Astrofisico avverte: “l’umanità? Sta bollendo come una rana nella pentola ma in pochi si preoccupano del pericolo”

Ci sarebbe un’enorme abbondanza di dati scientifici che dimostrerebbero come il cambiamento climatico provocherà un vero e proprio disastro per l‘umanità. Tuttavia, nonostante quanto appena detto, dobbiamo ancora intraprendere un’iniziativa globale urgente per combattere questo problema di carattere globale:

Ignorando i chiari segni che i cambiamenti climatici devasteranno il pianeta, noi come specie ci comportiamo metaforicamente come la proverbiale rana seduta in una pentola di acqua bollente, ha scritto l’astrofisico Martin Rees in un nuovo editoriale su The Scotsman. È un terribile avvertimento, anche se ha alcune idee su come possiamo cambiare rotta. Il problema, sostiene Rees, è che le più grandi minacce del cambiamento climatico – che un giorno potrebbero diventare un evento a livello di estinzione senza un’azione urgente – sono ancora nel futuro e colpiranno prima le nazioni più povere:

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Ciò lo colloca su una scala temporale che si estende più lontano nel futuro rispetto al mandato della maggior parte dei politici attuali, rendendoli meno disposti a investire nei cambiamenti necessari. “Dobbiamo essere consapevoli dell’eredità che dobbiamo ai nostri antenati; sarebbe vergognoso se lasciassimo ai nostri discendenti un pianeta impoverito”, ha scritto. Rees ha paragonato la minaccia rappresentata dal cambiamento climatico a quella di un asteroide in arrivo.

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“Supponiamo che gli astronomi abbiano rintracciato un asteroide e calcolato che colpirà la Terra nel 2080, tra 60 anni“, ha scritto Rees. “Non con certezza, ma con, diciamo, il dieci per cento di probabilità. Ci rilassiamo, diciamo che sarà un problema atteso tra non meno di 40 anni e invece ci sarebberp tutti gli elementi che indicano l’esigenza di dover iniziare subito e fare del nostro meglio per trovare il modo di deviarlo o mitigarne gli effetti“. Allora perché, sostiene, non stiamo facendo lo stesso per il cambiamento climatico? Il consenso scientifico – che un approccio “business as usual” porterà alla nostra stessa distruzione – è chiaro. Eppure, la risposta globale alla minaccia manca della stessa necessaria urgenza.

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