Specifiche analisi del sangue scovano più tumori rispetto agli screening oncologici standard secondo uno studio scientifico del 2026

Un semplice prelievo di sangue potrebbe contribuire a individuare numerosi tumori prima della comparsa dei sintomi. È quanto emerge dai risultati dello studio PATHFINDER 2, pubblicati su Nature Medicine, secondo cui l’aggiunta del test Galleri agli screening oncologici standard ha aumentato di 6,5 volte il numero di tumori diagnosticati attraverso lo screening. Lo studio è stato condotto dal Knight Cancer Institute dell’Oregon Health & Science University, in collaborazione con GRAIL, l’azienda che ha sviluppato il test. PATHFINDER 2 ha coinvolto 35.878 adulti di almeno 50 anni negli Stati Uniti e in Canada, diventando il più ampio studio interventistico nordamericano dedicato alla diagnosi precoce di molteplici forme tumorali.

Come funziona il test:

Galleri analizza il DNA libero circolante presente nel sangue, cioè il materiale genetico rilasciato dalle cellule nell’organismo. Attraverso un algoritmo di apprendimento automatico, il test cerca specifici schemi chimici in grado di distinguere il DNA proveniente da cellule sane da quello associato a cellule tumorali. In caso di segnale positivo, il test fornisce anche un’indicazione sull’organo o sulla zona del corpo da cui potrebbe avere origine il tumore. Questo dato può aiutare i medici a orientare più rapidamente gli accertamenti diagnostici successivi. Il test non è pensato per sostituire gli screening già raccomandati per tumori della mammella, del colon-retto, della cervice uterina e del polmone. L’obiettivo è affiancarli, contribuendo a individuare neoplasie per le quali oggi non esistono programmi di screening generalizzati.

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Quasi metà dei tumori individuati nelle fasi iniziali:

Tra i tumori identificati per la prima volta grazie al test, quasi la metà è stata diagnosticata agli stadi 1 o 2. Quasi tre quarti, invece, sono stati scoperti entro lo stadio 3, quando le possibilità di trattamento con intento curativo sono generalmente maggiori. Un dato particolarmente significativo riguarda il tipo di tumori individuati: il 70% di quelli diagnosticati attraverso Galleri non rientra attualmente nei programmi nazionali di screening. Molti dei tumori più letali — tra cui quelli del pancreas, dell’ovaio, del fegato e delle vie biliari — vengono infatti spesso scoperti soltanto quando compaiono i sintomi. A quel punto la malattia può essere già in fase avanzata e più difficile da trattare. «Non si tratta di sostituire gli screening standard, ma di affiancarli con uno strumento potente», ha spiegato Nima Nabavizadeh, autore principale dello studio e direttore della ricerca clinica sulla diagnosi precoce presso il Knight Cancer Institute. «Utilizzati insieme, possono consentire di individuare un numero molto maggiore di tumori in fase iniziale».
Accuratezza e falsi positivi Nel corso dello studio, Galleri ha rilevato un segnale compatibile con la presenza di un tumore in 287 partecipanti. Dopo gli accertamenti diagnostici, il cancro è stato confermato in 173 casi, con un valore predittivo positivo del 60,3%. Il test ha inoltre mostrato una specificità del 99,64%, corrispondente a un tasso di falsi positivi dello 0,36%. Secondo i ricercatori, questa elevata specificità è stata progettata per ridurre il numero di persone sottoposte inutilmente a ulteriori procedure. Galleri ha individuato correttamente l’origine del segnale tumorale nel 91,3% dei casi. Tra gli oltre 35.000 partecipanti valutati sotto il profilo della sicurezza, soltanto lo 0,6% ha dovuto sottoporsi a una procedura invasiva dopo un risultato positivo; nella maggior parte dei casi si è trattato di interventi non chirurgici. Il risultato positivo, tuttavia, non equivale a una diagnosi definitiva. Sono necessari ulteriori esami per confermare o escludere la presenza di un tumore.

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Il caso di un tumore delle vie biliari:

Uno degli episodi più significativi riguarda un medico dell’Oregon in pensione che aveva 84 anni quando si è iscritto allo studio. Il test ha rilevato un segnale riconducibile al fegato. Gli esami successivi hanno portato alla diagnosi di un colangiocarcinoma, un raro tumore delle vie biliari che non dispone di uno screening di routine e che viene spesso scoperto soltanto dopo la comparsa dei sintomi. Poiché la malattia era stata individuata precocemente, i chirurghi hanno potuto rimuovere una parte del fegato. Oggi Weingarten ha 88 anni ed è libero dal tumore. «Se avessi aspettato la comparsa dei sintomi, la malattia sarebbe stata probabilmente incurabile», ha raccontato. Anche il caso di un uomo di 68 anni, mostra l’importanza della diagnosi precoce. Il test ha contribuito a individuare un carcinoma epatocellulare in fase iniziale. Dopo un rapido percorso diagnostico, Dawkins è stato preso in carico da un’équipe specializzata e sta valutando anche l’opzione del trapianto di fegato.

Un risultato promettente, ma non ancora definitivo

I risultati di PATHFINDER 2 indicano che un test ematico in grado di cercare contemporaneamente numerosi tipi di cancro può aumentare il numero di diagnosi precoci. Tuttavia, lo studio non dimostra ancora in modo definitivo che l’utilizzo del test riduca la mortalità complessiva per tumore. Questa distinzione è importante. Individuare una malattia prima non significa automaticamente dimostrare che il paziente vivrà più a lungo: per stabilire l’effettiva utilità clinica del test sono necessari studi randomizzati e un periodo di osservazione più lungo. Proprio per questo, i risultati di PATHFINDER 2 vengono valutati insieme a quelli dello studio britannico NHS-Galleri, che ha coinvolto quasi 140.000 partecipanti. In quel caso, il test non ha prodotto una riduzione statisticamente significativa del numero combinato di tumori diagnosticati agli stadi 3 e 4. Sono però emersi segnali incoraggianti: nelle seconde e terze tornate di screening, le diagnosi di tumori allo stadio 4 sono diminuite di oltre il 20% per 12 delle forme tumorali più letali, mentre sono aumentate le diagnosi agli stadi 1 e 2. Secondo i ricercatori, il primo ciclo di screening può portare alla scoperta simultanea di molti tumori già presenti ma ancora asintomatici, compresi alcuni in stadio 3. Saranno quindi necessari ulteriori controlli per capire se, nel tempo, questo anticipo diagnostico si tradurrà in una reale riduzione dei decessi.

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La prossima fase della ricerca:

Il Knight Cancer Institute sta già partecipando a nuovi progetti. Lo studio REACH sta valutando l’utilizzo annuale dei test per la diagnosi precoce multipla nei beneficiari di Medicare, mentre il programma INFORM si concentrerà sulle persone con un rischio ereditario elevato, una forte familiarità per il cancro o sindromi genetiche predisponenti. Queste ricerche includeranno anche modalità di accesso a distanza, come la telemedicina, i prelievi a domicilio e il coinvolgimento di laboratori presenti sul territorio. Il test Galleri rappresenta quindi una delle tecnologie più promettenti nel campo della diagnosi precoce, ma il suo ruolo nella pratica clinica dovrà essere definito attraverso ulteriori studi. La sfida sarà dimostrare non soltanto che può individuare più tumori, ma che questa diagnosi anticipata migliora concretamente le prospettive e la qualità di vita dei pazienti. Di seguito, riportiamo qui sotto il link diretto alla pubblicazione scientifica di riferimento:

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