Tra i piccoli armadilli sudamericani spicca l’armadillo peloso urlatore (Chaetophractus vellerosus), una specie diffusa in varie aree del Cono Sud. È presente in Argentina, Cile, Bolivia e Paraguay, dove si distingue per la sua forma compatta e per un comportamento che ne caratterizza l’identità: quando si sente minacciato, emette acuti squittii, tanto da meritare l’appellativo “urlatore”. La specie è inoltre suddivisa in due sottospecie, C. vellerosus vellerosus e C. vellerosus pannosus.
Piccolo e resistente:
Uno degli aspetti più interessanti del Chaetophractus vellerosus è la sua grande capacità di adattarsi a contesti diversi. Riesce a vivere in quasi ogni tipo di ambiente, a patto che non sia eccessivamente umido. Per questo lo si può osservare in foreste secche tropicali e subtropicali, ma anche nelle praterie—sia erbose che cespugliose—oltre che in aree desertiche e perfino in campi coltivati. L’armadillo peloso urlatore misura circa 25 cm di lunghezza ed ha un aspetto tozzo e appiattito, tipico degli animali corazzati. Il suo corpo è ricoperto da una ventina di bande cornee grigio-nerastre: non solo il dorso, ma anche la parte superiore della testa, le zone delle zampe esposte verso l’esterno e la coda, che si presenta sotto forma di anelli, risultano protette da armatura. Le piastre che compongono la corazza hanno un colore nerastro e una superficie ruvida. La loro somiglianza visiva con le scaglie dei coccodrilli rende particolarmente riconoscibile questo animale anche a distanza. Anche la pelle, anch’essa scura, è ricoperta da una rada peluria che può variare dal nero al bruno-rossiccio. Il pelo, in particolare, è più folto sul ventre e presente anche sul carapace, contribuendo all’aspetto “peloso” che distingue questa specie.
Il significato del nome: squittii quando è in pericolo
Il termine “urlatore” deriva dal comportamento dell’animale quando si spaventa: al momento della minaccia, l’armadillo emette acuti squittii. Non è solo un dettaglio curioso, ma un tratto che aiuta a riconoscerlo e che suggerisce quanto l’animale faccia affidamento sia sulla protezione della corazza sia su segnali sonori per difendersi. Link video:
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