Gli ingredienti della Worcestershire sauce: perché questa salsa dal nome “difficile” ha conquistato il mondo

La Worcestershire sauce (o Worcester sauce) è un condimento fermentato dal carattere intenso e sapido, nato a Worcester, in Inghilterra, durante la prima metà dell’Ottocento. È legata al lavoro dei farmacisti John Wheeley Lea e William Henry Perrins, che in seguito diedero vita alla celebre azienda Lea & Perrins. Col tempo, il nome “Worcestershire” è diventato di uso comune: nel 1876, infatti, un verdetto dell’High Court of Justice stabilì che Lea & Perrins non possedeva un diritto esclusivo sul termine, rendendo così “Worcestershire sauce” una denominazione generica.

Un’origine avvolta dal racconto (e dal mistero)

La ricetta di Lea & Perrins è rimasta a lungo circondata da storie e rivendicazioni. La confezione riportava l’idea che la salsa provenisse “dalla ricetta di un nobile della contea”. L’azienda, inoltre, ha raccontato che Lord Sandys, ex governatore del Bengala, la avrebbe incontrata in India con la East India Company negli anni Trenta dell’Ottocento, commissionando ai due farmacisti la ricreazione della formula. Tuttavia, secondo le informazioni disponibili, non risulterebbero né un governatore del Bengala con il nome citato (o varianti credibili), né prove coerenti di viaggi in India da parte della persona indicata. Rimane quindi un elemento di incertezza: la versione “storica” è più leggenda aziendale che dato verificabile.

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La leggenda del barile: da “immangiabile” a saporita

Un altro racconto molto diffuso tra gli appassionati riguarda il primo tentativo di preparazione. Si dice che, quando la ricetta fu miscelata per la prima volta, la salsa fosse così forte da essere considerata immangiabile e che il barile venisse abbandonato in cantina. Dopo circa 18 mesi, i chimici decisero di riprendere il prodotto per fare spazio allo stoccaggio: a quel punto, la fermentazione prolungata avrebbe “ammorbidito” il sapore, rendendolo finalmente gradevole. Nel 1838 sarebbero uscite le prime bottiglie destinate al pubblico.

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Cosa contiene: variazioni e “firma” del gusto

Gli ingredienti cambiano a seconda del produttore, ma spesso includono:

aceto (e basi acide simili),
sale,
un dolcificante (zucchero o melassa),
ingredienti aromatici come aglio, scalogno o cipolle,
salsa di soia,
pesce o salsa di pesce.

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Alcune formulazioni possono inserire anche tamarindo, umeboshi o altri sottaceti, peperoncino, agrumi o spezie come chiodi di garofano.

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Esistono inoltre versioni senza acciughe, vegetariane o vegane, pensate per chi evita il pesce per scelta o per allergie.
Fermentazione e radici antiche

Sebbene la Worcestershire sauce sia moderna nel suo marchio e nella sua ricetta commerciale, l’idea di basi fermentate a sapore “umami” ha radici molto più antiche. Salse fermentate a base di pesce, come il garum, esistono da secoli. In Inghilterra, già nel Seicento, alcune ricette per salse destinate soprattutto ai piatti di pesce combinavano acciughe con altri ingredienti. Uso in cucina: dal classico “condimento” ai piatti che alzano il livello. La Worcestershire sauce è famosa per la sua funzione di “sfondo sapido”, capace di rendere più profondo il sapore di carni e preparazioni già finite. È usata su:

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bistecche e hamburger,
piatti con salsa o condimento sopra,
cocktail celebri come Bloody Mary e Caesar.

Inoltre, arricchisce ricette come:

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Welsh rarebit,
Caesar salad,
Oysters Kirkpatrick,
uova “devilled” (farcite e speziate),
e anche preparazioni come stufati di manzo e baked beans, dove lavora come esaltatore di umami e complessità.

Un marchio che viaggia (e si adatta): nomi e versioni nel mondo

In molti paesi, la Worcestershire sauce cambia nome e, talvolta, anche profilo. In Brasile e Portogallo è nota come molho inglês (“salsa inglese”). In Costa Rica, esiste una salsa derivata, Salsa Lizano, creata nel 1920 e molto comune in case e ristoranti: in genere risulta più dolce e più vegetale rispetto alla versione tradizionale.

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In El Salvador è diffusissima e spesso i ristoranti la portano già in bottiglia al tavolo. In Germania, agli inizi del Novecento, nacque anche una versione più dolce e meno salata (Worcestersauce Dresdner Art), con quantità minori di acciughe. In Messico è spesso chiamata salsa inglesa.
Produzione e storia industriale

Le Lea & Perrins spostarono la produzione il 16 ottobre 1897 dalla farmacia di Broad Street a una fabbrica su Midland Road, dove la salsa sarebbe ancora realizzata. Nel tempo l’azienda cambiò più volte proprietà: l’operazione fu acquistata da HP Foods nel 1930, poi HP passò a Imperial Tobacco nel 1967, a Danone nel 1988 e infine a Heinz nel 2005.

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Negli Stati Uniti, la salsa è commercializzata da Kraft Heinz, e alcune differenze di formulazione sono legate anche alle pratiche produttive: ad esempio, la versione statunitense sostituirebbe il malt vinegar con spirit vinegar e presenta una lista di ingredienti parzialmente diversa rispetto a UK e Canada.
Oltre l’originale: imitazioni, varianti e “stili” diversi

Non tutte le “Worcestershire” in commercio replicano davvero il profilo originale: alcune versioni sono ispirate al gusto ma differiscono soprattutto per l’esclusione del pesce. In Thailandia esiste una versione storica (Gy-Nguang), che usa salsa di soia al posto delle acciughe per ottenere umami; in Giappone, inoltre, la salsa viene spesso etichettata come “Worcester” e può rientrare in categorie locali basate sulla viscosità.

In generale, nel mondo si trovano anche formulazioni più vegetariane, con basi a base di acqua, sciroppo, aceto e puree (come mela e pomodoro), con un sapore spesso meno piccante e più dolce.
Perché piace: quel sapore “profondo” che lega tutto

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Il punto di forza della Worcestershire sauce è la sua capacità di dare struttura al gusto: salato, leggermente dolce, acido e pieno di note aromatiche, con la fermentazione come motore della complessità. È per questo che funziona sia in cucina quotidiana (carni, stufati, legumi) sia in piatti e ricette più iconiche, fino ad arrivare ai cocktail.

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