli che osserviamo nei campioni di rocce lunari, risalenti a 4 miliardi e mezzo di anni fa.
James Day e il suo team alla University of California a San Diego hanno raccolto frammenti di trinitite e li hanno analizzati con uno spettrometro di massa per misurare le abbondanze isotopiche dei loro elementi, indizio cruciale per ricostruire eventi di evaporazione. Ciò che hanno visto è che, più il luogo di raccolta dei campioni si trovava lontano dal centro dell’esplosione, più abbondavano in elementi volatili.
Ora, lo zinco e altri elementi volatili, se sottoposti a temperature molto elevate vengono vaporizzati. Le rocce lunari risultano anch’esse assai povere di elementi volatili, e del tutto prive di acqua.
Estrapolando questi dati, i ricercatori sono riusciti a ricostruire il possibile evento – un impatto gigante – che ha portato alla perdita di composti volatili, come l’acqua, e a spiegare perché la Luna è così asciutta, mentre la Terra è bagnata. In tal modo, da un esperimento con conseguenze catastrofiche per l’umanità, potrebbero aver ricavato, a distanza di 70 anni, informazioni utili alla conoscenza scientifica.
Crediti per immagini e animazioni: Scripps Institution of Oceanography/UC San Diego – Servizio di Marco Malaspina
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