Nel panorama delle feste italiane, la Befana occupa un posto speciale, rappresentando una figura complessa e ricca di significato. Questa vecchia strega, simbolo di generosità e punizione, regala doni ai bambini la notte del 6 gennaio, in occasione dell’Epifania. Ma chi è davvero la Befana e quali sono le sue origini?
Origini e significato della Befana:
La Befana è una figura avvolta nel mistero, con origini che affondano le radici in tradizioni precristiane e cristiane. Molti studiosi hanno proposto varie spiegazioni, ipotizzando collegamenti con divinità pagane, ola personificazione di festeggiamenti cristiani. Il termine greco ἐπιφάνεια era già utilizzato nell’antichità per indicare la manifestazione di una divinità attraverso segni o apparizioni; in ambito cristiano assunse il significato di manifestazione della divinità di Cristo. Nei primi secoli cristiani, la nascita di Gesù, il battesimo e l’annuncio agli angeli erano talvolta commemorati insieme come manifestazioni della divinità di Cristo. A partire dal III secolo, molte comunità cristiane del Vicino Oriente distinsero tre eventi principali associati all’Epifania: l’adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù nel fiume Giordano e il primo miracolo a Cana. Nelle comunità di Gerusalemme, il Natale non veniva inizialmente celebrato il 25 dicembre: secondo il pellegrinaggio di Egeria, la festa della manifestazione del Signore si teneva il 6 gennaio, seguita da otto giorni di celebrazioni liturgiche. La separazione della celebrazione del Natale e del battesimo facilitò l’organizzazione dei pellegrinaggi sia a Betlemme che al Giordano. Alla fine del II secolo, il teologo Tito Flavio Clemente d’Alessandria documenta che alcune comunità cristiane di Alessandria d’Egitto, in particolare quelle influenzate dallo gnosticismo basilidiano, celebravano il battesimo di Gesù e la manifestazione del Signore al mondo nel mese di Tobi del calendario alessandrino, data corrispondente al 6 gennaio del calendario moderno. Nel 386 Giovanni Crisostomo, in contrasto alle ricorrenze giudaiche, sostenne fermamente la celebrazione del Natale al 25 dicembre. Pertanto, sia le comunità cristiane di Antiochia, quindi della Tracia e dell’Anatolia, si adeguarono a tale data. La convinzione, forse forzata, dello stesso Crisostomo fu quella che, a sua interpretazione arbitraria dei Vangeli, il Battista fu concepito in settembre, pertanto Gesù, di sei mesi più giovane, fu concepito a marzo, e quindi nacque in dicembre. Tuttavia, alcuni storici come Erbes, darebbero le date liturgiche separate del Natale e dell’Epifania già come tacitamente pre-accordate già durante il Concilio di Nicea del 325. Certo è che, sia Giovanni Crisostomo, sia un altro famoso Padre della Chiesa, Girolamo[6], sostennero che, se il Signore si manifestò in Gesù bambino a Betlemme, Egli si rese veramente pubblico trent’anni dopo, nel Gesù adulto del Giordano. Pertanto, già sul finire del IV secolo, adorazione dei Magi e Battesimo di Gesù divennero due ricorrenze separate.
Miti e Leggende legate alla Befana:
L’origine è connessa a un insieme di riti propiziatori pagani, risalenti al X–VI secolo a.C., in merito ai cicli stagionali legati all’agricoltura, ovvero relativi al raccolto dell’anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo, diffuso nell’intera Italia, attraverso una commistione di antichi culti europei, come quello celtico, legati all’inverno boreale. Gli antichi Romani ereditarono tali riti, associandoli quindi al calendario romano, e celebrando, appunto, l’interregno temporale tra la fine dell’anno solare, fondamentalmente il solstizio invernale e la ricorrenza del Sol Invictus. La dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura. I Romani credevano che in queste dodici notti (il cui numero avrebbe rappresentato sia i dodici mesi dell’innovativo calendario romano nel suo passaggio da prettamente lunare a lunisolare, ma probabilmente associati anche ad altri numeri e simboli mitologici[7]) delle figure femminili volassero sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti[8], da cui il mito della figura “volante”. Secondo alcuni, tale figura femminile fu dapprima identificata in Diana, la dea lunare non solo legata alla cacciagione, ma anche alla vegetazione, mentre secondo altri fu associata a una divinità minore chiamata Sàtia (dea della sazietà), oppure Abùndia (dea dell’abbondanza).
Un’altra ipotesi collegherebbe la Befana con un’antica festa romana, che si svolgeva sempre in inverno, in onore di Giano e Strenia (da cui deriva anche il termine “strenna”) e durante la quale ci si scambiavano regali. Secondo interpretazioni largamente accettate in centro e nord Europa si richiamerebbe alla figura germanica di Perchta figura femminile diffusa in tutta Europa con nomi vagamente simili: Bertha in Gran Bretagna, Berchta in Austria, Svizzera, Francia e Nord Italia; Holda o “Frau Holle” in Germania, Frigg in Scandinavia. Si tratta sempre di una personificazione al femminile dell’inverno, e spesso viene rappresentata come una vecchia gobba con naso adunco, capelli bianchi spettinati e piedi abnormi, vestita di stracci e scarpe rotte. Già a partire dal IV secolo d.C. la Chiesa di Roma cominciò a ripudiare e in taluni casi a condannare esplicitamente tutti i riti e le credenze pagane, definendoli un frutto di influenze sataniche. Queste sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni, che sfociarono, a partire dal Basso Medioevo. La scopa si pensa che sia una rappresentazione dei roghi in cui il manico rappresentava il palo in cui la condannata veniva legata e la saggina rappresentava la catasta di legna da ardere, ma la scopa volante, era anche antico simbolo da rappresentazione della purificazione delle case (e delle anime), in previsione della rinascita della stagione. Condannata quindi dalla Chiesa, l’antica figura pagana femminile fu accettata gradualmente nel Cattolicesimo, come una sorta di dualismo tra il bene e il male. Già nel periodo del teologo Epifanio di Salamina, la stessa ricorrenza dell’Epifania fu proposta alla data della dodicesima notte dopo il Natale, assorbendo così l’antica simbologia numerica pagana. La leggenda più famosa narra che la Befana fu avvicinata dai Magi, che chiesero indicazioni per trovare il bambino Gesù. Dopo aver inizialmente rifiutato di unirsi a loro, decise di cercarli, ma non li trovò mai. Oggi, la Befana continua a cercare il Bambino Gesù, distribuendo regali ai bambini buoni e carbone a quelli meno meritevoli.
Rappresentazione iconografica della Befana:
Nel 1928, il regime fascista introdusse la festività della Befana fascista, dove venivano distribuiti regali ai bambini delle classi meno abbienti. Dopo la caduta di Mussolini, la Befana fascista continuò a essere celebrata nella sola Repubblica Sociale Italiana. Nel periodo più recente, innumerevoli e largamente diffuse sono le rappresentazioni italiane della Befana e le feste a lei dedicate; spesso si tratta di un figurante che si cala dal campanile della piazza di un paese, oppure di vecchiettine travestite per distribuire regali ai bambini. La tradizione la vuole “vecchia” ad indicare il finire di un ciclo: con il solstizio d’inverno si passa infatti dal vecchio al nuovo, dal freddo e dalle notti interminabili all’allungarsi del periodo di luce; inoltre, a livello di calendario legale, con la fine dell’anno si entra nel nuovo anno gregoriano; anche a livello liturgico si conclude il Tempo Liturgico forte, natalizio, e comincia quello Ordinario (seppur breve perché interrotto dai periodi di Settuagesima/Quaresima). Proprio per questo il giorno dell’Epifania, quando si festeggia anche la Befana, viene recitato “Epifania, tutte le feste porta via”. Tradizionalmente, la Befana viene rappresentata come una vecchia strega con occhi di brace e denti affilati, vestita in stracci e con un sacco di doni. Ridefinita come una figura a metà strada tra bene e male, è sia amata che temuta dai bambini.
| Aspetto | Descrizione |
|---|---|
| Aspetto Fisico | Vecchia con occhi di brace, denti affilati, viso fuligginoso. |
| Abbigliamento | Indossa stracci e porta una scopa e un sacco di doni. |
| Comportamento | Spazza il pavimento, simboleggiando la pulizia e il rinnovamento. |
Tradizioni regionali della Befana:
In diverse parti d’Italia, la Befana viene celebrata con rituali e usanze particolari. Nelle regioni centrali, le famiglie costruiscono bambole della Befana e le bruciano durante i festeggiamenti. Inoltre, si accendono falò e si preparano dolci tipici per accogliere la sua visita.
Simbolismo del carbone:
Il carbone, spesso associato ai bambini cattivi, ha un significato doppio. In alcune tradizioni, un bastone in calza viene usato al posto del carbone, rappresentando una punizione più leggera.
La befana nel cuore degli Italiani:
La Befana non è solo una tradizione festiva, ma una figura che rappresenta valori universali come la generosità, il perdono e la cura. Gli italiani, da generazioni, hanno celebrato questo personaggio con una combinazione di reverenza e umorismo. La Befana è intrisa di contraddizioni: è nonna e strega, amorevole e severa, e il suo culto continua a vivere nel cuore delle famiglie italiane. In conclusione, la Befana è una delle manifestazioni culturali più affascinanti d’Italia, un simbolo di come le tradizioni possano unire le persone, raccontando storie di passate credenze e di un’imperdibile magia, che continua a sedurre adulti e bambini.
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