Cancro allo stomaco, un’abitudine alimentare molto diffusa potrebbe rappresentare un fattore di rischio secondo uno studio preliminare del 2026

Un elevato consumo di bevande zuccherate potrebbe essere associato a una maggiore incidenza di cancro gastrico. È quanto suggerisce una recente lettera di ricerca pubblicata sulla rivista Gastro Hep Advances, basata sull’analisi di due ampie coorti statunitensi di professionisti sanitari. Lo studio ha esaminato anche il possibile ruolo delle bevande dolcificate artificialmente, senza rilevare un’associazione significativa con il rischio di tumore dello stomaco. I risultati, tuttavia, non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto e dovranno essere confermati da ulteriori ricerche.

Il cancro gastrico e i principali fattori di rischio:

Il cancro gastrico rappresenta una delle principali cause di morte oncologica a livello globale. Tra i fattori di rischio già riconosciuti figurano l’infezione da Helicobacter pylori, il sesso maschile, l’età avanzata, il consumo di alcol e il fumo. Anche l’alimentazione può influenzare il rischio. Diete ricche di pesce salato, verdure sottaceto e carni cotte alla griglia o alla brace, e povere di frutta e verdura, sono state associate a una maggiore incidenza della malattia. Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata anche sulle bevande zuccherate, come bibite gassate, punch, limonate, bevande sportive e altre preparazioni contenenti zuccheri aggiunti. Questi prodotti sono già stati collegati a obesità, diabete e ad alcuni tipi di tumore, ma il loro possibile legame con il cancro gastrico era meno chiaro.
Come è stato condotto lo studio

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I ricercatori hanno utilizzato i dati di due grandi studi prospettici statunitensi:

il Nurses’ Health Study, che ha coinvolto infermiere registrate;
l’Health Professionals Follow-up Study, composto da professionisti sanitari di sesso maschile. L’analisi ha incluso complessivamente 112.284 partecipanti. Le abitudini alimentari sono state rilevate ogni quattro anni attraverso questionari validati sulla frequenza di consumo degli alimenti, mentre informazioni sullo stile di vita, sulle condizioni di salute e sulle diagnosi sono state raccolte ogni due anni. Il consumo di bevande è stato suddiviso in diverse categorie, da meno di una porzione al mese a più di una porzione al giorno. Una porzione corrispondeva a circa 8 once, equivalenti a poco meno di 240 millilitri. Nel corso di 3.204.001 anni-persona di osservazione sono stati identificati 278 casi di cancro gastrico: 140 tra le partecipanti al Nurses’ Health Study e 138 tra i partecipanti all’Health Professionals Follow-up Study. Per rendere l’analisi più attendibile, i ricercatori hanno tenuto conto di diversi fattori potenzialmente in grado di influenzare il rischio, tra cui etnia, indice di massa corporea, apporto calorico, fumo, consumo di alcol, diabete, attività fisica, qualità complessiva della dieta, fattori riproduttivi e uso di farmaci.

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Un’associazione soprattutto tra i consumi più elevati:

I partecipanti che consumavano più di una porzione al giorno di bevande zuccherate presentavano una maggiore incidenza di cancro gastrico rispetto a coloro che ne consumavano meno di una porzione al mese. La differenza appariva concentrata soprattutto nella categoria di consumo più elevata. Nei livelli di assunzione inferiori, invece, le stime erano più vicine a quelle osservate nel gruppo di riferimento. L’associazione è stata riscontrata sia tra le donne sia tra gli uomini, nelle rispettive coorti di appartenenza. Questo risultato suggerisce che il rischio potrebbe essere legato soprattutto a un consumo frequente e consistente. Tuttavia, trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire che le bevande zuccherate siano direttamente responsabili dell’insorgenza del tumore.

Nessun legame evidente con le bevande dolcificate artificialmente:

Diversamente dalle bevande contenenti zuccheri, quelle dolcificate artificialmente non hanno mostrato un’associazione significativa con l’incidenza del cancro gastrico. Le analisi non hanno evidenziato una tendenza chiara all’aumentare del consumo, né considerando l’intera popolazione dello studio né analizzando separatamente le due coorti. Il tema dei dolcificanti artificiali rimane comunque oggetto di discussione scientifica. In particolare, l’aspartame è stato classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro come “possibilmente cancerogeno per l’uomo”, nella categoria Gruppo 2B. Questa classificazione indica un’evidenza limitata e non equivale a dimostrare che il consumo dell sostanza provochi necessariamente un tumore.

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Il ruolo di Helicobacter pylori:

Poiché l’infezione da Helicobacter pylori è uno dei principali fattori di rischio per il cancro gastrico, i ricercatori hanno cercato di valutare se potesse spiegare almeno in parte l’associazione osservata. L’analisi è stata condotta in un sottogruppo limitato di partecipanti, attraverso la ricerca nel sangue degli anticorpi IgG contro il batterio. Il campione comprendeva 616 persone del Nurses’ Health Study e 324 dell’Health Professionals Follow-up Study. In questo gruppo, il consumo di bevande zuccherate e quello di bevande dolcificate artificialmente non sono risultati associati alla presenza dell’infezione. Il dato, però, deve essere interpretato con cautela a causa del numero limitato di partecipanti con informazioni sierologiche disponibili.

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Un possibile ruolo del fruttosio:

Lo studio ha inoltre rilevato un’associazione positiva tra l’assunzione totale di fruttosio e l’incidenza del cancro gastrico, in particolare tra le donne. Secondo gli autori, un apporto elevato di fruttosio potrebbe essere rilevante perché molte bevande zuccherate ne contengono quantità significative. Tuttavia, il fruttosio può provenire da numerosi alimenti e bevande, per cui non è possibile attribuire automaticamente l’associazione alle sole bibite zuccherate. Quali meccanismi potrebbero essere coinvolti? Il meccanismo biologico alla base dell’associazione non è ancora chiaro. I ricercatori hanno ipotizzato diversi percorsi possibili:

  • aumento di peso e obesità;
  • insulino-resistenza;
  • alterazioni degli ormoni steroidei;
  • infiammazione cronica;
  • danno al DNA;
  • modificazioni del microbiota intestinale, note come disbiosi.

Questi processi potrebbero contribuire allo sviluppo di condizioni favorevoli alla comparsa del tumore, ma al momento si tratta soltanto di ipotesi che dovranno essere verificate sperimentalmente.

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I limiti della ricerca:

Gli autori hanno evidenziato diversi limiti. Innanzitutto, le informazioni sull’infezione da Helicobacter pylori erano disponibili soltanto per un sottogruppo ristretto. Mancavano inoltre dati completi sulla sede anatomica dei tumori, sulla familiarità per il cancro gastrico e sulla storia di precedenti endoscopie del tratto digestivo superiore. Le due coorti erano composte prevalentemente da persone di origine caucasica e da professionisti sanitari. Di conseguenza, i risultati potrebbero non essere generalizzabili a tutte le popolazioni o agli adulti più giovani. Inoltre, il consumo alimentare è stato valutato attraverso questionari. Sebbene validati, questi strumenti possono essere soggetti a errori di memoria o a imprecisioni nella stima delle quantità consumate.

Si tratta comunque di uno studio preliminare: 

Lo studio suggerisce che un consumo elevato di bevande zuccherate possa essere associato a una maggiore incidenza di cancro gastrico. L’associazione è stata osservata sia tra le donne sia tra gli uomini e sembra riguardare soprattutto chi consumava più di una porzione al giorno. Non è emerso, invece, un legame analogo per le bevande dolcificate artificialmente. Anche l’analisi disponibile non ha indicato un’associazione tra il consumo di queste bevande e l’infezione da Helicobacter pylori. I risultati non dimostrano che le bevande zuccherate causino direttamente il cancro gastrico, ma rafforzano l’opportunità di limitarne il consumo nell’ambito di un’alimentazione equilibrata. Saranno necessari ulteriori studi, condotti su popolazioni più ampie e diversificate, per confermare l’associazione e chiarire i meccanismi biologici coinvolti. Di seguito, riportiamo qui sotto il link diretto alla pubblicazione scientifica di riferimento:

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