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Varianti coronavirus? Già viste 4.000 diverse, così come avviene in tutti gli altri virus. Stop ad eccessivi allarmismi

Un nuovo ceppo di coronavirus si sta diffondendo in tutto il sud dell’Inghilterra, stimolando maggiori restrizioni nella regione e divieti di volo in Europa e nel mondo . Allora cosa sappiamo della nuova mutazione del virus?

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Durante il fine settimana, il primo ministro britannico Boris Johnson ha affermato che la nuova variante del virus in rapida evoluzione è del 70% più trasmissibile rispetto ai ceppi esistenti e sembra causare un rapido picco di nuove infezioni a Londra e nel sud dell’Inghilterra. Tuttavia, “non ci sono prove che suggeriscano che sia più letale o provochi malattie più gravi” o che i vaccini sarebbero meno efficaci contro di essa”, ha detto. Ma non si tratta certo della prima volta che gli esperti verificano una mutazione del nuovo coronavirus:

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Come ricorda anche l’ospedale “Bambino Gesù” di Roma in un articolo apparso sul proprio sito web, infatti, “fin dai primi mesi della pandemia, gli scienziati hanno osservato la comparsa di mutazioni del virus SARS-CoV-2 prelevato da persone con COVID-19. I virologi hanno notato l’alterazione (o mutazione) di un singolo nucleotide – i nucleotidi sono le “lettere” che compongono l'”alfabeto” dei geni – nell’RNA del virus (che è composto da 29.903 nucleotidi).
I virologi hanno chiamato questa mutazione D614G. All’inizio non era chiaro se la linea virale con la mutazione D614G, chiamata anche “variante D614G”, fosse più trasmissibile o si comportasse in modo insolito, ma l’allarme si diffuse rapidamente nei media”. La Gran Bretagna ha avvertito l’Organizzazione Mondiale della Sanità che il nuovo ceppo – identificato la scorsa settimana – è la probabile causa dell’aumento delle infezioni, rappresentando circa il 60% dei casi di Londra. Poco più di 1.100 casi di COVID-19 con la nuova variante erano stati identificati a partire da domenica, secondo una dichiarazione della Public Health England. Il ceppo è stato rilevato anche in Sud Africa la scorsa settimana. In risposta all’ondata, il premier britannico Boris Johnson ha annunciato un ordine di soggiorno per la capitale e il sud-est dell’Inghilterra almeno fino al 30 dicembre per rallentare la diffusione della malattia. “Lo stiamo imparando man mano che procediamo, ma ne sappiamo già abbastanza, più che sufficiente, per essere sicuri che dobbiamo agire ora”, ha detto Johnson durante una conferenza stampa sabato. “Quando il virus cambia il suo metodo di attacco, dobbiamo cambiare il nostro metodo di difesa”. “Dato quanto più velocemente questa nuova variante si diffonde, sarà molto difficile tenerla sotto controllo fino a quando non avremo lanciato il vaccino”, ha detto domenica a Sky News il ministro della Salute Matt Hancock. Ma ha senso intimorirsi ancor di più di questa “nuova versione” del virus che, in pratica, è quasi certamente a sua volta già soggetta ad ulteriori modifiche? In realtà, dall’inizio della pandemia, medici e ricercatori hanno constatato la presenza di migliaia di varianti nel mondo:

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Dall’inizio della pandemia – si legge sempre sul sito del Bambin Gesù – sono state scoperte migliaia di mutazioni del virus che causa il COVID-19. Le sole mutazioni che coinvolgono la “proteina spike” sono più di 4.000! Tutto ciò avviene poiché il ceppo originale (detto ceppo selvaggio) non sopravvive all’effetto del farmaco, mentre quello resistente sì. Virus mutati erano già stati segnalati tra fine agosto e settembre 2020: un ceppo del SARS-CoV-2 presente nei visoni (Y453F), con quattro mutazioni del gene per la proteina spike, che in Danimarca ha infettato 214 allevatori. La nuova variante desterebbe più preoccupazioni delle altre perché, riferiscono gli esperti:

– sta rapidamente sostituendo gli altri ceppi del virus;
– Le mutazioni interessano parti importanti del virus;
– Alcune di queste mutazioni hanno dimostrato in laboratorio di aumentare la capacità del virus di infettare le cellule per cui il ceppo mutato può diffondersi più facilmente. Però quel che sappiamo è che le persone con COVID-19 causato da questa variante non hanno una malattia più grave né un aumento della mortalità.   In ogni caso, le esperienze con virus simili suggeriscono che i vaccini saranno efficaci, nonostante piccoli cambiamenti genetici.
Ecco perché:

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– La “variante inglese” contiene alcune mutazioni che coinvolgono la “proteina spike”, il bersaglio dei principali vaccini, ma la “proteina spike” è una molecola relativamente “grande”: è composta da quasi 1.200 aminoacidi;
– Il nostro sistema immunitario non produce un unico anticorpo ma decine di anticorpi diretti contro varie parti di questa proteina;
– Se la mutazione dovesse rendere inutile uno di questi anticorpi, ne rimarrebbero decine capaci di riconoscere e di legarsi alla “proteina spike”;
– L’esperienza con i virus dell’influenza e con molti altri virus ci insegna che, per sfuggire alla risposta immunitaria, debbono accumularsi moltissime mutazioni e che, perché questo accada, occorrono anni;
– Probabilmente questo succederà anche con il virus del COVID-19: se così sarà, ci comporteremo come con l’influenza, rivaccinandoci quando sarà necessario “In conclusione, non sembra che siano le variazioni genetiche del virus a determinare la gravità della malattia, ma piuttosto alcune varianti genetiche umane che, ad esempio, renderebbero alcuni pazienti maggiormente suscettibili alle forme iperinfiammatorie correlate al COVID-19, come sembrano dimostrare recentissimi studi” – riferiscono dall’ospedale “Bambino Gesù” di Roma che ha diffuso anche questo video che spiega nei dettagli la composizione del virus:

ATTENZIONE – Se tu o i tuoi conviventi avete sintomi del COVID-19, resta in casa e chiama subito il tuo pediatra di libera scelta o il tuo medico di medicina generale. Altrimenti, chiama uno dei numeri di emergenza regionali indicati sul sito del Ministero della Salute.

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Fonte news:

http://www.ospedalebambinogesu.it/nuovo-coronavirus-le-mutazioni-e-la-variante-inglese-#.X-MCZ-B7mRs

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