Nel 2026, un team di ricercatori ha messo a punto una strategia innovativa per combattere il cancro sfruttando un particolare enzima CRISPR capace di “tritare” il DNA dentro le cellule malate. L’idea è semplice e potente: fare in modo che l’enzima riconosca una molecola specifica presente nella cellula tumorale e, una volta individuato il bersaglio, causi la frammentazione del genoma fino a provocarne il collasso e l’autodistruzione. A differenza dei classici approcci di editing genetico, questa tecnologia lavora come una sorta di interruttore di morte programmabile. In pratica, l’enzima può essere “addestrato” a cercare una specifica sequenza di RNA messaggero (mRNA) prodotta dalle cellule tumorali. Quando l’enzima trova quella sequenza, innesca il taglio del DNA, interrompendo la capacità della cellula di sopravvivere. Secondo quanto riportato in due studi pubblicati su Nature, questo approccio potrebbe aprire una strada per colpire tumori guidati da proteine mutate considerate difficili da “raggiungere” con farmaci tradizionali (i cosiddetti target “undruggable”). In una sintesi efficace, un ricercatore coinvolto nel lavoro lo descrive come una “chemioterapia programmabile”:
Verso i primi dati clinici:
non agisce in modo generico, ma cerca un segnale molecolare tipico della malattia. L’interesse industriale non è rimasto solo sulla carta. Una terapia basata su questa idea, pensata per il trattamento dei tumori della testa e del collo associati al virus HPV, è già in fase iniziale di sviluppo presso Akribion Therapeutics (Germania). L’obiettivo dichiarato è arrivare ai primi risultati legati a prove cliniche entro il 2030.
Perché CRISPR funziona (anche quando “non era previsto”)
I sistemi CRISPR nascono in natura come difese dei batteri contro virus e altri agenti infettivi. In quei contesti, alcune versioni della famiglia Cas (CRISPR-associated) usano RNA guida per identificare porzioni di DNA estraneo: una volta riconosciuto il bersaglio, l’enzima lo taglia, impedendo all’invasore di replicarsi. Per anni i ricercatori hanno modificato questi meccanismi per creare strumenti di editing genetico, usando guide personalizzate per dirigere l’enzima verso punti precisi del genoma. Ma non tutti gli enzimi Cas si comportano allo stesso modo. In particolare, Cas12a2 si è rivelato un caso “anomalo”: per quasi un decennio, i tentativi di usarlo come strumento prevedibile hanno incontrato difficoltà sperimentali. Secondo la ricostruzione degli autori, quando Cas12a2 riconosce sequenze di RNA coerenti con la sua guida, reagisce in modo fuori scala: invece di tagliare in modo controllato, tende a degradare in maniera indiscriminata il DNA, facendo cessare la crescita della cellula infetta. Questa proprietà—nella biologia naturale—può avere una funzione protettiva: limitare la diffusione dell’infezione nella popolazione. Per i ricercatori, però, si è trasformata in un’opportunità: trasformare un “comportamento difensivo” in una modalità per colpire selettivamente le cellule tumorali.
Due strategie, un obiettivo: uccidere selettivamente
Nei due nuovi lavori, i ricercatori hanno applicato Cas12a2 in ambito oncologico scegliendo bersagli molecolari diversi.
Approccio 1: l’enzima viene orientato verso RNA prodotti da cellule tumorali, comprese quelle che presentano mutazioni nel gene TP53. TP53 risulta alterato in una quota molto ampia di tumori (fino a circa la metà, secondo le indicazioni riportate nel testo).
Approccio 2: in parallelo, un altro gruppo dirige Cas12a2 contro RNA associati a una versione mutata del gene KRAS. Le mutazioni di KRAS possono spingere le cellule a proliferare in modo incontrollato e sono collegate ad alcuni dei tumori più aggressivi.
In entrambi i casi, il principio è lo stesso: invece di “correggere” il difetto genetico, si punta a creare un danno letale quando la cellula mostra il proprio specifico profilo di RNA.
Perché potrebbe fare la differenza Se questi risultati verranno confermati e rafforzati nelle fasi successive, la tecnologia potrebbe offrire un modo per colpire tumori finora difficili da trattare con farmaci convenzionali, grazie alla capacità di riconoscimento basata sull’RNA. In altre parole, invece di inseguire direttamente una proteina mutata (che spesso è un bersaglio complicato), l’attenzione si sposta su un segnale più “accessibile” e specifico della cellula malata.
Fonti:
- https://www.nature.com/articles/d41586-026-02268-z
- https://www.nature.com/articles/d41586-025-01065-4
- https://www.nature.com/articles/d41586-026-01760-w
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