
Le batterie a celle di flusso redox potrebbero rappresentare una delle soluzioni più innovative per affrontare la sfida dello stoccaggio dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. Nel 2026, un gruppo di ricercatori dell’Université de Montréal e della Concordia University hanno spinto ulteriormente in avanti questa tecnologia, sviluppando una molecola organica capace di immagazzinare energia in modo efficiente e sostenibile per lunghi periodi:

La tecnologia delle batterie a flusso:
Le batterie a flusso redox funzionano utilizzando elettroliti liquidi immagazzinati in serbatoi esterni e pompati attraverso una cella elettrochimica. A differenza delle batterie agli ioni di litio, dove gli ioni solidi si spostano tra elettrodi in una struttura compatta, nel sistema a flusso l’energia viene conservata in soluzioni liquide separate. Questa configurazione permette di aumentare la capacità di stoccaggio semplicemente ingrandendo i serbatoi. La membrana centrale impedisce la miscela dei liquidi, consentendo il trasferimento degli elettroni e generando il fenomeno redox, fondamentale per la ricarica e scarica della batteria. Nonostante le potenzialità, le batterie redox hanno incontrato ostacoli significativi nel mercato dello stoccaggio energetico. Costi elevati, bassa densità energetica, e l’immaturità tecnologica rispetto alle batterie agli ioni di litio hanno limitato la loro diffusione. Tuttavia, molti esperti concordano sul fatto che queste batterie potrebbero rivoluzionare lo stoccaggio stagionale di energia, permettendo prossimamente di accumulare l’energia solare ed eolica durante i periodi ottimali e utilizzarla in seguito. Uno studio scientifico pubblicato sul Journal of the American Chemical Society ha riportato i risultati di test effettuati su una batteria a flusso redox basata sulla molecola AzoBiPy. Questa molecola ha mostrato risultati promettenti, con la capacità di mantenere l’energia per circa 70 giorni e una perdita giornaliera di capacità di solo 0,02%. La molecola AzoBiPy, a differenza delle più comuni basate su vanadio, ha un vantaggio sostanziale:
La scoperta del team canadese:
può conservare il doppio dell’energia grazie alla sua capacità di scambiare due elettroni anziché uno. Secondo il ricercatore Lebel, la principale sfida è garantire che le molecole organiche rimangano stabili durante i cicli di carica e scarica prolungati. Durante i test, sono stati registrati 192 cicli completi con una capacità finale superiore al 99%, un risultato che offre ottime speranze per sviluppare nuove classi di composti adatti per lo stoccaggio di energia rinnovabile, anche per applicazioni industriali. Un ulteriore vantaggio delle batterie a celle di flusso redox è la loro base acquosa, che le rende non infiammabili e quindi più sicure per utilizzi su larga scala rispetto alle batterie agli ioni di litio, le quali possono presentare rischi di incendio. La diffusione delle batterie a flusso redox è prevista nel futuro prossimo, con un arco temporale stimato di 10-15 anni per il raggiungimento di una commercializzazione estesa. La speranza è quella di vedere queste nuove tecnologie rivoluzionare il panorama dello stoccaggio energetico, contribuendo in modo significativo alla transizione verso un futuro sostenibile. Di seguito, riportiamo il link diretto alla pubblicazione scientifica di riferimento:
A questo link la pubblicazione scientifica di riferimento: https://pubs.acs.org/doi/10.1021/jacs.5c03524
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