Un gruppo di ricercatori del WEHI ha individuato una popolazione di cellule immunitarie capace di riconoscere e attaccare il tumore polmonare a piccole cellule (SCLC), una delle forme più aggressive di cancro ai polmoni. I risultati, pubblicati sulla rivista Cancer Cell, suggeriscono che queste cellule potrebbero offrire una nuova strada per contrastare una malattia spesso difficile da trattare. Le cellule, chiamate linfociti T gamma-delta, sembrano riuscire a individuare il tumore anche quando questo sfugge alle cellule immunitarie convenzionali. L’analisi dei dati clinici ha inoltre rilevato che i pazienti i cui tumori presentavano una maggiore presenza di queste cellule tendevano ad avere esiti migliori.
Un tumore difficile da riconoscere:
Il SCLC è particolarmente aggressivo e, secondo il testo dello studio, meno del 7% dei pazienti sopravvive cinque anni dopo la diagnosi. Sebbene l’immunoterapia abbia migliorato le cure per diversi tumori, nel caso del SCLC i benefici duraturi riguardano ancora una parte limitata dei pazienti. Una delle difficoltà è che il tumore riesce spesso a sottrarsi alla sorveglianza delle cellule immunitarie su cui si basano molti trattamenti. Per verificare l’efficacia dei linfociti T gamma-delta, i ricercatori hanno creato in laboratorio dei modelli tridimensionali di tumore a partire da campioni di tessuto donati da pazienti. Hanno poi aggiunto cellule immunitarie prelevate dal sangue degli stessi pazienti. Negli esperimenti, i linfociti sono riusciti a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
Farmaci già disponibili potenziano la risposta:
Il gruppo ha anche testato due farmaci già utilizzati in ambito clinico: tarlatamab, un trattamento per il SCLC, e zoledronato, impiegato per l’osteoporosi e per alcune complicazioni ossee legate al cancro. Nei test di laboratorio, i due medicinali hanno agito in modi diversi: lo zoledronato ha aumentato il numero e l’attività dei linfociti T gamma-delta, mentre il tarlatamab ha favorito il contatto tra queste cellule e quelle tumorali. La combinazione dei farmaci ha rafforzato la capacità delle cellule immunitarie di uccidere il tumore nei modelli sperimentali. Si tratta di risultati promettenti, ma ottenuti in laboratorio: serviranno ulteriori studi per capire se e come questa strategia potrà essere utilizzata nei pazienti.
Verso nuove terapie personalizzate:
La scoperta potrebbe contribuire allo sviluppo del trasferimento adottivo di cellule, un approccio che prevede di raccogliere cellule immunitarie, moltiplicarle fuori dall’organismo e reinfonderle nel paziente. Secondo i ricercatori, tecniche per espandere e reinfondere i linfociti T gamma-delta sono già state sviluppate, rendendo possibile esplorare questo percorso terapeutico. L’indagine è partita dall’analisi dei dati di due importanti studi clinici, IMpower133 e CASPIAN, che hanno contribuito a definire il ruolo dell’immunoterapia nel trattamento del SCLC. Il team del WEHI sta ora collaborando con ricercatori del Doherty Institute per proseguire il lavoro e valutare come tradurre questi risultati in nuove strategie terapeutiche.
Fonte: https://www.sciencedaily.com/releases/2026/10/261021231232.htm
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