
A prima vista, l’universo potrebbe sembrare infestato da una presenza invisibile. Nell’immagine ottenuta da una simulazione cosmologica, filamenti scuri si intrecciano nello spazio come una gigantesca ragnatela, mentre piccoli addensamenti di materia ordinaria brillano in arancione. Non si tratta di una fotografia diretta del cosmo, ma di una rappresentazione elaborata al computer per mostrare come potrebbe distribuirsi la materia oscura. La materia oscura non emette né riflette luce in modo osservabile, eppure la sua gravità sembra avere un ruolo decisivo nell’organizzazione dell’universo. È la spiegazione principale per diversi fenomeni:

le galassie ruotano più rapidamente di quanto ci si aspetterebbe considerando soltanto la materia visibile; anche i movimenti delle galassie negli ammassi e la deviazione della luce causata dalle lenti gravitazionali indicano la presenza di una massa che non vediamo. Nelle simulazioni, la materia oscura forma una rete di filamenti estesa su scale immense. La materia ordinaria — quella che costituisce stelle, pianeti e galassie — è molto meno abbondante e tende a concentrarsi in alcuni nodi di questa struttura. Il confronto statistico tra tali modelli e le osservazioni astronomiche suggerisce che le simulazioni riproducano in modo convincente molte caratteristiche del cosmo. Ma la materia oscura potrebbe non essere il fenomeno più enigmatico legato alla gravità. Questo primato spetta forse all’energia oscura: una componente ancora poco compresa, distribuita in modo più uniforme, che sembra contribuire all’espansione accelerata dell’universo. Se la materia oscura aiuta a plasmare la struttura cosmica, l’energia oscura pare invece influenzare il destino dell’intero universo.
Fonte: https://science.nasa.gov/image-article/apod-2026-october-25-dark-matter-in-a-simulated-universe/
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