Astrobiologia, su Marte fonti non biologiche non spiegano le origini organiche: si avvalora l’ipotesi di antiche forme di vita

Selfie di Curiosity scattato nel 2018 all’interno del nel cratere Gale (NASA/JPL-Caltech/MSSS)

In un recente studio scientifico, i ricercatori hanno concluso che le fonti non biologiche esaminate non possono spiegare completamente l’abbondanza di composti organici in un campione raccolto da Curiosity, il rover della NASA. Nel marzo 2025, gli scienziati hanno segnalato l’identificazione di piccole quantità di decano, undecano e dodecano in un campione roccioso analizzato nel laboratorio chimico a bordo del rover. Questi rappresentano i composti organici più grandi mai trovati su Marte, e i ricercatori ipotizzano che possano essere frammenti di acidi grassi preservati nell’antica argillosa del Gale Crater:

Origini delle molecole organiche:

Sulla Terra, gli acidi grassi sono principalmente prodotti da forme di vita, sebbene possano essere generati anche attraverso processi geologici. La mancanza di dati conclusivi da parte di Curiosity non ha permesso di determinare se le molecole trovate siano di origine biologica. Ciò ha portato a uno studio secondario che ha esaminato le fonti non biologiche note per questi composti organici, come la consegna tramite meteoriti che impattano sulla superficie marziana, per valutare se potessero giustificare le quantità precedentemente riscontrate. Nel rapporto pubblicato il 4 febbraio 2026 nella rivista Astrobiology, i ricercatori affermano che le fonti non biologiche considerate non sono riuscite a spiegare completamente l’abbondanza di composti organici, portando alla ragionevole ipotesi che essi possano essere stati formati da organismi viventi. Per giungere a questa conclusione, i scienziati hanno combinato esperimenti di radiazione in laboratorio, modellazione matematica e dati di Curiosity per “riavvolgere il tempo” di circa 80 milioni di anni, il periodo durante il quale la roccia sarebbe stata esposta sulla superficie marziana. Questa analisi ha permesso di stimare quanto materiale organico sarebbe potuto essere presente prima di essere distrutto da un’esposizione prolungata a radiazioni cosmiche:

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I risultati dello Studio:

molto più di quanto i normali processi non biologici potrebbero produrre. Tuttavia, il team di ricerca sottolinea che sono necessarie ulteriori indagini per comprendere meglio la velocità con cui le molecole organiche si decompongono in rocce simili a quelle marziane e in condizioni marziane, prima di poter trarre conclusioni definitive sulla presenza o assenza di vita. Questi risultati rappresentano un passo importante per la nostra comprensione della chimica di Marte e pongono interrogativi rilevanti sulle potenziali forme di vita passate su questo pianeta misterioso. La continua esplorazione di Marte, attraverso missioni future del rover e possibili campionamenti di suolo, porterà nuove informazioni che potrebbero svelare i segreti della sua storia organica.

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Fonti:

#marte #astrobiologia

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