Scambio di reni tra Italia e Spagna: primo trapianto incrociato dopo la pandemia effettuato presso il Policlinico “Gemelli” di Roma

Successo per la delicata operazione di “doppio” trapianto di rene da vivente incrociato effettuato tra una coppia donatore-ricevente italiana e una estera. Si tratta del terzo intervento dall’attivazione di questo programma sanitario internazionale, nell’agosto 2018, e il primo in assoluto dall’inizio della pandemia:

Lo scambio, avvenuto tra Italia e Spagna, è stato coordinato dal Centro nazionale trapianti e dalla Organización nacional de trasplantes ed è stato effettuato a fine gennaio 2021 tra le mura del Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS a Roma e l’Hospital regional universitario Carlos Haya di Malaga. A seguito del prelievo dei reni a due donne, avvenuto quasi simultaneamente, l’organo spagnolo è arrivato a Ciampino con un volo sanitario ed è stato affidato agli operatori del Centro regionale trapianti e dell’Ares 118 della Regione Lazio che hanno a loro volta consegnato ai colleghi iberici il rene italiano. I due organi sono poi stati trapiantati nei pazienti riceventi, rispettivamente il figlio della donatrice spagnola e il marito di quella italiana. Tutti gli interventi sono perfettamente riusciti: la donatrice italiana, sessantenne e in ottima salute, è stata dimessa dopo soli tre giorni dal prelievo, mentre il paziente trapiantato, 67 anni, è rientrato a casa dopo tre settimane di ricovero. Soddisfacente anche il decorso della coppia spagnola:

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policlinicogemelli.it

La catena incrociata di donazione e trapianto è stata realizzata nell’ambito della South Alliance for Transplant (SAT), un accordo internazionale che vede coinvolti Italia, Spagna, Francia e Portogallo per individuare programmi comuni di cooperazione con l’obiettivo di incrementare le risposte ai pazienti in attesa di ricevere un trapianto. “Per il paziente italiano si è trattato quasi di un trapianto salvavita”, spiega il professor Franco Citterio, direttore dell’UOC Trapianti di Rene del Policlinico Gemelli e docente di Chirurgia generale all’Università Cattolica. “Le sue condizioni erano piuttosto serie a causa della lunga attesa del trapianto, e questo ha reso il decorso post-operatorio particolarmente complesso. Questo successo dimostra come il trapianto da donatore vivente sia fondamentale per la cura dell’insufficienza renale, e prima si fa, meglio è”.

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“Questo genere di trapianti crossover internazionali sono una rarità, ma abbiamo bisogno che l’attività di donazione di rene da vivente cresca sempre di più”, commenta il dottor Massimo Cardillo, direttore del Centro nazionale trapianti. “In Italia l’anno scorso abbiamo avuto 276 donazioni di questo tipo, meno del 15% dei 1.907 trapianti di rene eseguiti nel 2020, mentre restano ancora in lista circa 6.500 pazienti con insufficienza renale, con tempi di attesa medi superioriai2 anni. La donazione da vivente è una procedura sicura, comporta rischi bassissimi per il donatore, e incentivarla è una strategia fondamentale per poter offrire una speranza di guarigione a migliaia di persone condannate alla dialisi”. A tal proposito, riportiamo qui sotto il link ad un servizio televisivo:

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