Storia del pittore che inventò il “ritratto di spalle”

Interno con giovane donna vista di spalle (1904)

Vilhelm Hammershøi (Copenaghen, 15 maggio 1864 – Copenaghen, 13 febbraio 1916) è stato uno dei pittori danesi più singolari e riconoscibili della fine del XIX e degli inizi del XX secolo. Celebre per i suoi ritratti e, soprattutto, per i suoi interni sospesi e sommessi, Hammershøi ha saputo trasformare scene quotidiane in immagini di intensa malinconia e mistero.

Formazione e primi successi:

Nato in una famiglia benestante, figlio del mercante Christian Hammershøi, iniziò a studiare disegno già a otto anni con Niels Christian Kierkegaard e Holger Grønvold, e si dedicò alla pittura con Vilhelm Kyhn. Più tardi frequentò i corsi di Frederik Vermehren presso la Royal Danish Academy of Fine Arts e, tra il 1883 e il 1885, studiò con Peder Severin Krøyer. Debuttò alla Mostra primaverile di Charlottenborg nel 1885 con Ritratto di una giovane ragazza (che ritraeva sua sorella Anna), opera che – secondo racconti d’epoca – suscitò l’ammirazione di Pierre-Auguste Renoir. Nel 1891 sposò Ida Ilsted, figura centrale nella sua produzione artistica.

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Temi e luoghi di lavoro:

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Hammershøi lavorò principalmente a Copenaghen, dipingendo ritratti, esterni architettonici e soprattutto interni — molti dei quali realizzati negli appartamenti di Strandgade 30 (dove visse con Ida dal 1898 al 1909) e Strandgade 25 (dal 1913 al 1916). Pur viaggiando spesso in Europa, trovò in città come Londra ambienti particolarmente adatti al suo stile riservato; dipinse, tra l’altro, due vedute esterne del British Museum (1905–1906). Nei suoi soggiorni italiani eseguì poche opere ispirate al paese: solo la Basilica di Santo Stefano Rotondo a Roma rimane come soggetto esplicitamente italiano, di cui è conservato anche un disegno alla Morgan Library & Museum di New York.

Stile e tavolozza:

La cifra stilistica di Hammershøi è immediatamente riconoscibile: una tavolozza limitata — grigi, gialli desaturati, verdi smorzati e toni scuri — che elimina il vivido cromatismo per privilegiare atmosfere fredde e controllate. I suoi interni spesso mostrano figure di spalle, ritratte in pose statiche e private, creando un senso di distanza e di silenzio. Gli esterni, pur dettagliati, risultano ugualmente desolati e privi di presenza umana, contribuendo a una sensazione di sospensione temporale.

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Rapporti e ricezione critica:

La semplicità apparente e la rappresentazione del quotidiano nei primi lavori gli garantirono l’apprezzamento di critici, artisti e letterati: tra questi Emil Nolde e Rainer Maria Rilke, che ammiravano anche la sua riservatezza personale. Tuttavia, alcune critiche si fecero avanti in seguito a un viaggio a Parigi: per il critico Souren Melikian, dopo quell’esperienza la pittura di Hammershøi avrebbe guadagnato in tecnica ma perso parte della sua “magia” originaria.

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Riscoperta e mercato:

Nel corso del XX e XXI secolo la visione malinconica di Hammershøi è stata rivalutata, e il suo posto nella coscienza pubblica è cresciuto: retrospettive nei principali musei internazionali — dal Musée d’Orsay al Guggenheim di New York — ne hanno ampliato la popolarità. Nel 2008 la Royal Academy di Londra ha organizzato la grande mostra Vilhelm Hammershøi: The Poetry of Silence. In Gran Bretagna un suo Interior è esposto in modo permanente alla National Gallery. Nel 1997 la Danimarca gli ha dedicato un francobollo. Il mercato dell’arte ha rispecchiato questo rinnovato interesse: nel giugno 2012, Ida læser et brev (Ida Reading a Letter) è stata venduta da Sotheby’s a Londra per £1.721.250, record per un’opera d’arte danese; altri suoi dipinti hanno raggiunto cifre elevate nelle stesse aste. Nel dicembre 2018 il Getty Museum ha acquisito Interior with an Easel, Bredgade 25 (1912) per 5.037.500 $.

Eredità:

L’opera di Hammershøi rimane un modello di come la rappresentazione del quotidiano, privata di colore e di affetti ostentati, possa aprire spazi di intensa riflessione estetica ed emotiva. I suoi interni muti, le figure rivolte di spalle e la tavolozza attenuata continuano a influenzare la sensibilità visiva contemporanea, confermando la duratura capacità dell’artista di trasformare il silenzio in poesia.

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