La balenottera morta a Sorrento è la più grande del Mediterraneo. Lo scheletro sarà posto in un museo. Le cause del decesso ancora un mistero

La balenottera deceduta – foto credits: Guardia Costiera

Si è conclusa la necroscopia della balenottera comune ritrovata morta a Sorrento una settimana fa, effettuata dagli esperti del #CERT (Cetacean strandings Emergency Response Team), la squadra di medici veterinari guidati da un professore esperto dell’Università di Padova ha impiegato oltre 10 ore per intraprendere un percorso comune con gli enti preposti. Ecco cosa hanno constatato dopo l’analisi sul corpo del povero animale deceduto per cause non ancora chiarite:

La balenottera deceduta – foto embed: Facebook – CERT – Cetacean strandings Emergency Response Team

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Con una lunghezza di 19,77 metri, si conferma che si tratta della balenottera comune (Balenoptera physalus) più grande che sia mai stata misurata nel Mediterraneo, una specie che può sfiorare il secolo di vita. Non è ancora chiaro se l’animale recuperato sia lo stesso che era stato filmato mentre sbatteva con il rostro contro la banchina di cemento del porto di Marina Piccola di Sorrento, e che, almeno apparentemente, appariva molto più piccolo. Si era pensato che si potesse trattare del cucciolo, in difficoltà e disorientato, della grossa femmina ritrovata morta la mattina seguente dal nucleo sommozzatori della Guardia Costiera, sul fondale del porto. Ma l’esame necroscopico di ieri, predisposto presso il cantiere navale di Napoli dopo che il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera
– Direzione Marittima di Napoli era riuscito nell’impresa titanica di trainare fino a lì il cetaceo da Sorrento, ha smentito questa possibilità:  la balenottera non aveva allattato recentemente e non è quindi la madre del piccolo. Quanto alle cause della morte, gli esperti del CERT hanno sottolineato che non sono state rinvenute lesioni macroscopiche che possano far pensare ad un particolare quadro patologico, a una collisione con un’imbarcazione, a una cattura accidentale in un attrezzo da pesca o all’ingestione di plastica, tra le cause più frequenti di mortalità dei grandi cetacei nei nostri mari. Segnalano solo una grave scoliosi con spondilartrosi e una fusione delle vertebre lombari, che può essere legata a un naturale processo degenerativo cronico legato all’età oppure a qualche fattore infettivo. Non è ancora certo se e come questo reperto possa essere legato al decesso dell’animale ma molto probabilmente ha creato dolore e problemi nel nuoto:

Credits foto embed: Rai News

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Nei prossimi giorni, verranno efettuate diverse analisi di laboratorio che consentiranno di ottenere ulteriori informazioni sul grande esemplare di balenottera. Tra le varie ipotesi si vaglierà anche la presenza del morbillivirus, che è spesso causa di morte nei cetacei, ed ha provocato, a periodi, vere e proprie epizoozie (epidemie) anche tra i delfini. È stato già riscontrato in altre 5 balenottere tra il 2011 e il 2013, e nella moria di capodogli nel 2019. “La morte di due femmine più, forse, un piccolo, è una grave perdita del ‘cuore attivo’ della popolazione che si riproduce” concordano sia gli esperti del CERT che quelli del Tethys Research Institute, che si occupa di ricerca sui cetacei del Mediterraneo da oltre 30 anni.  Della gigantesca balenottera, ora in custodia al comune di Sorrento, verrà recuperato lo scheletro a fini museali ed educativi. È l’obiettivo dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella che, insieme al Comune di Sorrento e a Marevivo, proprio in queste ore sta cercando la soluzione migliore.  La balenottera di Sorrento entra in ogni caso a pieno titolo come record nel database ufficiale degli spiaggiamenti nei mari italiani (che fa capo a Museo di Storia Naturale di Milano, Centro interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali dell’Università di Pavia, e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare). Varrà la misura “standardizzata”, sempre leggermente inferiore alle prime stime in quanto non considera l’ultimo pezzo di coda.
Rimane il mistero del destino della balenottera più piccola, qualora l’esemplare non fosse lo stesso, dato che non è stata rinvenuta sul fondale o nelle aree limitrofe nonostante gli sforzi di ricerca della Guardia Costiera. “I cetacei sono mammiferi e se si trattasse di un piccolo sotto i sei mesi che veniva ancora allattato, dicono i ricercatori dell’Istituto Tethys, purtroppo non può sopravvivere da solo. La speranza è che fosse già svezzato e sia riuscito ad allontanarsi, oppure abbia ritrovato la madre. I nostri mari ospitano una piccola popolazione mediterranea, geneticamente diversa dalle balenottere che provengono dell’Atlantico; con i tempi di riproduzione molto lenti dei cetacei, ogni individuo è prezioso”-  sottolineano ancora i ricercatori dell’Istituto Tethys. (Fonte). Link video (Ruptly):

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