Tumore alla prostata, l’esercizio fisico dovrebbe diventare parte integrante della cura

L’esercizio fisico dovrebbe essere prescritto di routine agli uomini affetti da tumore alla prostata e sottoposti a terapia ormonale. È la conclusione di uno studio clinico britannico, il trial Stamina, che ha evidenziato benefici significativi sulla qualità di vita dei pazienti e sulla gestione degli effetti collaterali del trattamento. La ricerca, pubblicata su The Lancet Oncology, ha coinvolto 700 uomini in cura presso 15 ospedali del Servizio sanitario nazionale inglese. I partecipanti, con un’età media di 72 anni, ricevevano la terapia di deprivazione androgenica, nota anche come ADT, utilizzata per ridurre i livelli di testosterone e rallentare la progressione del tumore. Sebbene efficace nel controllo della malattia, la terapia può provocare effetti debilitanti: forte stanchezza, aumento di peso, perdita di massa muscolare e di densità ossea, riduzione della forma cardiovascolare e un peggioramento del benessere psicologico. Fino al 77% degli uomini sottoposti a questo trattamento sperimenta problemi di affaticamento.

Un programma di allenamento supervisionato:

Nello studio, 389 pazienti hanno partecipato a un programma di attività fisica e supporto allo stile di vita, mentre 311 hanno ricevuto una forma potenziata delle normali cure. Il programma prevedeva due sessioni settimanali supervisionate per 13 settimane, con esercizi aerobici e di resistenza, accompagnati da consigli sull’alimentazione e da un sostegno comportamentale. Inizialmente gli uomini venivano seguiti individualmente da istruttori formati. In seguito, passavano a piccoli gruppi e proseguivano l’attività per altri nove mesi, con una supervisione gradualmente ridotta per favorire l’autonomia. Il modello ha mostrato un’elevata partecipazione: oltre otto pazienti su dieci sono rimasti coinvolti nel programma per l’intero periodo di dodici mesi. Il dato suggerisce che, se adeguatamente sostenuti, gli uomini sottoposti a terapia ormonale sono disposti non solo a iniziare un percorso di esercizio, ma anche a mantenerlo nel tempo. Rispetto agli uomini che avevano ricevuto le cure abituali potenziate, i partecipanti al programma hanno registrato:

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Benefici concreti sulla qualità di vita:

 

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una riduzione del 26% nel peggioramento della qualità di vita specifica legata al tumore alla prostata;
una riduzione del 30% nel peggioramento della fatica;
una riduzione del 37% nel deterioramento della qualità di vita generale legato al cancro.

I miglioramenti osservati nella qualità di vita generale hanno inoltre superato la soglia considerata clinicamente significativa. Ciò significa che non si è trattato soltanto di differenze statistiche, ma di benefici abbastanza rilevanti da essere percepiti concretamente dai pazienti nella vita quotidiana. Secondo i ricercatori, i risultati potrebbero persino sottostimare l’effetto reale dell’intervento. Il gruppo di confronto, infatti, non aveva ricevuto cure standard in senso stretto, ma un’assistenza “ottimizzata”, con più informazioni e sostegno sull’attività fisica di quanto normalmente disponibile nel sistema sanitario.
Non solo movimento, ma autonomia e relazioni

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L’esercizio può aiutare l’organismo a tollerare meglio gli effetti della terapia ormonale, preservando la forza muscolare e ossea e migliorando la resistenza cardiovascolare. In questo modo, anche le attività quotidiane possono risultare meno faticose. Ma il valore del programma non riguarda soltanto la componente fisica. Gli incontri di gruppo hanno offerto ai partecipanti l’opportunità di confrontarsi con altri uomini nella stessa situazione, rafforzando la fiducia, il senso di controllo e la motivazione. Per i promotori dello studio, la qualità di vita non dovrebbe essere considerata un aspetto secondario della cura. Sopravvivere più a lungo è fondamentale, ma lo è anche poter mantenere la propria indipendenza, le proprie relazioni e la capacità di svolgere le attività che danno significato alla vita.

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Lo studio non ha verificato se l’attività fisica aumenti direttamente la sopravvivenza. Tuttavia, i ricercatori osservano che il miglioramento della forma fisica, della stanchezza e della qualità di vita potrebbe produrre anche effetti più ampi sugli esiti di salute.
Un intervento economicamente sostenibile

Oltre ai benefici clinici, il programma si è dimostrato conveniente anche dal punto di vista economico. Il costo è risultato inferiore a 1.000 sterline per paziente all’anno e il rapporto è stato calcolato in 13.920 sterline per anno di vita ponderato per la qualità, un parametro utilizzato dal sistema sanitario britannico per valutare il rapporto tra costi e benefici dei trattamenti.

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La cifra è nettamente inferiore alla soglia di 30.000 sterline comunemente considerata indicativa di un buon rapporto costo-efficacia nel Servizio sanitario nazionale inglese.

L’organizzazione Nuffield Health, che ha fornito le palestre e gli istruttori specializzati, ha già avviato un programma gratuito di attività fisica per le persone colpite da tumore. In una prima fase il servizio è rivolto agli uomini sottoposti a trattamento per il tumore alla prostata, ma l’obiettivo è estenderlo anche ai pazienti con tumore al seno e all’intestino, arrivando a offrire oltre 50.000 posti gratuiti entro il 2030.
Dalle raccomandazioni alla pratica clinica

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Le linee guida del sistema sanitario inglese già indicano che agli uomini sottoposti a terapia ormonale dovrebbe essere offerta attività fisica supervisionata due volte alla settimana per dodici settimane. Secondo i ricercatori, però, questa raccomandazione viene applicata raramente nella pratica. Il Servizio sanitario nazionale britannico ha promesso nuovi standard per la preparazione e la riabilitazione dei pazienti oncologici entro il 2028. Restano tuttavia da definire le modalità concrete di attuazione.

Nel Regno Unito circa 600.000 uomini convivono con un tumore alla prostata e quasi la metà riceve una terapia ormonale in qualche fase della malattia. Per questo motivo, gli autori dello studio chiedono che l’esercizio fisico supervisionato e il sostegno allo stile di vita diventino una componente finanziata e garantita dell’assistenza oncologica, indipendentemente dal luogo di residenza del paziente. La sfida, sostengono, non è più dimostrare l’esistenza di un beneficio. Le prove scientifiche ci sono, il modello è stato testato su larga scala e i pazienti hanno dimostrato di poterlo seguire. Ora il passaggio decisivo consiste nel trasformare l’attività fisica da semplice consiglio generale a parte effettiva e ordinaria della cura del tumore alla prostata. Di seguito, riportiamo il link diretto allo studio scientifico di riferimento:

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