
Da oltre un decennio, nel silenzio delle acque profonde di Lake Memphremagog, sul confine tra Vermont e Quebec (negli Stati Uniti d’America), qualcosa di anomalo si ripete con ostinazione. I primi a notarlo sono stati i pescatori: alcuni esemplari di pesce siluro bruno—brown bullhead catfish—mostravano sulla pelle escrescenze nere, morbide e velvettate. Col passare del tempo, i biologi della fauna selvatica hanno dato un nome alla malattia: non una semplice infezione, ma melanomi, forme tumorali della pelle. E la sorpresa non è stata soltanto la presenza del cancro, quanto la sua diffusione: più di un terzo dei pesci osservati portava quei tumori, una percentuale altissima per una patologia ritenuta eccezionale in questa specie. Ora, un nuovo studio suggerisce una spiegazione inquietante:
La scoperta inquietante:
Secondo i ricercatori, la comparsa dei melanomi non sarebbe dovuta principalmente a fattori ambientali noti—come luce ultravioletta o contaminazione—bensì alla diffusione di una forma di cancro che, in un certo senso, “si trasmette” da un organismo all’altro. Un’ipotesi che, se confermata, sposterebbe in modo significativo la frontiera della biologia del cancro e aprirebbe nuove domande su quanto spesso, e in quali contesti, questo fenomeno possa emergere. La vicenda, raccontata attraverso i dati genetici raccolti dai ricercatori, prende avvio quando le autorità locali cercano di capire perché i siluri stiano male. Nel 2014, una genetista viene coinvolta per indagare l’origine dei tumori: le lesioni compaiono in condizioni che sembrano poco compatibili con le cause classiche. I pesci vivono sul fondo, tra i sedimenti, spesso attivi di notte; livelli elevati di radiazioni ultraviolette—una causa frequente dei melanomi—appaiono poco plausibili. Il team valuta quindi alternative: impatto di contaminanti legati a una discarica nelle vicinanze e possibili infezioni microbiche in grado, in alcuni casi, di innescare il cancro. Ma i risultati non indicano una correlazione convincente. A quel punto, l’indagine cambia direzione: si guarda al DNA sia del pesce sia delle cellule mutate contenute nei tumori. Ed è qui che emerge il punto decisivo. I ricercatori si aspettano che ogni tumore somigli geneticamente al singolo pesce su cui si sviluppa, perché il cancro nasce da mutazioni nel corpo dell’ospite. Invece—ripetendo l’analisi su animali diversi e ottenendo lo stesso risultato—la discendenza genetica delle cellule tumorali appare troppo uniforme, troppo “in famiglia” tra loro, ma non tra le cellule e l’ospite che le porta. In altre parole: i tumori non sembrano originati dai pesci che li ospitano. La teoria prende spazio, gradualmente ma con forza: quei pesci potrebbero essere vittime di un cancro trasmissibile, nato inizialmente in un singolo individuo e poi propagatosi nell’ambiente, per arrivare a infettare altri ospiti.
Un “primo caso” e poi l’espansione: dalla cellula ancestrale al focolaio
Secondo l’interpretazione proposta dagli scienziati, l’evento iniziale sarebbe partito da un singolo siluro. Il tumore, sviluppandosi, avrebbe rilasciato cellule cancerose nell’acqua. Queste cellule—in qualche modo capaci di sopravvivere e di attecchire—avrebbero raggiunto altri esemplari, avviando nuovi tumori. Da qui l’idea di una vera e propria “catena” di contagio: non un semplice aumento casuale dei casi, ma una diffusione guidata da cellule tumorali capaci di attraversare i confini biologici tra individui. Ma perché proprio in questo lago, e in questa specie? I ricercatori indicano un possibile fattore comportamentale. Durante la riproduzione, i siluri si riuniscono in aree relativamente poco profonde. In questi momenti, gli incontri ravvicinati possono portare a graffi e morsi. Se le ferite mettono in contatto tessuti danneggiati con cellule galleggianti, il passaggio diventa plausibile. Non è soltanto un dettaglio:
Una rarità finora nota in poche specie (e ora, forse, nell’acqua dolce)
è il ponte tra biologia cellulare e dinamica ecologica. In un ecosistema dove gli individui si concentrano, le occasioni di trasmissione—spiega l’ipotesi—possono moltiplicarsi.
La comunità scientifica ha familiarità con altri esempi di tumori trasmissibili, ma sono pochi e spesso associati a contesti particolari. Tra i più noti c’è il caso dei cani, con il canine transmissible venereal tumor (CTVT), che si diffonde attraverso il contatto durante l’accoppiamento. Nei climi e nelle popolazioni di Tasmanian devils, un altro tumore trasmissibile—legato alla devil facial tumor disease—si diffonde in modo tragico durante gli scontri, quando il morso trasferisce tessuto tumorale da un animale all’altro. Anche tra i molluschi ci sono state evidenze di tumori trasmissibili in ambienti marini: larve e organismi acquatici possono assorbire cellule rilasciate nell’acqua, con conseguenze devastanti per alcune popolazioni. In quei casi, però, si è spesso sottolineato come l’ambiente salato favorisca la sopravvivenza delle cellule. Ed è proprio questo che rende il caso del Memphremagog potenzialmente rivoluzionario: sarebbe la prima evidenza forte di un tumore trasmissibile che si propaga in acqua dolce, dove le condizioni chimiche e biologiche sono diverse.
Dalla storia delle idee alle domande contemporanee
Il tema del cancro “contagioso” non è nuovo nella cultura scientifica. Già nel passato, studiosi avevano immaginato che i tumori potessero essere trasmessi da un corpo all’altro. L’idea cadde in secondo piano quando, con l’avanzare della medicina moderna, prevalse la visione che il cancro nascesse soprattutto da mutazioni interne. Solo all’inizio degli anni 2000—con le prove sempre più solide sui tumori trasmissibili—il concetto tornò a essere preso sul serio. Ora, la scoperta nel lago canadese-americano riaccende il dibattito: quanto è raro davvero questo fenomeno? Oppure potrebbe essere più diffuso di quanto crediamo, ma non viene rilevato perché nessuno lo sta cercando con gli strumenti giusti, o perché le popolazioni colpite restano locali e difficili da osservare.
Potrebbero esserci casi anche altrove
Lo studio non si limita a Memphremagog. I ricercatori segnalano segnali—anche indiretti—che in altre aree del Nordest potrebbero esserci stato un fenomeno simile. Alcune tracce provengono da fonti storiche, come i resoconti di Henry David Thoreau, che nel XIX secolo descrisse siluri con chiazze nere e “croste” simili a patologie cutanee. Per capire se quelle descrizioni corrispondano davvero a tumori trasmissibili, gli scienziati avviano ricerche mirate. In particolare, stanno cercando casi di melanomi neri nei siluri al di fuori del lago, invitando pescatori e biologi a segnalare la presenza di escrescenze: foto del pesce e della localizzazione dei tumori sarebbero fondamentali. La procedura richiesta prevede anche la conservazione dell’intero animale, se possibile, per permettere controlli più approfonditi.Sul piano pratico, c’è una domanda che resta inevitabile: la presenza di tumori nei pesci rende pericoloso consumarli? Al momento, i ricercatori non indicano prove che rendano il pesce non commestibile. Tuttavia, si raccomanda cautela: fino a quando non saranno disponibili dati completi, è preferibile evitare di mangiare esemplari con tumori visibili.
Un’ombra che riguarda anche l’uomo?
Il caso resta profondamente legato alla natura e all’ecologia, ma apre una riflessione più ampia. Alcuni esperti sottolineano che questa scoperta rafforza l’idea che i tumori trasmissibili potrebbero emergere in qualunque specie, anche—nel futuro—nell’essere umano. Per ora, non ci sono evidenze solide che un fenomeno simile stia circolando nelle popolazioni umane. Ma la ricerca indica un principio: se condizioni biologiche e ambientali particolari si incontrano, il “caso” può nascere dove nessuno lo aspetta. Nel lago Memphremagog, intanto, la storia continua. E ogni nuova verifica genetica può trasformare una scoperta locale in un indizio globale sul modo in cui la malattia—e non soltanto il danno—può muoversi nel mondo vivente. Di seguito, riportiamo il link diretto allo studio scientifico di riferimento:
- Clicca qui per visualizzare lo studio scientifico: https://www.nature.com/articles/s41586-026-10828-6
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