Precipita meteorite con diamanti all’interno “provengono da pianeta distrutto”

Diamanti dallo spazio, addirittura da un pianeta scomparso, esistito agli albori del sistema solare. I preziosi sono giunti fino a noi grazie al meteorite Almahata Sitta, caduto nel 2008 nel deserto del Sudan. La scoperta, guidata dal Politecnico Federale di Losanna e pubblicata sulla rivista Nature Communications, dimostra come grandi pianeti primitivi siano esistiti durante i primi 10 milioni di anni del sistema solare e hanno fornito materiale di costruzione per i pianeti rocciosi come la terra.  A segnalarci la notizia anche alcuni utenti del web (a tal proposito ricordiamo che scrivendo alla Pagina facebook.com/www.cronaca.news è possibile inviare segnalazioni, osservazioni anche con foto e video, inoltre è possibile seguire tutte le news anche su Telegram all’indirizzo https://t.me/globochannel).

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2008 TC3 è un meteoroide (un piccolo asteroide) dall’orbita prossima a quella terrestre, che il giorno 7 ottobre 2008 ha impattato la Terra in corrispondenza del Sudan. Il contatto con l’atmosfera è avvenuto alle ore 2:45:40 UTC, ad una latitudine di 20,9° nord, ad una longitudine di 31,4° est ed a 65,4 km di altitudine. La detonazione è stata rilevata da satelliti americani a 20,8° nord di latitudine ed a 32,2° est di longitudine, ad un’altezza di approssimativamente 37 km. L’energia rilasciata durante l’esplosione è stata misurata in 4,0 × 1011 J.[3] I suoi frammenti, recuperati dopo l’impatto, sono indicati come il meteorite di Almahata Sitta, che in arabo significa Stazione sei, dal nome della più vicina stazione ferroviaria all’area di recupero.[4]

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L’impatto è avvenuto, coerentemente con le previsioni,[6] il 7 ottobre alle ore 02:46 UTC sopra il nord del Sudan. Il contatto con l’atmosfera è avvenuto con una velocità relativa di 12,4 km/s e con un angolo di incidenza pari a 20 gradi ad un’altezza di 65,4 km. L’oggetto è quindi detonatoad una quota di 37 km.[6] Tra le prime osservazioni dell’impatto con l’atmosfera terrestre viene citato un lampo di luce segnalato da un pilota della KLM[11] in volo sopra il Ciad e una registrazione effettuata da una stazione di monitoraggio nell’infrasuono, situata in Kenya.[12][13][14] Un’immagine dell’esplosione è stata registrata alle 02:45 UTC dal satellite meteorologico Meteosat 8, che scatta immagini ogni 5 minuti.[15][16] La ricerca dei frammenti del meteorite è cominciata il 6 dicembre 2008 ed ha condotto al ritrovamento di 280 frammenti, dal peso complessivo di 3,9 kg.

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La campagna di ricerca è stata guidata dall’astronomo statunitense Peter Jenniskens del SETI Institute in California e dall’astronomo sudanese Muawia Shaddad dell’Università di Khartoum e condotta con la collaborazione di studenti e personale dell’Università di Khartoum. È stata inoltre coadiuvata dal resoconto di numerosi testimoni e dalle indicazioni sull’area di impatto fornite dal Jet Propulsion Laboratory.[4][17][18][19]   I frammenti del meteorite di Almahata Sitta sono stati analizzati presso l’Ames Research Center ed il Johnson Space Center della NASA e presso il Carnegie Institution e la Fordham University.[4] I risultati delle prime analisi indicano che si tratta di un’acondrite, più specificamente un’urelite, con grandi grani carbonacei, porosa e ultrafine.[20] Analisi spettrali indicano che il meteorite è un asteroide di tipo F[20] e ciò consente ora di fornire indicazioni più precise su questa classe di asteroidi ricchi di carbonio.[20]

 

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Durante la formazione del sistema solare, si ipotizza che catastrofiche collisioni tra decine di pianeti primitivi, con dimensioni che vanno da quelle della Luna a quelle di Marte, abbiano formato i pianeti di tipo terrestre che esistono oggi, tuttavia fino ad ora non sono mai state trovate prove a sostegno di questa tesi. Gli unici relitti dei pianeti scomparsi si pensa siano le ureliti, un raro tipo di meteorite che presenta una composizione particolare: ha un’alta percentuale di carbonio sotto forma di grafite o diamanti, proprio come quello protagonista dello studio. I ricercatori, guidati da Farhang Nabiei, hanno analizzato con un potente microscopio i diamanti inclusi nel meteorite Almahata Sitta, scoprendo che si sono formati grazie ad una pressione elevatissima:  l’unica spiegazione possibile per un fenomeno del genere sarebbe che i diamanti si siano formati in un pianeta di dimensione intermedia tra Mercurio e Marte, e che questo tipo di meteoriti sia tutto ciò che resta del pianeta scomparso.

Lontano dall’avere avuto dimensioni tali da costituire un pericolo per la popolazione, l’importanza di quest’oggetto è data dal fatto che per la prima volta è stato identificato un oggetto celeste prima che impattasse la Terra, avendo così la possibilità di informare tempestivamente le nazioni interessate.[2] Inoltre, sebbene in precedenza fossero stati già individuati i resti di alcuni bolidi, in questo caso, per la prima volta, sono stati recuperati i frammenti di un oggetto tracciato e studiato nello spazio prima che questo colpisse la Terra.[4][21] Ciò ha consentito quindi di confrontare i risultati delle analisi a distanza con quelli delle analisi condotte in laboratorio e di valutare quindi l’attendibilità delle prime.[22]

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