Negli uffici open space l’aria può risultare sorprendentemente contaminata: la formaldeide si libera dai pannelli del pavimento, il biossido di azoto penetra dall’esterno attraverso i vetri e l’acetone proviene dai detergenti. Mettere qualche pianta qua e là spesso non basta. Uno studio dell’Università di Siviglia propone invece una soluzione più efficace: pannelli verticali vegetali con ventilazione integrata che costringono l’aria a fluire attraverso la parete verde. I ricercatori hanno installato cinque specie diffuse — giglio della pace, tradescantia, filodendro, fico rampicante e falangio — in una struttura a griglia composta da 49 tasche e le hanno testate in una camera sigillata. Per riprodurre l’inquinamento indoor hanno riscaldato solventi per generare formaldeide, acetone e altri composti organici volatili e hanno provocato reazioni chimiche per ottenere biossido di zolfo e di azoto. Un ventilatore all’interno del pannello ha forzato il passaggio dell’aria attraverso il substrato e la rizosfera, aumentando notevolmente il contatto tra gli inquinanti e la biomassa vegetale. A distanza di 24 ore dall’immissione dei contaminanti, tutte le specie avevano abbattuto tra il 96% e il 98% dei COV totali. La formaldeide — presente in mobili, laminati e materiali edili — è stata neutralizzata molto più rapidamente in presenza delle piante:
L’esito dello studio scientifico:
tutte le specie l’hanno ridotta a livelli non rilevabili in circa tre ore, rispetto alle otto ore osservate nella camera priva di vegetazione. Il falangio si è dimostrato particolarmente reattivo alla formaldeide, metabolizzandola in acidi organici, zuccheri e amminoacidi. Per il biossido di azoto il miglior risultato è stato ottenuto dal giglio della pace, che ha rimosso una quantità molto maggiore del gas in appena 15 minuti rispetto alla condizione senza piante. Il biossido di zolfo è risultato il più resistente: è servito dalle 8 alle 12 ore per azzerarlo; anche in questo caso il giglio della pace ha mostrato prestazioni superiori, dimezzando la concentrazione in 8 minuti contro gli 84 del filodendro. Risultati incoraggianti arrivano anche dalla durata dell’effetto: esposti per tre giorni consecutivi agli inquinanti, gli esemplari non hanno perso efficacia. Per alcune sostanze, come la formaldeide e il biossido di zolfo, alcune specie hanno persino migliorato le prestazioni entro il terzo giorno, suggerendo un possibile adattamento al contaminante. Gli autori segnalano tuttavia alcune limitazioni:
Le varie specie coinvolte:
le prove su ciascuna specie sono state condotte in momenti differenti e piccole variazioni nelle condizioni sperimentali potrebbero aver influito sui risultati; inoltre la camera di test era molto più piccola di un ufficio reale e le concentrazioni iniziali erano superiori a quelle tipiche degli ambienti interni. Nonostante questi caveat, gli sperimentatori ritengono realistico che una parete vegetale con ricircolo d’aria forzato, realizzata con piante comuni, possa abbattere in modo significativo una miscela di inquinanti pericolosi e mantenere l’efficacia nel tempo. Per chi progetta ambienti di lavoro più salubri, una parete verde attiva potrebbe rappresentare un’opzione da valutare, da integrare con sistemi di ventilazione e buone pratiche di progettazione degli spazi interni. Di seguito, riportiamo il link alla pubblicazione scientifica di riferimento:
- Clicca qui per visualizzare la pubblicazione scientifica di riferimento: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1352231026000853
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