“Morti calano dell’80% con vitamina D” – Università di Padova, Verona e CNR confermano

Team di ricercatori-che vede coinvolte le Università di Parma, di Verona e gli Istituti di Ricerca CNR di Reggio Calabria e Pisa -guidato dal prof. Sandro Giannini dell’Università di Padova ha pubblicato sulla prestigiosa rivista «Nutrients» il primo studio sull’argomento che evidenzia scientificamente l’effettivo ruolo della vitamina D sui malati di Covid-19:

 

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Diversi studi sono stati, ad oggi, condotti a livello internazionale sul ruolo immunomodulatore della vitamina D, che parrebbesvolgere una funzione protettiva verso agenti infettivi. Tuttavia, non vi sono attualmentemolte informazioni sucome la vitamina D possa influire sull’insorgenza ed il decorso della malattia nota come Covid-19. Molti lavori scientifici hanno associato l’ipovitaminosi Da una maggiore esposizione alla malattia ed alle sue manifestazioni cliniche più aggressive. Poco era, invece, noto sugli effetti dell’assunzionedi colecalciferolo (vitamina D nativa) in pazienti già affetti da Covid-19. Una recente ricerca francese aveva suggerito che la terapia con colecalciferolo, assunta nei mesi precedenti ilcontagio, potesse favorire un decorso meno critico in pazienti anziani fragili affetti da Covid-19. Lo studio Effectiveness of In-Hospital Cholecalciferol Use on Clinical Outcomes in Comorbid COVID-19 Patients: A Hypothesis-Generating Studyè stato pubblicato in questi giorni nella prestigiosa rivista «Nutrients» e mostra come la somministrazione di vitamina D in soggetti affetti da Covid-19 con comorbidità abbia potenziali effetti positivi sul decorso della malattia.

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“La nostra è stata una ricerca retrospettiva condotta su 91 pazienti affetti da Covid-19, ospedalizzati durante la prima ondata pandemica nella area Area Covid-19 della Clinica Medica 3 dell’Azienda Ospedale-Università di Padova –spiega il prof. Sandro Giannini, del Dipartimentodi Medicinadell’Università di Padova e primo firmatario dello studio-. I pazienti inclusi nella nostra indagine, di età media 74 anni, erano stati trattati con le associazioni terapeutiche allora adoperate in questo contesto e, in 36 soggetti su 91 (39.6%), con unadose elevata di vitamina D per 2 giorni consecutivi. I rimanenti 55 soggetti (60.4%) non erano stati trattati con vitamina D. La scelta del medico di trattare i pazienti era stata essenzialmente basata su alcune caratteristiche cliniche e di laboratorio:averebassi livelli nel sangue di vitamina Dal momento del ricovero; essere fumatori attivi; dimostrare elevati livelli di D-Dimero ematico (indicatore di maggiore aggressività della malattia); presentare un grado rilevante di comorbidità.Lo studio aveval’obiettivo di valutare se la proporzione di pazienti che andavano incontro al trasferimento in Unità di Terapia Intensivae/o al decessopotesse essere condizionata dall’assunzione di vitamina D”.

Durante un periodo di follow-up di 14 giornicirca, 27 (29.7%) pazienti venivano trasferiti in Terapia Intensivae 22 (24.2%) andavano incontro al decesso.Nel complesso, 43 pazienti (47.3%) andavano incontro a “DecessooTrasferimento in ICU”.L’analisi statistica rivelava che il “peso” delle comorbidità (rappresentate dalla storia di malattie cardiovascolari, broncopneumopatia cronica ostruttiva, insufficienza renale cronica, malattia neoplastica non in remissione, diabete mellito, malattie ematologiche e malattie endocrine) modificava in modo ampiamente significativol’effetto protettivo della vitamina D sull’obiettivo dello studio,in modo tale che maggiore era il numero delle comorbidità presenti, più evidente era il beneficio indotto dalla vitamina D.«In particolare –prosegue il prof. Giannini -,nei soggetti che avevano assunto il colecalciferolo, il rischio di andare incontro a “Decesso/Trasferimento in ICU” era ridotto di circa l’80% rispetto ai soggetti che non l’avevano assunto.Il nostro lavoro dimostra, quindi, il potenziale effetto benefico della somministrazione della vitamina D in quei pazienti affetti da Covid-19 che, come molto spesso accade, presentano rilevanticomorbidità ed indica l’opportunità di condurre studi appropriati a conferma di questa ipotesi.

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“Sono disponibili poche informazioni sugli effetti benefici del trattamento con colecalciferolo in pazienti in comorbidità ospedalizzati per COVID-19. Lo scopo di questo studio era di esaminare retrospettivamente il risultato clinico dei pazienti che ricevevano in ospedale il colecalciferolo in bolo ad alte dosi. Sono stati presi in considerazione pazienti con diagnosi positiva di SARS-CoV-2 e COVID-19 palese, ricoverati in ospedale dal 15 marzo al 20 aprile 2020. In base alle caratteristiche cliniche, sono stati integrati (o meno) con 400.000 UI di colecalciferolo orale in bolo (200.000 UI somministrati in due giorni consecutivi) ed è stato registrato l’esito composito (trasferimento all’unità di terapia intensiva; ICU e / o morte). Novantuno pazienti (di età compresa tra 74 ± 13 anni) con COVID-19 sono stati inclusi in questo studio retrospettivo” – si legge nel testo dello studio, che ha poi aggiunto:

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“Cinquanta (54,9%) pazienti presentavano due o più malattie concomitanti.p <0.0001). Durante il periodo di follow-up (14 ± 10 giorni), 27 (29,7%) pazienti sono stati trasferiti in terapia intensiva e 22 (24,2%) sono deceduti (16 prima della terapia intensiva e sei in terapia intensiva). Complessivamente, 43 pazienti (47,3%) hanno manifestato l’endpoint combinato di trasferimento in terapia intensiva e / o morte. Le analisi di regressione logistica hanno rivelato che il carico di comorbilità ha modificato in modo significativo l’effetto del trattamento con vitamina D sui risultati dello studio, sia nelle analisi crude ( p = 0,033) che in quelle aggiustate per il punteggio di propensione ( p= 0,039), quindi l’effetto positivo del colecalciferolo ad alte dosi sull’endpoint combinato è stato significativamente amplificato con l’aumento del carico di comorbidità. Questo studio che genera ipotesi garantisce la valutazione formale (cioè, sperimentazione clinica) del potenziale beneficio che il colecalciferolo può offrire in questi pazienti in comorbidità con COVID-19”. Link allo studio: https://www.mdpi.com/2072-6643/13/1/219. La ricerca scientifica è stata anche oggetto di un servizio televisivo trasmesso dal noto programma Le Iene. Link video:

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https://www.iene.mediaset.it/2021/news/coronavirus-vitamina-d-meno-morti_976563.shtml

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