Cancro al colon, un anticorpo monoclonale lo elimina in oltre dieci giovani pazienti trattati senza immunoterapia ablativa

Nel 2022, un gruppo di 12 giovani pazienti con tumore del colon retto localmente avanzato ha dimostrato che è possibile guarire completamente senza ricorrere a chirurgia, radioterapia o chemioterapia. Questo è stato riportato al Congresso mondiale di oncologia e pubblicato sul New England Journal of Medicine dai ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center. Questi pazienti presentavano un deficit di funzionalità del sistema di riparazione del DNA (MMR), una condizione legata a una diminuzione della sopravvivenza e a scarso responso alla chemioterapia tradizionale.

Risultati straordinari con un farmaco specifico:

La chiave di questo successo si trova nel trattamento con l’immunoterapico dostarlimab, che ha mostrato una risposta del 100% nei pazienti con deficit di riparazione del DNA. Durante lo studio, questi pazienti hanno ricevuto il trattamento per sei mesi, con follow-up che ha mostrato l’assenza di tumore tramite risonanza magnetica, PET, endoscopia e biopsia. Nessun paziente ha mostrato segni di progressione o recidiva della malattia fino a 25 mesi dopo. L’instabilità dei microsatelliti (MSI) è una caratteristica genetica presente nel 10-15% dei tumori del colon e dello stomaco. Questa condizione è un indicatore di un mal funzionamento del sistema di riparazione del DNA. Studi recenti hanno dimostrato che i pazienti con questo difetto mostrano una risposta significativamente migliore alle terapie immunologiche, in particolare a quelle dirette contro il PD-1, come il dostarlimab. La corte di studio comprendeva pazienti di età media di 54 anni, con un 62% di donne, tutte con adenocarcinoma rettale in stadio 2 o 3. I ricercatori avevano previsto di seguire un protocollo standard di chemioradioterapia o intervento chirurgico post-trattamento; tuttavia, la risposta clinica completa ha permesso di evitare questi approcci invasivi.

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Implicazioni cliniche e futuro dell’oncologia:

Questi risultati incoraggianti rappresentano una vera e propria svolta nel trattamento del tumore del colon retto. La possibilità di evitare le pesanti conseguenze della chirurgia e della chemioterapia apre a nuove strategie terapeutiche, offrendo alle giovani generazioni speranza e opportunità. È importante ricordare che il tumore del colon retto è il secondo più frequente in Italia, con quasi 44.000 nuovi casi all’anno. La consapevolezza sui fattori di rischio, come una dieta inadeguata e uno stile di vita sedentario, rimane cruciale, poiché il 20% dei casi viene diagnosticato in fase metastatica. Questa nuova modalità di trattamento potrebbe rivalutare il modo in cui consideriamo l’approccio oncologico, soprattutto per i pazienti con instabilità dei microsatelliti, che storicamente presentano una prognosi sfavorevole. La lotta contro il cancro sta affrontando un’era di cambiamenti radicali, dove l’immunoterapia può offrire speranza e nuove opportunità di vita, trasformando il modo in cui affrontiamo le neoplasie maligne. Nel 2025, un nuovo studio sembra aver confermato le potenzialità del trattamento sperimentale:

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Cosa riporta lo studio del 2025:

«Nel contesto di seconda linea per la CE dMMR/MSI-H in stadio avanzato o metastatico, dostarlimab o pembrolizumab dovrebbero essere utilizzati in monoterapia. Un vantaggio del pembrolizumab in monoterapia nel contesto di seconda linea è la sua ulteriore approvazione per i tumori TMB-H. Nel contesto di seconda linea per la CE pMMR/MSS in stadio avanzato o metastatico, pembrolizumab più lenvatinib è il regime preferenziale. Vi è un interesse costante nello studio di un’opzione non chemioterapica (ad esempio, dostarlimab in monoterapia o in combinazione con un nuovo agente) come terapia primaria per la malattia CE dMMR/MSI-H avanzata e/o ricorrente di nuova diagnosi. L’esplorazione continua di fattori predittivi dell’efficacia dell’immunoterapia nella CE oltre al MMR e allo stato dei microsatelliti rimarrà importante»si legge nel testo di uno studio scientifico pubblicato nel 2025 sulla National Library of Medicine.

Fonti:

 

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