Sulle coste della Penisola Valdés, in Patagonia, si stanno spiaggiando numerose carcasse di cuccioli di balena franca australe. La mortalità registrata in questa stagione è insolitamente elevata e ha spinto ricercatori e autorità locali ad avviare un’indagine per capire che cosa stia causando la moria. La Penisola Valdés, nella provincia argentina di Chubut, è una delle principali aree di riproduzione della specie. Ogni anno le balene franche australi raggiungono le sue acque riparate per partorire e allevare i piccoli. La presenza di cuccioli morti non è del tutto insolita, ma i dati raccolti nel corso di oltre vent’anni di monitoraggio indicano che l’evento attuale è anomalo. Gli esperti stanno analizzando campioni di pelle e organi prelevati dalle carcasse:
L’esito dei primi accertamenti:
Nei tessuti sono già stati rilevati batteri, ma le analisi devono ancora stabilire quali microrganismi siano presenti e, soprattutto, se un’infezione sia stata davvero la causa dei decessi. Una delle ipotesi principali riguarda le ferite provocate dai gabbiani kelp. Da decenni questi uccelli beccano la pelle e il grasso delle balene quando emergono per respirare. Gli adulti riescono spesso a proteggersi mantenendo il dorso sott’acqua, mentre i cuccioli sono più esposti. Le lesioni potrebbero diventare una via d’ingresso per batteri marini e favorire infezioni. Resta però da capire perché un’infezione eventualmente già nota sia diventata così grave in questa stagione. Tra i fattori allo studio ci sono possibili cambiamenti delle condizioni marine, come l’aumento della temperatura dell’acqua, forse collegato al cambiamento climatico o a El Niño. Anche la disponibilità di cibo e lo stato di salute delle madri potrebbero influire sulla capacità dei piccoli di resistere alle infezioni.
Per individuare le cause, veterinari, biologi e guardaparco stanno cercando le carcasse lungo la costa e in mare, anche con l’aiuto di imbarcazioni, aerei e droni. Il lavoro è urgente: il caldo e la decomposizione rendono più difficile raccogliere campioni utili alle analisi. La balena franca australe si è ripresa gradualmente dopo essere stata cacciata fino quasi all’estinzione, ma continua a essere esposta a minacce come l’inquinamento, le reti da pesca, la riduzione delle risorse alimentari e gli urti con le navi. Per ora non è possibile stabilire quanto questa moria influirà sulla popolazione complessiva. Gli scienziati sperano però che chiarire le cause permetta di individuare interventi per proteggere i cuccioli e preservare la ripresa della specie.
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