San Francesco tentò di salvare gli agnelli dal macello

Diverse cronache medievali e biografie dei primi seguaci di San Francesco d’Assisi rivelano episodi significativi in cui il Santo intervenne per salvare agnelli destinati al macello o alla vendita. Tali gesti non rappresentavano solamente un amore generico per gli animali, ma avevano una profonda simbologia cristologica. Francesco identificava l’agnello con l’immagine di Cristo, noto come “l’Agnello di Dio”, e non poteva tollerare la sofferenza o la morte di queste creature. Le biografie ufficiali di Tommaso da Celano e San Bonaventura da Bagnoregio menzionano almeno due episodi celebri che evidenziano l’impegno di Francesco per la vita degli animali:

I Principali Episodi nelle fonti Francescane:

1. L’incontro con l’uomo che portava due agnelli

Durante il suo cammino nella Marca d’Ancona, Francesco si trovò di fronte a un uomo che trasportava due agnellini destinati al mercato. Colpito dalla scena, il Santo decise di intervenire, offrendo il suo mantello al commerciante in cambio della libertà degli animali. Questo gesto simbolico rappresentò un vero e proprio atto di sacrificio: Francesco rinunciò al suo unico indumento, anche in pieno inverno, per salvare la vita degli agnelli.

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2. L’agnello tra i capretti

Un altro episodio significativo narra di un agnello pascolante tra un gruppo di capre. Notando il suo comportamento mite, Francesco si rivolse ai suoi compagni dicendo: “Vedete quell’agnello che cammina così mite tra i capretti? Così camminava il Signore nostro Gesù Cristo umile e mansueto tra i farisei e i principi dei sacerdoti.” Anche in questa occasione, Francesco non esitò a mettersi in gioco per garantire la protezione dell’animale.

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Il suo amore per la natura e gli animali (come la leggendaria predica agli uccelli in località Piandarca sulla strada che da Cannara si dirige a Bevagna) erano superati solo dall’amore verso gli esseri umani: la pace interiore per Francesco non era una semplice serenità, che implicava capacità di amore e di perdono, ma una naturale gioia di vivere:

«La sua carità si estendeva, con cuore di fratello, non solo agli uomini provati dal bisogno, ma anche agli animali senza favella, ai rettili, agli uccelli, a tutte le creature sensibili e insensibili. Aveva però una tenerezza particolare per gli agnelli, perché nella Scrittura Gesù Cristo è paragonato, spesso e a ragione, per la sua umiltà al mansueto agnello. Per lo stesso motivo, il suo amore e la sua simpatia si volgevano in modo particolare a tutte quelle cose che potevano meglio raffigurare o riflettere l’immagine di Dio»
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La riflessione sulle virtù Francescane:

Questi atti di amore verso gli agnelli rivelano come San Francesco fosse non solo un santo amato per il suo messaggio spirituale, ma anche un precursore di un’etica animalista, che sottolinea l’importanza del rispetto per tutte le creature viventi. Attraverso le sue azioni, ha lasciato un’eredità che invita alla riflessione sulla relazione tra esseri umani e animali, proponendo un modello di compassione e altruismo che continua a ispirare le generazioni future. Gli episodi che vedono San Francesco salvare degli agnelli non sono solo racconti di devozione, ma esempi tangibili di come il rispetto per la vita e la compassione possano assumere forme concrete e significative nella nostra esistenza quotidiana.

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