Sotto inchiesta il chirurgo inglese che firmava gli organi da lui trapiantati

Il medico inglese  Simon Bramhall di 53enne è stato sospeso dal suo incarico come chirurgo consulente presso l’ospedale Queen Elizabeth di Birmingham nel 2013 dopo che un collega ha individuato le iniziali “SB” su un organo durante l’intervento di follow-up su uno dei pazienti di Bramhall. Il famoso chirurgo del fegato, della milza e del pancreas usava un raggio di argon, usato per fermare il sanguinamento del fegato durante le operazioni,  per lasciare  le sue iniziali sugli organi dei pazienti. Fortunatamente ciò non comportava rischi per gli ammalati.

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Il medico ha confermato le accuse che gli vengono fatte. Due sono gli episodi che gli vengono  contestati, verificatisi tra febbraio e agosto del 2013, anche se si sospetta che non siano stati gli unici. Il promotore della causa legale, Tony Badenoch, ha dichiarato: “È stata un’applicazione intenzionale di una forza illegale a un paziente mentre era anestetizzato. I suoi atti nel contrassegnare i fegati di quei pazienti erano atti deliberati e coscienti”.

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Quello del dottor Bramhall è stato classificato come un episodio «senza precedenti nel diritto penale».  A Bramhall gli era stata riconosciuta la bravura nell’operare quando nel 2010  ha eseguito con successo la chirurgia dei trapianti utilizzando un fegato che era stato recuperato da un aereo che si era schiantato in condizioni di nebbia all’aeroporto di Birmingham.

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In seguito alle notizie sulla sospensione di Bramhall, la sua ex paziente Tracy Scriven ha dichiarato al Birmingham Mail che il chirurgo dovrebbe essere immediatamente reintegrato.  Alla donna, all’età di 39 anni, le era stato detto che aveva appena due settimane di vita e solo grazie all’intervento di fegato trapiantato dal dottor Bramhallè, è vissuta e ora ha 50 anni ed una vita normale. “Anche se avesse messo le sue iniziali su un fegato trapiantato, è davvero così male? Non mi sarebbe importato se lo avesse fatto a me. L’uomo mi ha salvato la vita “, ha detto Tracy.  Le indagini sono in corso. La sentenza arriverà il prossimo 12 gennaio 2018.