Un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Padova ha messo a punto nuove versioni della psilocina, il principio attivo dei funghi psichedelici, con l’obiettivo di trattare disturbi come depressione e ansia riducendo gli effetti allucinogeni associati alle terapie psichedeliche tradizionali. Negli ultimi anni la psilocibina — precursore della psilocina nel metabolismo — ha suscitato grande interesse per le sue potenzialità in campo neuropsichiatrico, ma le alterazioni percettive che induce ne limitano l’impiego clinico su larga scala. Il team di ricerca, composto da membri del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova e del NeuroArbor Therapeutics, ha progettato derivati della psilocina pensati per un rilascio più lento e controllato nel cervello. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Medicinal Chemistry. I ricercatori hanno sintetizzato cinque nuovi derivati e ne hanno valutato stabilità, assorbimento e attività biologica. Tra questi, il composto identificato come “4e” è emerso come candidato più promettente:
L’esito della ricerca scientifica:
è capace di rilasciare psilocina in modo graduale pur mantenendo una solida attività sui recettori della serotonina. In modelli murini il composto ha attraversato efficacemente la barriera emato‑encefalica, determinando livelli cerebrali di psilocina più bassi ma prolungati rispetto alla psilocibina classica. I test preclinici indicano che le nuove molecole conservano l’azione sui recettori serotoninergici, ma producono effetti psichedelici significativamente ridotti rispetto alla psilocibina tradizionale. Nonostante i risultati incoraggianti, gli autori sottolineano la necessità di studi ulteriori per valutare compiutamente il potenziale terapeutico e la sicurezza nell’uomo. La ricerca, realizzata in collaborazione con NeuroArbor Therapeutics e con il supporto di MGGM Therapeutics, apre però nuove prospettive per terapie psicofarmacologiche che possano offrire benefici clinici della psilocina senza richiedere l’induzione di esperienze psichedeliche acute. In questa direzione si inserisce anche un altro recente studio dell’Università di Padova sulla psilocibina a basse dosi, che ha mostrato benefici metabolici in modelli preclinici senza indurre effetti psichedelici. Di seguito, i link con le fonti di riferimento:
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