Nel tratto di costa di Bizkaia, nel Nord della Spagna, al largo della piattaforma marine BiMEP, una grande struttura a forma di boa sta cercando di trasformare l’energia delle onde in corrente elettrica. È il progetto MARMOK-A-5, sviluppato dall’azienda con sede a Bilbao IDOM, uno sviluppo che arriva dopo anni di lavoro e precedenti versioni del sistema, impiegate già con l’obiettivo di resistere anche alle condizioni più rigide dell’inverno oceanico. La piattaforma, alta complessivamente 42 metri (con circa 5 metri visibili sopra la superficie), si presenta come un “point absorber” basato su un principio noto come Oscillating Water Column (OWC). In pratica, il dispositivo incorpora una colonna cilindrica d’acqua al suo interno. Quando le onde del mare urtano la struttura, l’acqua contenuta nella camera si muove in modo relativo rispetto al corpo galleggiante, mettendo in moto un ciclo di compressione e espansione dell’aria intrappolata:
Quell’aria, “spinta” e “rilasciata” in modo alternato, agisce come un pistone: la pressione generata dal moto ondoso mette in rotazione un sistema di turbina, producendo elettricità. Il flusso di energia viene quindi inviato verso la costa tramite un cavo sottomarino collegato alla rete. La versione attualmente in prova punta a dimostrare le prestazioni in condizioni reali di mare, con un impianto dotato di controlli intelligenti, lame regolabili e batterie a bordo. Secondo le specifiche indicate nel progetto, MARMOK-A-5 può arrivare a una produzione massima di circa 30 kW: un livello che, nelle migliori condizioni, sarebbe sufficiente ad alimentare indicativamente tra 15 e 20 abitazioni in media. Numeri relativamente contenuti, ma fondamentali per un passaggio spesso decisivo per le energie marine: non tanto “fare record”, quanto dimostrare stabilità, affidabilità e efficacia operativa in mare aperto, dove pioggia, salsedine, urti meccanici e biofouling mettono a dura prova materiali e componenti.
L’installazione e la connessione alla rete sarebbero avvenute questa settimana, mentre la fase successiva prevede l’avvio della piena operatività. Saranno soprattutto i dati raccolti durante la sperimentazione a guidare eventuali interventi di ottimizzazione prima di una possibile fase di commercializzazione e di una diffusione più ampia della tecnologia. Guardando al settore nel suo insieme, il progetto spagnolo non è isolato. Nel 2024 è stata osservata l’installazione dell’imponente sistema OE-25 (826 tonnellate) al largo di Oahu, in Hawaii, mentre nello stesso anno l’Università dell’Australia Occidentale ha avviato test di un nuovo design nel King George Sound. E più recentemente, a febbraio di quest’anno, Wavepiston (Danimarca) ha annunciato un MoU per l’avvio di una installazione da 50 MW destinata a servire Barbados.
Il quadro, però, racconta anche perché l’energia dalle onde resti una sfida tecnologica complessa. Se da un lato l’oceano offre una disponibilità teoricamente ampia di energia, dall’altro la strada verso sistemi scalabili ed economicamente sostenibili è piena di ostacoli: progettare strutture in grado di sopravvivere a lungo alle tempeste, gestirne la manutenzione, ridurre i costi operativi e minimizzare l’impatto sugli ecosistemi marini. Ora, con MARMOK-A-5 collegato alla rete, la sperimentazione entra in una fase che potrebbe essere decisiva. Per il mare, e per chi lo trasforma in energia, la partita si gioca su dettagli apparentemente piccoli: controlli, affidabilità, gestione del moto ondoso e prestazioni nel tempo. E, nel caso in cui i risultati confermino le aspettative, questa “boa” potrebbe rappresentare uno dei passi concreti verso un’energia marina finalmente più vicina alla diffusione su larga scala.
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