Ciclone in Sardegna, riemersi dalla spiaggia resti archeologici dell’epoca fenicia

Nel mese di gennaio del 2026, dopo il transito del ciclone Harry che ha colpito duramente la Sardegna, in particolare l’area di Domus De Maria, sono state fatte importanti scoperte archeologiche. Il maltempo ha portato a mareggiate che hanno rivelato anfore e tombe fenicie, risalenti tra il XII e il IV secolo a.C.. Stando a quanto si apprende, la scoperta archeologica è avvenuta Litorale di Domus De Maria, provincia di Cagliari. Si tratta di due tombe e di diversi vasi ed anfore. L’arrivo dei Carabinieri ha permesso di delimitare l’area, rendendola inaccessibile, mentre il personale della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha effettuato un sopralluogo tecnico per valutare lo stato di conservazione dei reperti. Secondo le valutazioni iniziali, i reperti sembrano appartenere all’epoca fenicia, evidenziando l’importante patrimonio storico della Sardegna. Le scoperte archeologiche in Sardegna non sono rare; nel 2023, ad esempio, ad Arzachena sono stati rinvenuti migliaia di monete in bronzo risalenti al 350 d.C.. L’area resterà chiusa in attesa dell’arrivo di esperti per le operazioni di scavo scientifico e recupero dei reperti. Ciò è fondamentale per garantire una corretta conservazione e studio delle scoperte. Nel frattempo, il maltempo è previsto continuare nella regione, con possibile intensificazione delle piogge e dei temporali.

La storia dell’antica Bithia:

Le rcenti scoperte archeologiche presso Sa Colonia si collocano in un periodo cruciale per la storia di Bithia, antico emporio commerciale situato nella costa meridionale della Sardegna. Queste necropoli, spesso posizionate non lontano dalle abitazioni e lungo le vie d’accesso, offrono uno spaccato della vita commerciale e culturale di un’epoca in cui Bithia era un importante nodo della rete commerciale mediterranea. Fondata tra il IX e l’VIII secolo a.C., Bithia sorse come comunità fenicia in un punto strategico della costa, vicino all’attuale Domus De Maria. La scelta del sito non fu casuale: la presenza di un promontorio facilmente difendibile e la vicinanza a vie di comunicazione verso l’interno favorirono lo sviluppo della città. Inizialmente, Bithia fungeva da emporio commerciale, con legami che si estendevano dal Levante fino alla Sicilia e alla Iberia. Nel VII e VI secolo a.C., il villaggio si stabilizzò, attrezzandosi con aree sacre e necropoli costiere, entrando definitivamente nel raggio d’azione di Cartagine.

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Fino alla conquista romana:

Bithia prosperò tra il V e il III secolo a.C., diventando un importante centro commerciale. La conquista romana della Sardegna nel 238 a.C. non segnò la fine della città, che venne invece riorganizzata e continuò a mantenere funzioni portuali, restando abitata fino alla tarda antichità, tra il IV e V secolo d.C.. Le vestigia di Bithia sono ben documentate. Sulla costa e all’interno del promontorio di Sa Colonia, sono visibili resti di abitazioni, muri in opera irregolare e materiali ceramici risalenti a diverse epoche. Le necropoli, ora in parte sommerse dalla sabbia, forniscono reperti significativi grazie alle mareggiate che continuano a riportare alla luce tombe e altri manufatti.

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Distinzione tra tombe fenicie e tradizioni autoctone:

Dal punto di vista archeologico, una tomba fenicia si distingue chiaramente dalle sepolture autoctone sarde. Mentre le domus de janas, tipiche della cultura nuragica, presentano tombe ipogee scavate nella roccia, le necropoli fenicie sono generalmente fosse semplici destinate a una o poche deposizioni. Le pratiche funerarie fenicie cambiavano nel tempo, passando da cremazioni a inumazioni, sempre accompagnate da corredi funerari. Questa evoluzione permette agli archeologi di datarle con una buona precisione.

L’Eredità dei Fenici: non una Scomparsa, ma una trasformazione:

L’uscita dei Fenici dalla Sardegna non è stata un abbandono violento, ma piuttosto un processo di trasformazione culturale. Le prime comunità fenicie non “se ne andarono”, ma si integrarono con le popolazioni nuragiche, lasciando un’eredità visibile e duratura. A partire dal VI secolo a.C., Bithia e altre comunità costiere entrano nell’orbita di Cartagine, segnando la transizione verso la cultura punica. Riconosciuti come i discendenti delle comunità fenicie, i punici mantennero relazioni stabili con le popolazioni locali, frutto di matrimoni misti, scambi culturali e pratiche religiose condivise. La conquista romana non portò all’estinzione dei punici, che continuano a vivere nelle città costiere, parlando la loro lingua e praticando le loro tradizioni, segno di una straordinaria continuità culturale che si protrae fino all’età imperiale. Le scoperte archeologiche a Sa Colonia e l’approfondimento della storia di Bithia offrono spunti affascinanti su come le identità culturali possano trasformarsi e confluire nel corso dei secoli. La Sardegna continua a essere un territorio ricco di storia, con le sue necropoli e le testimonianze di una vita commerciale che attraversa millenni, invit

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