Molti bambini e adolescenti restano attivi grazie alle ore di educazione fisica, agli sport scolastici e alle attività extracurriculari. Dopo il diploma, però, queste strutture scompaiono e i giovani adulti si trovano spesso a dover creare da soli nuove abitudini: secondo un sondaggio nazionale del C.S. Mott Children’s Hospital dell’Università del Michigan, questo passaggio è critico e non sempre positivo per la salute.
Un terzo dei genitori preoccupati:
Un sondaggio su 1.550 genitori con figli tra i 18 e i 25 anni, condotto a febbraio 2026, rileva che un genitore su tre considera il proprio figlio tra i 18 e i 25 anni poco attivo o inattivo. «L’attività fisica ha un impatto profondo sulla salute complessiva, ma molte persone non mantengono lo stesso livello di movimento con l’età», osserva Susan Woolford, pediatra e co-direttrice del Mott Poll. Secondo Woolford, la fine delle attività organizzate dopo il liceo rende necessario uno sforzo maggiore per trovare e ritagliare tempo per esercizio gradito.
Barriere principali: tempo, interesse e schermi:
I genitori indicano vari ostacoli alla pratica regolare di attività fisica: i più comuni sono la mancanza di tempo, la scarsa motivazione e l’uso di schermi o videogiochi; meno citati sono costi, assenza di un compagno di allenamento o limitazioni di salute. Chi ha figli poco attivi segnala più frequentemente disinteresse e uso eccessivo di schermi come problemi principali. «Se l’attività non viene percepita come piacevole, è meno probabile che diventi una routine», sottolinea Woolford. Il sondaggio mostra anche un cambio di modalità:
Cosa cambia nei modelli con il cambio d’età:
i giovani tra 18 e 20 anni partecipano più spesso a sport organizzati o attività sociali (danza, pattinaggio), mentre chi ha 21 anni o più tende a preferire allenamenti in palestra o attività legate al lavoro. Questo spostamento può segnare il passaggio da forme sociali di attività a pratiche più individuali. Woolford nota che la dimensione sociale rende l’esercizio più piacevole e può favorire la persistenza nel tempo. Molti genitori cercano di incoraggiare i figli con parole, suggerimenti di attività, esercizio insieme o persino sostenendo economicamente programmi e incentivi. Tuttavia, quando i ragazzi sono poco attivi, questi sforzi risultano spesso inefficaci. «L’incoraggiamento da solo non basta», dice Woolford: è fondamentale trovare attività che siano al tempo stesso piacevoli e accessibili, possibilmente collegate a ciò che il giovane valorizza. Il metodo del «compagno» — praticare attività insieme — può aumentare responsabilità, socialità e gratificazione.
Ruolo degli operatori sanitari e impatto a lungo termine:
I genitori dei giovani meno attivi esprimono preoccupazione per le conseguenze sulla salute futura e sul lavoro, ma solo circa un genitore su quattro riferisce che un professionista sanitario ha discusso di attività fisica con il figlio negli ultimi anni. Woolford definisce questa una opportunità mancata: i medici possono aiutare i giovani a individuare attività sicure e adeguate, specialmente in presenza di problemi di salute. La giovane età adulta è un periodo cruciale per stabilire abitudini sane che durino tutta la vita. Per molti la sfida è integrare movimento in un’agenda più indipendente, con vincoli di tempo e budget; per altri è costruire una routine che resista ai cambiamenti. I genitori possono continuare a svolgere un ruolo importante offrendo supporto pratico e proponendo alternative gradite: attività sociali, esercizi condivisi o opportunità a basso costo possono aiutare a consolidare comportamenti salutari. Le abitudini acquisite in questa fase hanno il potenziale di influenzare long-term health e benessere.
Fonte: https://mottpoll.org/reports/helping-young-adults-stay-active
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