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L’Ungheria sfida BCE e FMI nazionalizzando banche e acqua per posti di lavoro

Viktor OrbánSe il sistema politico ungherese fa molto parlare di sè (anche per le sue linee definite da “regime dittattoriale” dalla stampa e da alcuni gruppi politici), non è da meno il modello economico adottato dal governo Orban: una politica finanziaria indipendente dalle indicazioni della Commissione Europea e che va contro i dettami della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale. EstOvest apre la puntata con un servizio di Antonio Di Bartolomeo da Budapest dove ha raccolto i pareri contrastanti dei sostenitori e dei critici del sistema Orban. Se da un lato l’inflazione supera il 5 per cento e la disoccupazione è a due cifre, dall’altro i conti pubblici sono in ordine e la crescita economica è in leggera ripresa dopo un 2012 difficile. Il servizio:

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Mentre in Italia le bollette continuano a salire e le varie amministrazioni locali stanno privatizzando le aziende dell’acqua andando contro il parere negativo degli italiani (i quali hanno votato contro in un recente referendum) il premier unghereseViktor Orbán ha dichiarato che il Paese è in trattative per procedere alla nazionalizzazione di sei o sette utilities.

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L’intento, ha spiegato il leader di centro-destra, sarebbe quello di far scendere i prezzi dell’energia per proseguire il rilancio dell’economia interna. “Stiamo conducendo numerosi incontri per riacquistare 6 o 7 società, in passato privatizzate, del comparto utility”, ha detto Orbán.
Silenzio assoluto sul nome delle aziende in questione. In Ungheria uno dei maggiori player del settore è il Gruppo ENI, con la locale Tigaz, oltre ad E.on e RWE (Germania) e alle francesi GDF Suez ed Edf.

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Nel 2014 si terranno le elezioni politiche in Ungheria ed i sondaggi danno ampio vantaggio all’attuale pm, anche grazie ad alcune scelte populiste (nel senso nobile del termine) come quella di tagliare i costi delle bollette, linea che Orbán sembra voler portare avanti.

E chi avrebbe da ridire? Nessuno ovviamente e per questo questa notizia è stata completamente ignorata (censurata?) dai mezzi di informazione.

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D’altra parte l’Ungheria, avendo pagato con due anni di anticipo il prestito contratto col FMI non deve subire ricatti da nessuno e quindi può proseguire con le suepolitiche sociali.

Ovviamente in Italia questo sarebbe pura fantascienza, non fosse altro che siamo governati da burattini e nullità.(http://www.stampalibera.com/?p=66752).

La rivoluzione economica dell’Ungheria è cominciata nel corso del 2011 quando il paese sfidò la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale approvando una legge che riduce l’autonomia della Banca centrale nazionale. Il braccio di ferro mette a rischio una richiesta di prestito del Paese a Bce e Fmi tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Per l’istituto europeo l’indipendenza della Banca centrale è indispensabile, “nessuno può entrare nel processo legislativo del Pese” è stata la replica del governo. Il video di Euronews:

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2013: tutto come da programma secondo gli analisti, i quali sostengono che entro fine anno si potrebbe scendere anche al 4%. Lo spazio di manovra, d’altronde, non manca: il tasso di inflazione di maggio si è fermato all’1,8%, ben al di sotto dell’obiettivo del 3% fissato dall’istituto di credito centrale:

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