Perché il salmone d’allevamento causa il cancro – ecco le sostanze tossiche trovate dai ricercatori

Il salmone è un pesce che negli ultimi anni ha visto un incremento del suo consumo, probabilmente anche per via dell’informazione mediatica che lo rappresenta come un alimento ricco di grassi omega 3, importanti per il benessere del nostro cuore. Tuttavia, è anche importante fare distinzione tra pesce d’allevamento e quello pescato in aree selvatiche:

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Stando ai dati raccolti da alcune ricerche scientifiche e statistiche, infatti, i salmoni allevati in nord Europa vengono sottoposti a trattamenti intensivi, spesso privi di alimentazione a base di pesce (ricordiamo che il salmone è un predatore che dovrebbe nutrirsi di altri pesci piu’ piccoli) e di conseguenza, nutrito troppo spesso con alimenti a base vegetale, spesso di scarsa qualità se non addirittura ogm. Il maltrattamento della specie d’allevamento causerebbe l’incremento di queste sostanze:

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nel corpo dei salmoni di allevamento sono state individuate alte concentrazioni di policlorobifenile (PCB), sino a otto volte superiori rispetto al salmone selvatico. E’ bene ricordare che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente classificano i PCB come elementi probabilmente cancerogeni per l’organismo umano.  Tra gli effetti riscontrati di questi elementi, vi sono l’immunosoppressione, neurotossicità e tossicità riproduttiva e dello sviluppo. Elementi tossici in grandi quantità, inoltre sono stati rilevati dall’esperto tossicologo Jerome Ruzzin. Il ricercatore norvegese, dopo aver constatato la presenza di tossine sino a cinque volte in piu’ nel salmone d’allevamento norvegese, ha deciso di smettere di consumare questa famosa pietanza a base di pesce. Secondo gli esperti:

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 “l’analisi del rischio indica che il consumo di salmone dell’Atlantico d’allevamento può comportare rischi per la salute che riducono gli effetti benefici del consumo di pesce “.  Non è inoltre un caso che già nel 2005, alcuni ricercatori rivelarono considerevoli livelli di diossinelli presenti nel pesce, mentre nuovi studi confermano un ulteriore accumulo di sostanze chimiche nel pesce allevato a causa dell’aumento del grasso corporeo (piu’ voluminoso rispetto a quello del pesce selvatico).

Uno studio diffuso nel 2011 da PLOS ONE riportò inquietanti effetti di insulino-resistenza, intolleranza al glucosio e obesità collegati al diretto consumo di salmone d’allevamento nei topi sottoposti a tale regime alimentare, grazie agli inquinanti organici persistenti (POP) presenti nel pesce. Secondo gli autori dello studio: “I nostri dati indicano che l’assunzione di filetto di salmone d’allevamento contribuisce a diversi disordini metabolici legati al diabete di tipo 2 e all’obesità e suggerisce un ruolo dei POP in questi effetti deleteri.In generale, questi risultati possono contribuire a migliorare le strategie nutrizionali per la prevenzione e la terapia della resistenza all’insulina”. Stando alle ricerche diffuse nel corso degli anni, è stata anche riscontrata la presenza di sostanze chimiche ignifughe nella carne del salmone d’allevamento ed etere di difenile polibromurato (PBDE), capaci di danneggiare sopratutto l’organismo dei bambini, motivo per cui sono stati parzialmente vietati o limitati con restrizioni sia negli USA che in alcuni paesi europei e a Taiwan. Come riportato da The Star, inoltre:

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“[Un] nuovo studio dell’Università di Pittsburgh ha trovato prove di PBDE in alimenti alimentati al salmone d’allevamento – anche in quelli in ambienti apparentemente privi di PBDE”.

I PBDE sono una classe di sostanze chimiche che per anni sono state utilizzate come ritardanti di fiamma, e mentre nel 2004 sono state imposte restrizioni ad alcuni dei prodotti chimici di questa classe, possono ancora essere trovati in prodotti più vecchi e nell’ambiente.
Cina, Thailandia e Vietnam – tre aree che trattano quantità significative di rifiuti elettronici – sono noti per avere livelli più elevati di PBDE nell’ambiente. Altri effetti negativi legati a questa sostanza comprendono:

infertilità, difetti alla nascita, ritardi dello sviluppo neurologico, QI ridotto, disturbi ormonali ed insorgenza di patologie neoplastiche (tumori), compreso cancro al seno. Oltre alla mancanza di informazione e di leggi aggiuntive, la causa di tutto ciò è l’evidente aumento di richiesta sul mercato di questo pesce che porta così i produttori a investire negli allevamenti intensivi. Sarebbe dunque opportuno limitare il consumo di salmone, preferendo occasionalmente quello selvatico ogni tanto. Spendere di piu’ ma con frequenza inferiore per un alimento di qualità superiore. Al contempo, ricordiamo che i grassi Omega 3 sono presenti in grandi quantitativi anche nelle sardine, nelle acciughe, nell’alga spirulina, nelle noci. Tutti alimenti alternativi al rischioso allevamento intensivo del salmone, che causa anche inquinamento ambientale. Sempre GloboChannel.com aveva già riportato un precedente articolo che segnalava la considerevole riduzione dei livelli di Omega 3 nel salmone d’allevamento causato dalla cattiva alimentazione basata sul risparmio dell’allevatore:

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Dimezzati i valori di omega-3 nel salmone d’allevamento, l’industrializzazione a scapito della qualità

Questo articolo è stato scritto anche grazie al contributo di alcuni utenti del web (a tal proposito ricordiamo che scrivendo alla Pagina https://www.facebook.com/GloboChanneldotcom/ è possibile inviare segnalazioni, osservazioni anche con foto e video, inoltre è possibile seguire tutte le news anche su Telegram all’indirizzo https://t.me/globochannel).

Fonti:

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https://www.the-star.co.ke/news/world/2018-07-12-your-fish-may-contain-banned-toxic-chemicals-study/

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https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0025170

https://www.organicconsumers.org/news/farmed-salmon-toxic-flame-retardants?fbclid=IwAR1SnjnxbC8ps89erkjDzOU-qRpdMS0m9v5bDcE74PYSxiAkFJQpqsImS6k

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