Dai gusci d’uovo per produrre cemento ai fondi caffè per fare i funghi: un mondo senza rifiuti è possibile. Guardate il VIDEO

Oggi è cosa nota la raccolta differenziata, ma altre volte i rifiuti non differenziabili vengono ancora conferiti negli inceneritori. E’ mai possibile che non ci siano ancora alternative concrete alla combustione dei rifiuti? E’ possibile che ciò che consideriamo ancora per l’appunto “rifiuti” non siano completamente riutilizzabili? A questa domanda ha cercato di rispondere un servizio televisivo della RAI nel corso di uno speciale del Tg1.

Il servizio apre con le ecoballe presenti in Campania: cattivi odori, acqua calda e sostanze inalate creano disagi e indignazione dei cittadini. Poi si parte con le idee: il legno di pioppo, ad esempio, può essere riutilizzato come materia prima per la produzione di altri prodotti basati sul legno. Lo spiega bene Massimo Fagnai, dell’Università Federico II di Napoli.

Il servizio prosegue poi citando Zero Waste Europe. Un suo rappresentante italiano, Rossano Ercolini, viene inquadrato in una scuola durante una lezione con giovanissimi studenti. Capannori è stato il primo comune italiano ad adottare la Strategia Rifiuti Zero. Attualmente, riporta il servizio dello speciale Rai, la raccolta differenziata è all’88%. E’ quindi possibile un riutilizzo completo dei rifiuti? Persino i rifiuti che attualmente sono considerati non riciclabili, ovvero destinati all’indifferenziato, con alcune modifiche di produzione potrebbero essere invece oggetti riciclabili.

Come i cerotti interamente di cellulosa, o rasoi usa e getta che attualmente hanno plastica e lametta che non si possono separare. E’ essenziale che la comunità creda alla Strategia Rifiuti Zero. Per questo anche i cittadini vanno premiati: meno indifferenziata produrranno e meno tassa rifiuti pagheranno. Questo vuol dire riconoscere i meriti della differenziata. A Capannori tutto era cominciato con la battaglia di una protesta contro la costruzione di un inceneritore. Dalla protesta alla proposta: Strategia Rifiuti Zero consente di fatto di non conferire i rifiuti in discariche o negli inceneritori.

Hans Schnitzer (Politecnico di Graz, Austria) sostiene che la politica dovrebbe incentivare le industrie che producono materiali compatibili con l’ambiente. Sui rifiuti la Stiria è un modello per tutta l’Austria. Lo sa bene il signor Hans Roth, imprenditore del riciclo dei rifiuti. Anche egli sostiene quanto sia importante sensibilizzare i cittadini alla raccolta differenziata sin dalla prima infanzia. Balle tutte ben divise destinato a una seconda vita sono presenti presso il suo centro di raccolta e riciclo. L’imprenditore ha allargato la sua impresa anche in altri paesi come la Germania e l’Ungheria con oltre 3000 dipendenti. “Tra Italia ed Austria non vi è alcuna differenza tecnologia, se la raccolta non viene fatta è solo colpa della politica – sostiene l’imprenditore austriaco.

Il vetro viene separato in vetro verde e vetro trasparente. Poi viene ovviamente l’organico. Sempre il prof. Hans Schnitzer sostiene che la raccolta differenziata abbia subito un notevole rallentamento a causa dell’aumento dell’uso di imballaggi inquinanti. In Austria tutto l’indifferenziato viene ancora bruciato per produrre energia. L’unica cosa positiva è che la comunità risparmia soldi perché riutilizza l’indifferenziata al posto del costoso carbone. Secondo l’intervistato la centrale non produrrebbe che vapore acqueo e risulterebbe quindi sicura. Nella Stiria meridionale, la plastica non riciclabile viene sottoposta ad un processo di polverizzazione per produrre un carburante economico per il vicino cementificio.

La metà della plastica conferita risulta sminuzzata perché già riciclata e quindi viene sottoposta a combustione. Anche rifiuti provenienti dall’Italia vengono riutilizzati in Austria per produrre energia. La forte richiesta di combustibili da rifiuti non favorisce la ricerca. Ma davvero l’indifferenziato si può solo bruciare? L’attivista del Movimento Rifiuti Zero è riuscito a convincere un grande lavoratore della plastica. L’italiano Valter Severini, di Selene Spa, mostra come sia possibile produrre sacchi e pedane con scarti di plastica normalmente non riciclabile. Tecnicamente si può fare, ma occorre anche considerare la richiesta sul mercato: le pedane in plastica riciclata da plastica già riciclata devono vedersela contro le tradizionali pedane in legno.

Da dieci anni gli autobus di Graz (Austria) vanno a biodiesel. Tutto è nato dagli anni della “mucca pazza” quando gli allievi del prof. Schnitzer riutilizzarono gli scarti dei bovini morti. Oggi, fa sapere l’imprenditore Edgar Ahn, gli impianti attuali producono biodiesel dalla raccolta dell’olio da riciclare. In Austria il biodiesel costa meno e ha meno impatto ambientale. A differenza del gasolio è completamente biodegradabile e anche dovesse essere sversato, non inquina.  Anche secondo l’imprenditore, se tutti quanti facessero pressione sui politici, il passaggio di riutilizzo completo e quindi di chiusura di discariche ed inceneritori, sarebbe molto più breve.

uno dei bus a biodiesel

Sapete dove vanno a finire i rifiuti di Roma? A Tulln, in Austria, i rifiuti italiani arrivano direttamente in treno. Francesco Fallica e il suo socio tedesco stanno evitando il peggio per Roma trasportando i rifiuti in Austria per incenerirli. Il vapore genera energia elettrica attraverso una turbina che alimenta poi una centrale. A trecento metri di distanza vi è un campo da golf. Anche in Austria nessuno è contento di avere industrie nel proprio giardino, ma a volte le proteste mancano a causa dell’abitudine dei cittadini nel vivere tra le aree industriali. In realtà non è una cosa positiva, ma è un’alternativa all’acquisto di carbone e petrolio. Qui molti affermano che l’inceneritore ha un basso impatto sull’ambiente. Attraverso un oblò è possibile vedere i rifiuti bruciare. Tutto è automatizzato e la troupe Rai in tutto il giro non ha che incontrato una decina di operai. Persino gli strumenti in sala controllo sembrano molto semplici da gestire. Le norme comunque sono molto severe. L’impianto ha tre diversi filtri e le emissioni sarebbero comparabili a quelle di due camion perennemente in moto. Le polveri ultrafini sarebbero comunque potenzialmente molto dannose, curiosamente, risulterebbero poche le ricerche a tal proposito. Per il prof. Massimiliano Lega, dell’Università Parthenope di Napoli, le ricerche sull’interazione tra questo tipo di attività e l’impatto sull’ambiente scarseggiano. L’Italia comunque, se non adotterà metodi alternativi, sarà ancora costretta ad esportare. Nel frattempo, l’Austria guadagna il doppio, l’Italia è ancora in fase decisionale. Anche per Sergio Ulgiati, dell’Università Parthenope di Napoli, occorre spiegare all’opinione pubblica che ogni rifiuto, smaltito correttamente, diventa una fonte di nuove risorse. Nel momento in cui vi è una nuova risorsa c’è una fonte di guadagno.

Quello che era un errore in passato, ci spinge oggi a trasformare l’errore in una sfida: davanti c’è un investigatore che cerca di risalire alla causa dei danni ambientali del passato, dall’altro il futuro del riutilizzo.

Per l’imprenditore italiano Giuseppe Capuano, rigenerando parte del bitume significa prelevare meno petrolio per la produzione di strade. Riutilizzando conglomerato bituminoso è possibile evitare l’acquisto di nuova materia prima.

Il materiale bituminoso riutilizzabile

Nei laboratori dell’Università Federico II è attualmente in corso una ricerca coordinata dalla professoressa Festa per costruire strade riutilizzando rifiuti speciali. Nei test vengono riutilizzati scarti di materiale per la produzione di gallerie, ceneri prodotte dai termovalorizzatori e pneumatici bruciati. Il materiale viene anche sottoposto a test di resistenza e impatto ambientale. Il materiale migliore risulterebbe paradossalmente proprio quello derivante dai pneumatici bruciati, un fenomeno purtroppo ancora reale nella zona.

Asfalto prodotto da pneumatici bruciati a Napoli

In Provincia di Caserta, sempre più aziende entrano nel riciclo virtuoso dei rifiuti. I rifiuti del tipo RAEE, ovvero elettrodomestici, contengono una serie di materiali, a volte anche di valore: rame, oro e plastiche. Quello dei rifiuti elettronici è un settore tutto da regolare. Occorre prestare attenzione per non trasformare questo business in una bomba ecologica. A volte l’improvvisazione la fa da padrone e si rischia di non chiudere il ciclo. Per l’imprenditore Dario Antarella, la soluzione più logica  sarebbe quella di portare questi impianti nei pressi dei centri commerciali per agevolare il riciclo.

Sempre in zona, un’altra grande impresa ricicla bottiglie di plastica.  Più o meno ottanta campi di calcio di materiale riutilizzato solo nel 2015 per l’azienda dell’imprenditore Antonio Diana. All’inizio degli anni ’80, l’azienda diede molto fastidio alla Camorra a causa della sua ambizione del riciclo. Il padre degli imprenditori perse la vita.

Tra gli oggetti esposti: alcuni fatti con carta solida

Se l’attività trova altri componenti oltre a quello da riciclare, il valore del materiale si riduce sempre più, causando una spesa maggiore per lo smaltimento. Questo i cittadini devono assolutamente saperlo perché i costi ricadono in quel caso sull’amministrazione che non ci guadagna nulla. Il grande animatore di mercati dell’usato Augusto La Cala, spiega che il riciclo di carta può creare un materiale solidissimo in grado di essere levigato e di produrre oggetti solidi come un vaso.

L’attuale assenza di normative specifiche a questo tipo di attività causa anche una situazione caotica sulla quale gli interessi di pochi sovrastano quelli della comunità e che consente di fatto a tutti di fare quel che vogliono. Occorrono quindi leggi specifiche per promuovere il riciclo completo privo di impatto ambientale.

L’Italia potrebbe diventare un incubatore di un nuovo sistema economico. Il cittadino va però informato per bene. “C’è una recettività da parte delle persone” – fa sapere Sergio Ulgiati“se scatta il riconoscimento e la remunerazione, i tempi sono molto più brevi”. 

In alcuni comuni italiani, i cittadini sembrano anche molto entusiasti della raccolta differenziata. A Treviso la raccolta è all’85%. Serve solo collaborazione dei cittadini e coraggio degli amministratori locali. Come Capannori, anche per l’azienda Contarina, il punto di forza è il controllo elettronico di quanto l’utente produce l’indifferenziato.

Il controllo elettronico del conferimento di rifiuti

La vera rivoluzione sta nel riciclo dei pannolini, solitamente considerati non riciclabili. Anche nei pannolini c’è del materiale che può essere riutilizzato: cellulosa sterilizzata. La Contarina per questo è riuscita ad andare avanti con un Ricorso al Tar.

I rifiuti sono delle risorse. “I rifiuti sono delle risorse messe in un posto sbagliato”Paola Fico, una penalista che si occupa di rifiuti.  Su questo persino le normative europee mettono i bastoni tra le ruote impedendo a volte nuove ambiziose strade a causa di direttive europee che considerano i rifiuti come un problema di salute pubblica. Il rifiuto non è immondizia. In una normativa europea, il riciclo dei rifiuti è solo una parte del testo. Per Roberto Coizet (Presidente Edizioni Ambiente) vi è un malinteso sul paragone tra economia circolare e riciclo dei rifiuti, perché i rifiuti sono una metafora trasparente di tutto ciò che viene gettato via dalla società.

L’approccio culturale che paragona il rifiuto alla sola sporcizia spinge alcuni grandi marchi a tenerlo nascosto. Eppure vi è la possibilità ad esempio di riutilizzare plastiche per produrre scooter. Dietro l’angolo ci sono possibilità immense. Il vantaggio evidente. Li dove l’altra economia sta collassando, quella circolare può essere una risposta a lungo termine.

Per l’economista ed imprenditore belga Gunter Pauli, occorre utilizzare come materia prima ciò che più si ha a disposizione: se abbiamo milioni di tonnellate di rifiuti occorre partire da li. E’ impossibile produrre qualcosa che non serve a nessuno. Non c’è disoccupazione in natura: se associamo il non-uso delle risorse e la disoccupazione massiccia come quella giovanile ci accorgeremmo che vi è un’opportunità concreta.

La risposta sta quindi nel scegliere prodotti organici, biodegradabili. L’imprenditore ha realizzato un cortometraggio animato che spiega questi passaggi:

 

Dal fondo caffè, ad esempio, è possibile produrre un concime per funghi.

L’imprenditore Antonio Di Giovanni ha preso alla lettera questo esempio coltivando funghi attraverso questa tecnica, realizzando anche un kit per l’autoproduzione.  Non solo vengono recuperati così gli scarti, ma al contempo viene prodotto compost e prodotti funghi freschi. L’idea è quella di produrre prodotti a km0 (anzi, a metro zero!) con gli scarti prodotti sullo stesso luogo.

i funghi prodotti con i fondi del caffè

Lo sapevate che i gusci delle uova vanno sterilizzati e non possono finire nell’organico ma che possono essere riutilizzati come calce e cemento naturale molto resistente e di ottima qualità? E’ quanto sta mettendo in pratica l’azienda italiana Calchera San Giorgio (Crigno, TN). Un cemento naturale che non rilascia nessun tipo di elemento. Una soluzione anche per i terremotati? Un cemento molto più flessibile ed elastico.

Calce e cemento prodotta riutilizzando i gusci di uova

La Germania ha attualmente 68 termovalorizzatori che bruciano rifiuti sia tedeschi che provenienti da altri paesi. Un business da quasi tre miliardi di euro. Controlli rigidissimi: non solo della Agenzia Federale dell’Ambiente ma anche della Polizia sui carichi trasportati dai rifiuti su strada. L’Agenzia è presente nella Germania orientale, li dove tempo fa si sviluppò il Movimento Bauhaus, il movimento culturale che ha influenzato l’architettura del 900 e che oggi porta ancora frutti importanti come edifici ad emissioni zero.

Tutti gli impianti in Germania devono avere fondi impermeabili e che i rifiuti siano inerti e che non producano ne percolato ne fondi gassosi. La colpa è solo nostra, è solo il nostro stile di vita che rende ancora necessari gli inceneritori. A Magdeburgo gli inceneritori sono ancora una realtà e il sistema di filtraggio e lo smaltimento delle ceneri necessitano periodici interventi costosi. Il resto dei costi (personale) risulta inferiore a quello dei cementifici.

Secondo un imprenditore locale, la lobby del cemento è ancora molto potente a tal punto da evitare gli stretti controlli presenti invece per gli inceneritori. Per Gunter Pauli, la soluzione è arrivare a tal punto che l’inceneritore risulti più costoso della Strategia di Riutilizzo, in modo da convincere i governi ad evitare questa applicazione.

A Treviri, sempre in Germania, si cerca di produrre più rifiuti da riciclare piuttosto che da bruciare. Nella zona non vi sono inceneritori perché non vi è il bisogno. La terza via dell’azienda di Treviri è caratterizzata da un “gigantesco phon” in grado di esiccare i rifiuti. Potrebbe rivelarsi un’alternativa più economica e meno inquinante dell’incenerimento dei rifiuti. Per l’imprenditore locale Mazimilian Monzel, l’inceneritore non è una cosa moderna: costa tanto e non ha un valore di investimento per il futuro.

Almeno per ora, la Germania continuerà a bruciare rifiuti per risparmiare carbone e con quello che non riescono a bruciare producono pastiglie per l’industria siderurgica. Anche dal vetro misto è possibile creare materiali riutilizzati molto resistenti.

 

In Nord Italia, l’imprenditore Francesco Natta si occupa di questo per il mondo agricolo. Tutti i sottoprodotti chimici vengono recuperati ripulendo le aree agricole e naturali. In questa maniera si può persino ricreare l’ecosistema della Pianura Padana partendo da un’area poco fertile, bandendo i pesticidi. Un solo impianto può produrre biofertilizzante per circa 5.000 ettari.

Sempre in Italia, a Milano, vi è anche la produzione di bioplastica per produrre anche scocche dei motorini. Una plastica biodegradabile prodotta dalla Facoltà di Agraria partendo dall’umido. Una plastica che torna poi ad essere Co2 che diventa quindi biomassa che torna ad essere cibo e così via. Fine del rifiuto. Se il rifiuto diventa materia prima a questo punto è possibile prevedere una riduzione dei costi e delle tasse rifiuti.

La bioplastica prodotta a Milano

Questo è di fatto il concetto di “End of Waste”. La fine del rifiuto, per l’appunto. E’ quindi possibile non solo riutilizzare i rifiuti, ma trasformarli in risorse ecocompatibili e generare valore.

“Se il nostro modello è l’austerità, se il nostro modello è fare concorrenza con il mondo a costi sempre più bassi non si risolvono i problemi. I rifiuti vanno riciclati localmente. C’è così’ tanto danaro nei nostri sistemi. Non è il governo che fa la differenza. Bisogna capire dove si trova il danaro. I giovani avranno successo solo quando non avranno soldi e non avranno esperienza” – conclude Gunter Pauli nello speciale del Tg1. 

Paradossalmente è così: bisogna valutare molto il servizio per produrre cose utili alla società. Il “vizio” di produrre cose inutili per la società non è più credibile: occorre creare un’impresa in grado di essere utile alla società.  Il VIDEO del servizio:

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Si può riciclare tutto? Ne parla uno speciale TG1

Posted by Andria Salute e Benessere on Monday, February 6, 2017