L’arte è nata prima degli esseri umani? Questo reperto risale a 2,6 milioni di anni fa

A sinistra: una foto della pietra di Makapansgat. A destra: ipotetica ricostruzione di un esemplare di Australopithecus Africanus

Esistono forme d’arte antica all’infuori di quella realizzata dagli esseri umani? Ufficialmente, no: a parte i casi di animali moderni addestrati per dipingere o ai robot programmati con l’intelligenza artificiale, l’arte, così come la intendiamo, è esclusivamente di origine artificiale. Eppure, un reperto scoperto nel continente africano potrebbe cambiare il concetto di “arte” così come lo abbiamo inteso sino ad oggi (anche se il condizionale è d’obbligo). Ci riferiamo, nello specifico, a quanto scoperto nella valle di Makapansgat – situata in Sudafrica –  uno dei maggiori giacimenti al mondo di resti paleontologici relativi all’evoluzione umana. Questo importante sito di interesse paleontologico contiene depositi calcarei che risalgono a un periodo databile tra i 3,0 ed i 2,6 milioni di anni fa, comprendenti resti di Australopithecus, una specie fondamentale per la comprensione della nostra storia evolutiva. Nel 1925, l’insegnante Wilfred I. Eizman scoprì in una grotta della valle un ciottolo bruno-rossastro di diaspro, conosciuto come la pietra di Makapansgat (o pietra dalle molte facce), pesante circa 260 grammi. La sua posizione, lontana da qualsiasi fonte naturale, e il suo ritrovamento in associazione con resti di Australopithecus africanus, sollevano notevoli interrogativi sulla sua origine e significato culturale. La pietra presenta lineamenti umani rudimentali:

Caratteristiche della pietra e il potenziale significato:

Altre due foto del reperto

Due occhi rotondi, una bocca a fessura e tracce che potrebbero suggerire un copricapo o un taglio di capelli. Queste scalfitture hanno alimentato il dibattito su se si tratti o meno di un artefatto della mano umana. Sebbene difficile da classificare come arte in senso stretto — dato che è stata trovata piuttosto che fabbricata — l’ipotesi che alcuni australopitechi possano averla portata nella grotta, riconoscendo in essa un volto stilizzato, rappresenta un’interessante prospettiva sul pensiero simbolico e il senso estetico dei nostri antenati. L’idea centrale deriva dal fatto che se la pietra raffigura un volto umano, l’ipotesi di rappresentare una figura femminile ha un peso particolare:

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Implicazioni culturali e riflessioni sul ruolo del femminile:

L’idea centrale deriva dal fatto che se la pietra raffigura un volto umano, l’ipotesi di rappresentare una figura femminile ha un peso particolare. Alcuni studiosi suggeriscono che il Makapansgat pebble possa essere un oggetto artistico, non a caso, considerando che le prime sculture del Paleolitico erano spesso dedicate al femminile. Le celebri statuette delle Veneri, caratterizzate da forme esuberanti che esprimono bellezza e fertilità, si inseriscono in questo contesto. Queste prime (presunte) forme d’arte (e di culto) sono fra le più arcaiche conosciute e possono rivelare non solo l’essenza estetica ma anche le prime forme di pensiero religioso e simbolico degli esseri umani. La pietra di Makapansgat offre uno straordinario spunto di riflessione sulle capacità cognitive degli australopitechi. La possibilità che essi potessero percepire e creare simboli è fondamentale per lo sviluppo dell’arte e del linguaggio. Se è vero che questi primati avevano già la capacità di riconoscere volti stilizzati, ciò implica un’evoluzione cognitiva talmente avanzata da farci pensare a come e quando l’estetica e l’espressione culturale abbiano preso piede nella storia dell’umanità. La scoperta del Makapansgat pebble non è solo un reperto paleontologico; è un ponte che ci collega ai nostri lontani antenati, suggerendo che l’arte e il pensiero simbolico sono stati presenti nella vita degli ominidi molto prima di quanto avremmo potuto immaginare. (A cura di Ferrara).

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