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Nel latte antibiotici, cortisonici e antinfiammatori: presenti in più della metà dei marchi analizzati in Italia

Da un test effettuato da Il Salvagente, risulta che nella maggior parte dei latti confezionati e distribuiti in Italia siano presenti: antinfiammatori, cortisonici e antibiotici.

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La ricerca è stata effettuata su confezioni di latte sia fresco che UHT,acquistate in vari supermercati e discount italiani. I marchi presi in considerazione sono molti e anche conosciuti come: Parmalat,Granarolo, Conad,Coop,Lidl,Esselunga e Carrefour

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Le analisi sono state effettuate tramite una nuova metodologia messa a punti dalle Università Federico II di Napoli e L’Università di Valencia in Spagna. I risultati ottenuti sembrerebbero non risultare nei test ufficiali effettuati dalle varie aziende produttrici e ciò che ne risulta è abbastanza preoccupante: in più della metà delle confezioni sono presenti farmaci e quelle più presenti sono:il dexamethasone (un cortisonico), il neloxicam (antinfiammatorio) e l’amoxicillina (un antibiotico), tra i 0,022 mcg/kg e i 1,80 mcg/kg.

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Queste analisi – dice Riccardo Quintili direttore del Salvagente – non vogliono essere una penalizzazione alle aziende nelle cui confezioni abbiamo trovato residui di farmaci. Al contrario molte di loro, informate del nostro test, si sono mostrate molto sensibili all’argomento e alle evoluzioni dei loro controlli rese possibili da questo nuovo metodo. Il nostro interesse era sollevare un potenziale rischio rimasto finora nell’ombra per trovare soluzioni rassicuranti per i consumatori”.

Ma come mai questi medicinali si trovano nel latte? nella maggior parte dei casi vengono utilizzati nelle mucche da latte per curare infezioni e mastiti delle mammelle, ecco perchè si trovano appunto nel latte. L’antibiotico l’amoxicillina serve proprio a curare questo problema , mentre il cortisone e  l’antinfiammatorio sono coadiuvanti.

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Questa situazione fà subito pensare all’antibiotico resistenza quella che è stata definita la minaccia maggiore de nostri tempi dal direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. Anche se la quantità di antibiotico presente nel latte analizzato non supera le dosi consigliate, questa situazione quanto può danneggiare le persone che ne fanno uso? Soprattutto i bambini che utilizzano il latte magari più volte al giorno?

Questo è il parere di Ruggiero Francavilla, pediatra, gastroenterologo Università degli Studi di Bari: “L’assunzione costante di piccole dosi di antibiotico con gli alimenti determina una pressione selettiva sulla normale flora batterica intestinale a vantaggio dei batteri resistenti agli antibiotici che diventano più rappresentati; questa informazione genetica viene trasferita ad altri batteri anche patogeni”.

Inoltre come spiega  Ivan Gentile, professore associato di malattie infettive presso l’Università Federico II di Napoli, il rischio è che questo genere di  farmaci vadano ad alterare il microbiota umano:“In questo caso non si può escludere un rischio, sebbene basso, che l’esposizione anche di minime quantità, soprattutto in maniera ripetuta, possa avere ripercussioni sul microbiota intestinale cioè su quell’insieme vario di microorganismi che vivono con noi (nell’intestino, sulla cute, nella cavità orale per fare qualche esempio) e che esercitano effetti benefici (a livello digestivo, immunitario, protettivo)”.

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I risultati del test, che hanno visto analizzare 56 latti italiani, sono stati pubblicati sul Journal of Dairy Science . Alberto Ritieni, professore di Chimica degli Alimenti presso la Facoltà di Farmacia della Federico II che ne ha preso parte, ci spiega “Abbiamo trovato sostanze farmacologicamente attive nel 49% dei campioni, a concentrazioni tra 0,007 e 4,53 mcg/kg. Nelle nostre conclusioni sottolineiamo che dato che il latte è raccomandato nella loro nutrizione, i neonati e i bambini in età infantile sono particolarmente esposti a queste sostanze e potrebbero risultare più vulnerabili. La loro capacità a metabolizzare questi agenti tossici non è ancora ben sviluppata. Per questo un monitoraggio costante degli allevamenti sarebbe necessario per assicurare la salute di questi piccoli consumatori”.

Antonio Limone, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, ci dice: “La comunità scientifica è estremamente sollecita e sono sicuro che saprà sfruttare al meglio anche questo studio, considerando anche quanto l’antibiotico-resistenza sia la vera sfida per il futuro. Partendo dall’utilità dello studio, che rappresenta un metodo diagnostico rapido, non dobbiamo creare allarmismi. Solo nei nostri laboratori, nel 2019, abbiamo analizzato oltre 5500 dati relativi al latte e non abbiamo riscontrato non conformità in relazione a questo argomento.
Ben vengano gli studi a tutela della sicurezza alimentare per i cittadini consumatori su un tema così attuale e delicato, ma non dimentichiamo che l’Italia è un paese attento in materia e che esistono piani nazionali che monitorano costantemente tutte le produzioni alimentari”.

Fonte:ilsalvagente.it

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