In Italia le orme confermano: umani e cani insieme già 14.400 anni fa, nel Paleolitico

In una grotta situata in Liguria, è stata fatta una scoperta straordinaria: impronte umane e canine risalenti a 14.400 anni fa. Questo ritrovamento offre un nuovo capitolo nella storia della coabitazione tra uomini e cani, aprendo la strada a importanti riflessioni sul loro rapporto. Un team di studiosi ha analizzato ben 25 impronte fossili di canide, confrontandole con quelle di cani e lupi moderni. Le analisi hanno rivelato che tutte le impronte appartengono a un singolo esemplare di cane adulto, dal peso di circa 40 chilogrammi e dall’altezza di quasi 70 centimetri al garrese. Questo cane camminava in prossimità di un gruppo di uomini, donne e bambini del Paleolitico:

Impronte di uomini e cani insieme in Liguria, ecco dove sono state scoperte:

Le tracce – individuate all’interno della Grotta della Bàsura – dimostrano chiaramente che uomini e cani esploravano insieme la grotta, con il cane che a volte calpestava le impronte umane e viceversa. Questo scambio evidenzia come l’animale partecipasse attivamente all’esplorazione dell’ambiente circostante. Fino ad oggi, la più antica testimonianza di coesistenza tra uomini e cani era rappresentata dalla sepoltura di Bonn-Oberkassel in Germania, datata a 14.200 anni fa. La scoperta in Liguria segna quindi la prima prova diretta al mondo di co-presenza e movimento condiviso tra uomini e cani, offrendo nuovi spunti per comprendere le interazioni di questi due gruppi nel corso della storia. Questo ritrovamento non solo arricchisce il nostro sapere sulla storia dell’umanità e dell’addomesticamento dei cani, ma invita anche alla riflessione sul legame profondo che esiste tra l’uomo e il suo fedele compagno. Restate aggiornati sulle curiosità e le novità dal mondo degli animali. Come riportato online dal Ministero della Cultura: «Il complesso carsico delle grotte di Toirano, formato da quattro differenti cavità, di cui due attrezzate per il pubblico, costituisce uno dei più importanti siti turistici della Liguria di Ponente con la presenza di alcune decine di migliaia di turisti ogni anno. La prima delle due grotte visitabili, detta della Bàsura (strega, in dialetto ligure), è nota fin dal 1950, anno della sua scoperta, per le notevoli evidenze riferibili a Homo sapiens conservate al suo interno: centinaia di orme di piedi, mani e ginocchia, tracciati digitali e carboniosi databili all’Epigravettiano finale, circa 14400 anni fa. Nella sala più profonda della caverna si conserva inoltre uno spettacolare ammasso di ossa di Ursus spelaeus, databili tra i 50000 e i 28000 anni fa, derivate dall’accumulo di carcasse di animali morti durante il letargo invernale» – si legge nella nota del MiC che conclude:

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«La Bàsura è collegata alla seconda grotta turistica, detta di Santa Lucia Inferiore, tramite un tunnel artificiale che consente ai visitatori un percorso a senso unico di circa 1 km; la seconda grotta presenta un elevato pregio naturalistico per le magnifiche concrezioni che adornano le sale, ma non conserva evidenze preistoriche. Le altre due cavità che completano il complesso di Toirano sono la grotta di Santa Lucia Superiore e la Grotta del Colombo. La Grotta di Santa Lucia Superiore, aperta al pubblico solo in occasioni particolari, ospita nella parte dell’atrio un Santuario rupestre eretto tra il XV e il XVI secolo, meta di pellegrinaggio per secoli; nella parte retrostante l’altare è visibile uno scavo archeologico che ha restituito testimonianze della frequentazione preistorica della grotta, dall’uomo di Neanderthal fino al Neolitico. L’eccezionalità della grotta consiste nelle migliaia di firme che ricoprono le pareti, databili dal 1500 a oggi; sono le firme di personaggi importanti (vescovi, militari, nobili) e di persone comuni, che nel tempo hanno visitato il sito, ma anche delle famiglie di Toirano che durante il tragico bombardamento che distrusse il borgo il 12 agosto 1944, trovarono rifugio in questa e nelle altre cavità della zona. Infine, la grotta del Colombo conserva importantissime testimonianza preistoriche probabilmente riferibili al Paleolitico superiore ed è aperta solo su richiesta per ricercatori e studiosi.» La scoperta delle impronte è stata pubblicata sulla rivista Quaternary Science Reviews dal gruppo di ricerca della Sapienza Università di Roma coordinato da Marco Romano.

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Fonti:

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