La crisi della biodiversità riorganizza le specie su larga scala

Dopo un’analisi scientifica su circa duecento indagini le conclusioni si soffermano sul fatto che la crisi della biodiversità non è solo un declino, ma una riorganizzazione su larga scala. Da quello che ne è emerso gli oceani dei tropici sono i più colpiti dalla perdita di specie. Sicuramente l’uomo e le sue attività hanno avuto un impatto molto importante sulla biodiversità, soprattutto se teniamo in considerazione gli allevamenti intensivi. I tassi di estinzione sono alti e variano comunque da zona a zona, ma la perdita è davvero alta ovunque.

Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Science sottolinea alcuni dai importanti sulla biodiversità globale e dice che non sempre corrispondono a tendenze altamente variabili osservate a livello locale. Il team di scienziati che ha effettuato la ricerca e guidato dal Centro tedesco per la ricerca sulla biodiversità integrativa (iDiv) in Germania e dal Centro per la diversità biologica dell’Università di St. Andrews (Regno Unito), ha tenuto sotto controllo una variazione spaziale e geografica tra le specie e un’alterazione nella composizione della biodiversità soffermandosi su ciò che sta accadendo in mare, terra e acqua dolce in tutto il mondo.

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Quest’analisi è stata effettuata grazie ad una raccolta di dati che sono pervenuti da 239 studi scientifici con almeno 50.000 serie temporali del database BioTIME. Qui vi sono dati relativi alla biodiversità. I risultati hanno riscontrato una chiara variazione geografica nel cambiamento della biodiversità. Gli oceani sono sicuramente quelli più colpiti e la perdita non è omogenea, il grave danno è soprattutto nelle zone marine tropicali, qui ci sono zone di perdita di ricchezza di specie davvero importanti. Questi dati possono aiutare a far capire quali siano le priorità di conservazione.

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Fonte: ecoportal.net

 

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