Il 14 ottobre 2014 è stata registrata una vasta espulsione di massa coronale, simile ad altre che si verificano soprattutto nei periodi di maggiore attività del Sole. A rendere molto particolare questa tempesta solare è stata però l’osservazione del suo passaggio da parte di una decina di missione spaziali, da quelle più vicine alla nostra stella fino ai confini dell’eliosfera dove si trova la storica Voyager 2. Rilevata dal satellite Soho, la tempesta ha trovato un folto gruppo di osservatori dalle parti di Marte, poi ha incrociato la sonda Rosetta intorno alla sua famosa cometa. Dopo un mese di viaggio, a novembre è stata intravista nel vento solare attorno a Saturno dalla sonda Cassini. Qualche mese dopo ha sferzato la sonnecchiante New Horizons, all’epoca ancora in viaggio verso Plutone. Infine ha concluso in gloria entrando nel lontanissimo territorio battuto dalla Voyager 2, anche se non è ben chiaro cosa abbia visto la sonda.
L’osservazione delle velocità, calanti con l’aumentare della distanza, e della forma della tempesta solare, ha permesso agli scienziati di conoscere meglio questo fenomeno ma soprattutto l’interazione con il mezzo interplanetario, una conoscenza fondamentale per l’esplorazione profonda del Sistema solare
Servizio di Stefano Parisini, Media Inaf
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