Creata rivoluzionaria retina che fa recuperare la vista, scoperta di un team italiano.

E’ un’invenzione tutta Italiana, l’IIT di Milano, coordinato da Guglielmo Lanzani, con la Clinica Oculistica dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, diretta dalla dottoressa Grazia Pertile, ha dato vita ad una protesi artificiale liquida di retina, questo per contrastare gli effetti di malattie come la Retinite pigmentosa e la degenerazione maculare legata all’età che a lungo andare può provocare cecità. Sono stati coinvolti anche partner scientifici come l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova e il CNR di Bologna e il supporto della Fondazione 13 Marzo, Fondazione Ra.Mo., Rare Partners srl e Fondazione Cariplo, e dei progetti europei ENTRAIN VISION ed EuroNanoMed.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale Nature Nanotechnology, è un’evoluzione del modello di retina artificiale planare sviluppato dallo stesso team nel 2017. Il nuovo modello di retina è biocompatibile, è ad alta risoluzione ed è costituita da una componente acquosa in cui sono sospese nanoparticelle polimeriche fotoattive realizzate ad hoc nei laboratori IIT, delle dimensioni di circa 1/100 del diametro di un capello, che prendono il posto dei fotorecettori danneggiati.

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La naturale stimolazione luminosa delle nanoparticelle provoca l’attivazione dei neuroni retinici risparmiati dalla degenerazione, mimando così il processo cui sono deputati i fotorecettori della retina nei soggetti sani. La nuova retina rende gli interventi più brevi e anche meno traumatici, che consistono in microiniezioni delle nanoparticelle direttamente sotto la retina, occupando il posto dei fotorecettori danneggiati. La tecnica utilizzata è una valida alternativa di metodi utilizzati fino ad oggi, inoltre lo sviluppo di materiali fotosensibili apre la strada a nuove applicazioni nel campo delle neuroscienze.

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I nostri risultati sperimentali evidenziano la potenziale rilevanza dei nanomateriali nello sviluppo di protesi retiniche di seconda generazione volte a curare la cecità degenerativa retinica, rappresentando un fondamentale passo avanti. – dice Fabio Benfenati, Direttore del Center for Synaptic Neuroscience and Technology dell’IIT di GenovaLa creazione di una retina artificiale liquida ha grandi potenzialità per assicurare un campo visivo ampio e una visione ad alta risoluzione. Racchiudere i polimeri fotoattivi in piccole particelle di dimensioni inferiori ai fotorecettori, aumenta la superficie attiva di interazione con i neuroni retinici, permette di coprire agevolmente l’intera supeficie della retina e di scalare la fotoattivazione a livello di singolo neurone”.

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Realizzata la prima protesi artificiale liquida di #retina, un modello biocompatibile, ad alta risoluzione e…

Pubblicato da ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA su Martedì 30 giugno 2020

In questo lavoro abbiamo applicato le nanotecnologie alla medicina. – aggiunge Guglielmo Lanzani, Direttore del Center for Nano Science and Technology dell’IIT di Milano – In particolare abbiamo fabbricato in laboratorio nanoparticelle polimeriche simili a gomitoli che si comportano come minuscole celle fotovoltaiche, a base di carbonio e idrogeno, componenti fondamentali della biochimica della vita. Le nanoparticelle formano piccoli aggregati di dimensioni confrontabili a quelle delle cellule e si comportano di fatto come fotorecettori artificiali.”

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La procedura chirurgica per l’iniezione sottoretinica delle nanoparticelle fotoattive è minimamente invasiva e potenzialmente replicabile nel tempo, a differenza delle protesi retiniche planari –. Il tutto mantenendo i vantaggi della protesi polimerica, che è naturalmente sensibile alla luce che entra nell’occhio e non necessita di occhiali, telecamera o sorgenti di energia esterne.

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Per approfondimenti: https://www.nature.com/articles/s41565-020-0696-3

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Fonte: opentalk.iit.it

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