
Una start-up canadese sta sperimentando una soluzione per rallentare l’erosione del permafrost e, potenzialmente, limitare le emissioni di gas serra che ne derivano. L’idea di PermaC è ricoprire le zone più vulnerabili con una sorta di “coperta” isolante composta da trucioli di legno, terra, semi di piante autoctone e una stuoia simile alla juta, realizzata con fibre di gusci di cocco. Il permafrost — il terreno che resta congelato per almeno due anni consecutivi — si sta scongelando con l’aumento delle temperature. Quando il suolo si degrada, la materia organica intrappolata può decomporsi e liberare anidride carbonica e metano. Su scala globale, la misura più efficace per rallentare il disgelo resta ridurre le emissioni causate dai combustibili fossili. Alcuni ricercatori, tuttavia, stanno valutando anche interventi diretti per proteggere gli ambienti ghiacciati. PermaC ha testato la propria copertura nei Territori del Nord-Ovest, in Canada, su una zona interessata da una frana da disgelo, chiamata retrogressive thaw slump. In questi fenomeni, il terreno gelato si scioglie e cede, esponendo nuovi strati all’erosione e al calore. Secondo alcune stime, queste aree di rapido cedimento potrebbero aumentare le emissioni del permafrost fino al 40% rispetto alle proiezioni basate soltanto sul disgelo graduale. Il primo test della start-up ha prodotto un risultato incoraggiante:
L’estate artica:
durante l’estate artica, il bordo della frana non protetto si è ritirato di cinque metri, mentre nell’area coperta non è stato misurato alcun arretramento. Christina Schaedel, scienziata del permafrost al Woodwell Climate Research Center e consulente dell’azienda, definisce il dato promettente, ma sottolinea che deriva da un solo sito osservato per una sola stagione. Resta inoltre difficile stabilire quante emissioni la copertura riesca effettivamente a evitare. Le quantità dipendono, fra gli altri fattori, dalla forma della frana, dal carbonio contenuto nel suolo e dalla quota che, dopo l’erosione, si trasforma in anidride carbonica o metano. Per questo, le stime attuali di PermaC sono preliminari. La cofondatrice calcola che proteggere una frana ricca di carbonio potrebbe evitare, in media, circa 2.200 tonnellate di CO₂ all’anno. Se la tecnologia fosse installata in 20.000 siti tra Canada e Alaska, l’obiettivo dichiarato dall’azienda per il prossimo decennio, il risparmio potrebbe arrivare a circa 40 milioni di tonnellate annue: una stima paragonabile alle emissioni annuali dell’Ungheria.
Per trasformare queste proiezioni in crediti di carbonio vendibili, PermaC sta preparando una metodologia che possa essere verificata da soggetti indipendenti. L’azienda punta a emettere i primi crediti già dal prossimo anno e ha raccolto finora 1,4 milioni di dollari canadesi da investitori. La copertura offre dunque una possibile strategia per contenere l’erosione in specifici punti critici, ma la sua efficacia su larga scala e il volume di emissioni che potrebbe davvero prevenire devono ancora essere dimostrati. Dopo il primo risultato positivo, serviranno test più numerosi e misurazioni solide prima di poter valutare quanto questa soluzione possa contribuire alla protezione del permafrost artico.
Fonte: https://www.nature.com/articles/d41586-026-03045-8
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