Il più antico progenitore degli esseri umani conviveva con i dinosauri, nuovi resti fossili

Purgatorius, from the Late Paleocene of North America, believed to be the earliest primate. Fossil ankles show that Purgatorius lived in trees. (Source – photo embed: wikipedia.org).

Nuovi fossili di Purgatorius, considerato il più antico parente conosciuto di tutti i primati, inclusi gli esseri umani, sono stati scoperti in una regione più meridionale del Nord America rispetto a qualsiasi altro ritrovamento precedente. Questa scoperta, pubblicata nel Journal of Vertebrate Paleontology, offre ai paleontologi nuove informazioni sull’evoluzione dei primati.

Un antico progenitore dei primati:

Il Purgatorius è il primate arcaico più antico conosciuto, un piccolo mammifero delle dimensioni di un toporagno che è apparso per la prima volta in Nord America subito dopo l’estinzione dei dinosauri, circa 65,9 milioni di anni fa. Fino a questo momento, i fossili di Purgatorius erano stati rinvenuti principalmente nell’attuale Montana e nel Canada sud-occidentale. I gruppi successivi di primati arcaici risalgono a circa due milioni di anni dopo, lasciando un vuoto temporale nella nostra comprensione della loro evoluzione. La nuova scoperta nel bacino di Denver, in Colorado, nell’area di Corral Bluffs, rappresenta il rinvenimento più a sud di fossili di Purgatorius mai registrati. Il dott. Stephen Chester, professore al Brooklyn College e al Graduate Center della City University of New York (CUNY), ha guidato lo studio insieme ai ricercatori del Denver Museum of Nature & Science (DMNS). Secondo Chester, questa scoperta contribuisce a colmare le lacune nella conoscenza della geografia e dell’evoluzione dei nostri antenati primati.

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Metodi di raccolta innovativi:

Purgatorius unio, from the Late Paleocene of North America, believed to be the earliest primate, pencil drawing, digital coloring – source: photo embed – wikipedia.org.

Per l’analisi, il team ha utilizzato una tecnica di lavaggio dello schermo. Gli studenti e i volontari hanno partecipato attivamente nella raccolta dei fossili, portando alla luce una vasta gamma di resti, tra cui pesci, coccodrilli e tartarughe, oltre a piccoli denti di Purgatorius che potrebbero misurare quanto la punta del dito di un neonato. Uno degli aspetti più emozionanti di questi denti, afferma il dott. Jordan Crowell, ricercatore post-dottorato presso il DMNS, è che potrebbero appartenere a una specie precedente di Purgatorius. I fossili mostrano una combinazione unica di caratteristiche rispetto alle specie conosciute, e la ricerca è ancora in corso per determinare se rappresentano una nuova specie.

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Importanza della scoperta:

Questi piccoli denti suggeriscono che l’apparente assenza di parenti primati nelle regioni meridionali del Nord America era almeno in parte dovuta a un errore di campionamento. Per quasi 150 anni, i paleontologi hanno per lo più trovato fossili grandissimi, difficili da non notare, utilizzando metodi di raccolta superficiale tradizionali. Il dott. Tyler Lyson, coautore dello studio, sottolinea l’importanza della collaborazione a lungo termine con la città di Colorado Springs, che ha permesso l’accesso al terreno dove sono stati trovati i fossili. Con l’assistenza di volontari, il team sta creando set di dati che forniscono informazioni su come la vita, inclusi i nostri primi antenati primati, si sia ripresa dopo eventi di estinzione.

Prospettive future:

Il dott. Chester conclude enfatizzando che i fossili di piccole dimensioni possono facilmente passare inosservati e che con una ricerca intensificata e l’uso di tecniche come il lavaggio dello schermo, è probabile che si scoprano molti altri esemplari significativi. Il Purgatorius è vissuto tra i 70 e i 60 milioni di anni fa, apparendo probabilmente nel Cretaceo e continuando a vivere soprattutto durante il Paleocene. Riguardo alla sua posizione evolutiva, sebbene la sua classificazione rimanga incerta, è visto come un precursore significativo nella catena evolutiva che ha condotto ai primati moderni e, infine, agli esseri umani. Questa nuova scoperta segna un importante passo avanti nella nostra comprensione della storia evolutiva dei primati e pone le basi per ulteriori studi che potrebbero cambiare radicalmente le nostre attuali conoscenze. Di seguito, riportiamo il link diretto alla pubblicazione scientifica di riferimento:

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