
Da oltre 14.000 anni i cani vivono al fianco degli esseri umani: ci hanno aiutato nella caccia, custodito il bestiame, radunato le greggi e, oggi, condividono con noi la casa e il divano. Nel tempo sono diventati particolarmente abili nel comprendere i nostri gesti e interpretare i nostri segnali. Ora i ricercatori si chiedono se possano aiutarci a rispondere a una domanda ancora più grande:
come ha fatto l’essere umano a sviluppare il linguaggio parlato?
Un bioacustico dell’Università Eötvös Loránd di Budapest, studia da quasi vent’anni la comunicazione sonora dei cani. Con il progetto quinquennale K9VocLearn, sostenuto da fondi europei, lui e il suo gruppo stanno indagando se la domesticazione abbia cambiato il modo in cui i cani usano la voce e che cosa questo possa rivelare sull’evoluzione del linguaggio umano. Al centro della ricerca c’è l’apprendimento vocale, cioè la capacità di modificare i propri vocalizzi ascoltando quelli degli altri. Nell’uomo questa abilità è essenziale per imparare a produrre i suoni del linguaggio. Anche alcuni animali, fra cui balene, delfini, pipistrelli, foche ed elefanti, mostrano forme di flessibilità vocale, sebbene molto diverse da quelle umane. I cani potrebbero offrire un punto di vista speciale. Nel corso della domesticazione sono stati selezionati per la docilità, la tolleranza sociale e la capacità di collaborare con le persone. Secondo il ricercatore, queste caratteristiche li rendono un possibile modello per studiare alcuni passaggi dell’evoluzione umana:
L’ipotesi:
i cani condividono con noi diverse abilità sociali e una forte predisposizione alla cooperazione. Questa ipotesi si collega alla cosiddetta ipotesi dell’autodomesticazione, ancora dibattuta dagli studiosi. Secondo questa teoria, durante l’evoluzione umana la selezione avrebbe favorito individui più tolleranti e capaci di cooperare. Studiare gli effetti della domesticazione nei cani potrebbe quindi aiutare a capire se una maggiore socialità abbia favorito anche forme di comunicazione più flessibili.
Dai lupi ai cani: una voce diversa
Un indizio potrebbe trovarsi nelle differenze tra i vocalizzi dei cani e quelli dei loro antenati selvatici. Uno studio del 2023 ha rilevato che le razze geneticamente più vicine ai lupi tendono più spesso a rispondere a un ululato con un altro ululato; quelle più lontane, invece, tendono maggiormente ad abbaiare. Nei lupi l’abbaio è relativamente raro, mentre i cani abbaiano in molte situazioni. I ricercatori dell’Università Eötvös Loránd ipotizzano che questa trasformazione possa essere legata alla domesticazione: forse gli esseri umani del passato favorivano i cani capaci di dare l’allarme con la voce. Capire come e perché sia avvenuto questo cambiamento è uno degli obiettivi del progetto K9VocLearn.
La ricerca nel laboratorio di Budapest Al BARKS Lab di Budapest — acronimo di Behaviour and Acoustics Research for K9 Sounds — gli studiosi registrano i vocalizzi dei cani mentre affrontano situazioni diverse. Gli animali giocano, svolgono semplici attività di apprendimento, vivono brevi separazioni dai proprietari e incontrano persino un sacco della spazzatura gonfiabile che si muove in modo inatteso. Ogni abbaio, guaito, ringhio o ululato viene analizzato insieme al comportamento e alla frequenza cardiaca, per collegare i suoni alle emozioni e alle circostanze in cui vengono prodotti. La fase successiva consiste nel capire se i cani possano imparare a emettere volontariamente determinati suoni. Per esempio, un cane riuscirebbe a fare un guaito che normalmente produce quando è eccitato, ma senza che sia presente la palla che di solito scatena quella reazione? Una genetista e addestratrice coordina le prime sessioni sperimentali. Il benessere degli animali è una priorità:
i cani possono scegliere se partecipare, interrompere l’attività o riposarsi. I ricercatori insegnano loro anche un segnale per comunicare che sono stanchi o non vogliono proseguire, e mantengono brevi le sessioni, perché imparare a controllare la voce può essere faticoso. L’obiettivo non è insegnare ai cani a “parlare” come gli esseri umani. Gli studiosi vogliono misurare quanto controllo volontario abbiano sui propri suoni, compresa la capacità di restare in silenzio quando viene richiesto. Un cane particolarmente “chiacchierone”, infatti, potrebbe abbaiare per temperamento, emozione o per la presenza di uno stimolo esterno, senza scegliere consapevolmente di farlo.
Dalla ricerca ai proprietari Finora il gruppo ha lavorato soprattutto con i propri cani, ma intende coinvolgere molti più partecipanti. I proprietari di Budapest seguiranno a casa specifici protocolli di addestramento e porteranno poi i loro animali in laboratorio.
È previsto anche un progetto di scienza partecipata aperto ai proprietari di tutto il mondo. Sarà possibile inviare registrazioni di suoni difficili da raccogliere in laboratorio, come sospiri soddisfatti, piccoli rumori durante il sonno o vocalizzi emessi mentre il cane si sistema per la notte. I partecipanti potranno inoltre contribuire con campioni di DNA e questionari comportamentali, per aiutare i ricercatori a individuare eventuali legami tra genetica e controllo vocale. Queste conoscenze potrebbero avere applicazioni concrete. Una migliore comprensione dei vocalizzi canini potrebbe contribuire allo sviluppo di dispositivi capaci di riconoscere segnali di paura, stress o frustrazione. In futuro, strumenti del genere potrebbero aiutare i proprietari a individuare prima un disagio e a migliorare il benessere degli animali. La domanda principale, però, riguarda il passato: quali condizioni hanno reso possibile il linguaggio umano? I cani non possono fornire una risposta definitiva, ma la loro lunga storia accanto a noi offre un’opportunità preziosa per studiare il rapporto fra cooperazione, socialità e comunicazione. Forse, ascoltando con attenzione la loro voce, potremo comprendere meglio alcuni dei fattori che hanno contribuito alla nascita della nostra. Nota: questo testo è stato pubblicato nel 2026.
Fonti:
- https://cordis.europa.eu/project/id/101125731
- https://projects.research-and-innovation.ec.europa.eu/en/horizon-magazine/what-dogs-can-teach-us-about-origins-speech
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