Scottish Water ha avviato un progetto per il trattamento e il recupero dei rifiuti plastici contaminati prodotti nei propri laboratori. L’azienda pubblica scozzese utilizza la tecnologia GENERATIONS, sviluppata dall’azienda irlandese Envetec, che combina disinfezione chimica e triturazione meccanica direttamente nel luogo in cui i rifiuti vengono generati. L’obiettivo è trasformare materiali di laboratorio potenzialmente contaminati, spesso destinati allo smaltimento, in una materia prima più facilmente avviabile al riciclo.
Milioni di analisi e grandi quantità di plastica Ogni anno i laboratori di Scottish Water effettuano circa 3 milioni di analisi nelle strutture di Edimburgo, Inverness e in altre località della Scozia. Questi controlli sono fondamentali per verificare la qualità dell’acqua, tutelare la salute pubblica e monitorare eventuali impatti ambientali. Per svolgere le analisi vengono utilizzati numerosi prodotti monouso: bottiglie per i campioni, piastre di Petri, puntali per pipette e altri contenitori. In molti casi il loro riutilizzo non è possibile, a causa dei requisiti di sterilità, tracciabilità e precisione necessari per evitare contaminazioni tra i campioni. Link video:
I servizi scientifici rappresentano così la principale fonte di rifiuti plastici dell’organizzazione. 72.000 bottiglie già trattate:
Dall’inizio del 2026, il nuovo sistema ha permesso di processare circa 72.000 bottiglie per campioni. Le bottiglie non contaminate disponevano già di canali di riciclo, ma la nuova tecnologia consente di automatizzare la gestione, ridurre la manipolazione manuale e raccogliere dati più precisi sui quantitativi trattati. Il progetto si sta ora ampliando ad altri rifiuti microbiologici, tra cui piastre di Petri e puntali per pipette. In precedenza, questi materiali dovevano essere generalmente sottoposti a trattamento in autoclave e, successivamente, potevano finire in discarica o essere inceneriti. La novità consiste nel fare della fase di decontaminazione non soltanto un passaggio preliminare allo smaltimento, ma un possibile punto di ingresso nel processo di riciclo.
Come funziona la tecnologia GENERATIONS:
Il sistema GENERATIONS riunisce in un’unica apparecchiatura due operazioni: la triturazione dei rifiuti e la loro disinfezione.
I materiali vengono introdotti in una camera dove iniziano a essere frantumati meccanicamente. Durante il processo vengono aggiunti acqua e una soluzione disinfettante organica e biodegradabile. La triturazione consente al trattamento di raggiungere più facilmente le superfici dei contenitori e degli altri oggetti, comprese quelle che sarebbero difficili da disinfettare quando i materiali sono ancora integri.
Il trattamento è di tipo non termico e non richiede quindi il riscaldamento ad alta temperatura tipico delle autoclavi. Questo permette di ridurre il consumo energetico e limita il rischio di danneggiare alcuni polimeri a causa del calore. Al termine del ciclo, la plastica viene trasformata in piccole scaglie e separata dalla frazione liquida. Il materiale solido trattato può quindi essere inviato a una filiera di riciclo appropriata. Secondo Envetec, il processo raggiunge il livello di inattivazione microbiologica STAATT IV, corrispondente a una riduzione di 6 logaritmi della contaminazione microbiologica. La tecnologia, tuttavia, non è adatta a qualsiasi tipo di rifiuto: sono esclusi, tra gli altri, materiali farmaceutici, anatomici, radioattivi, infiammabili ed esplosivi. È quindi indispensabile separare correttamente i diversi flussi di rifiuti prima dell’inserimento nella macchina.
Un’alternativa al trattamento in autoclave:
Le autoclavi sono da decenni uno strumento essenziale per ospedali, laboratori e centri di ricerca. Utilizzano vapore, pressione e alte temperature per rendere sicuri i rifiuti contaminati. Il loro funzionamento è efficace dal punto di vista microbiologico, ma presenta alcuni costi ambientali. Il trattamento richiede infatti energia e acqua e non garantisce automaticamente il recupero dei materiali. Dopo la sterilizzazione, i rifiuti possono comunque essere destinati allo smaltimento. La possibilità di trattare i materiali direttamente nel laboratorio modifica anche la logistica. Riducendo il volume dei rifiuti e rendendoli sicuri già sul posto, è possibile diminuire il numero di trasporti verso impianti esterni e ridurre la movimentazione dei contenitori. Scottish Water ha segnalato una diminuzione dei ritiri dei contenitori di plastica e un consumo d’acqua inferiore rispetto ai percorsi di gestione precedenti. Le possibili riduzioni di emissioni Valutazioni condotte da Envetec in altre strutture indicano che la tecnologia potrebbe ridurre le emissioni medie fino a circa il 90% rispetto ad alcuni sistemi tradizionali per il trattamento dei rifiuti a rischio biologico. In sei impianti analizzati, le riduzioni comunicate dall’azienda sono comprese tra l’84% e il 95%, a seconda delle configurazioni messe a confronto. È stato inoltre indicato un consumo d’acqua inferiore di circa il 70% per ciclo rispetto ad alcune tecnologie basate su autoclavi e rotoclavi. Questi dati devono però essere valutati in relazione al contesto specifico. Il risultato effettivo dipende da numerosi fattori: distanza dagli impianti di trattamento, fonte dell’elettricità, quantità e composizione dei rifiuti, efficienza dell’autoclave già presente, trasporti e destinazione finale della plastica.
Il progetto scozzese sarà quindi utile per verificare le prestazioni della tecnologia in una grande organizzazione che realizza milioni di analisi e produce un flusso costante di rifiuti.
Decontaminare non significa automaticamente riciclare La fase più importante arriva dopo la disinfezione e la triturazione. Trasformare la plastica in scaglie non significa infatti che il materiale venga necessariamente riciclato. Per chiudere il ciclo è necessario identificare i diversi polimeri e trovare impianti in grado di utilizzarli come materia prima secondaria. Bottiglie per campioni, piastre di Petri e puntali possono essere realizzati con materiali differenti. Se vengono mescolati senza criterio, il valore delle scaglie può diminuire e il riciclo può diventare più difficile. Per questo motivo la tracciabilità rappresenta una componente essenziale del progetto. Il sistema consente di raccogliere informazioni sui volumi trattati, sulla provenienza dei rifiuti, sui materiali utilizzati e sulla loro destinazione successiva. Il dato più importante non è soltanto quanti chilogrammi entrano nella macchina, ma quale percentuale viene effettivamente trasformata in nuova materia prima. Se la plastica trattata dovesse finire comunque in discarica o nell’incenerimento per mancanza di acquirenti o per incompatibilità tra polimeri, una parte significativa del beneficio ambientale verrebbe meno.
Il monouso resterà necessario in molti laboratori
Ridurre l’uso della plastica monouso è importante, ma eliminarla completamente non è sempre possibile. Nei laboratori di microbiologia, diagnostica, ricerca biomedica e controllo qualità, molti prodotti usa e getta garantiscono sterilità, sicurezza per gli operatori, assenza di contaminazioni incrociate e risultati riproducibili. Questo non significa che ogni prodotto monouso sia indispensabile. I laboratori possono comunque:
- ridurre i consumabili non necessari;
- utilizzare materiali riutilizzabili quando i protocolli lo consentono;
- limitare gli imballaggi;
- scegliere prodotti con una maggiore riciclabilità;
- migliorare la separazione dei diversi tipi di plastica.
La strategia più efficace dovrebbe seguire una gerarchia precisa: evitare il consumo quando possibile, riutilizzare in condizioni di sicurezza e riciclare i materiali che non possono essere eliminati. Una soluzione applicabile anche ad altri settori L’esperienza di Scottish Water potrebbe interessare molte altre organizzazioni che producono rifiuti plastici contaminati. Tra queste rientrano ospedali, università, laboratori veterinari, centri diagnostici, aziende farmaceutiche, imprese biotecnologiche e istituti di ricerca. L’installazione di una tecnologia di questo tipo può essere particolarmente conveniente nelle strutture che generano grandi quantità di rifiuti. Per i laboratori più piccoli, invece, potrebbe risultare più efficiente ricorrere a impianti centralizzati condivisi da più organizzazioni. La soluzione, dunque, non sarà necessariamente la stessa per tutti: dipenderà dai volumi, dai costi, dai requisiti di sicurezza e dalla disponibilità di una filiera in grado di riciclare i materiali trattati.
I dati possono aiutare a produrre meno rifiuti
Oltre alla gestione dei rifiuti, il sistema può diventare uno strumento per capire meglio dove e come si genera la plastica nei laboratori. Sapere quali procedure consumano più materiali può aiutare a modificare i protocolli, scegliere formati diversi, migliorare gli acquisti o chiedere ai fornitori prodotti più facilmente riciclabili. In questo senso, la tecnologia non serve soltanto a trattare i rifiuti dopo che sono stati prodotti. Può anche fornire informazioni utili per ridurne la quantità all’origine. Il vero obiettivo dell’economia circolare, infatti, non è soltanto riciclare di più, ma progettare processi che consumino meno risorse. Per i laboratori, la combinazione tra riduzione, riutilizzo sicuro, tracciabilità e riciclo potrebbe rappresentare una strada concreta per diminuire l’impatto ambientale della ricerca e del controllo sanitario.
Fonte: https://www.scottishwater.co.uk/about-us/news-and-views/2026/08/200826-envetec
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