La peste polmonare c’è sempre stata ed è curabile. Tutto quello che c’è da sapere

La peste polmonare non appartiene soltanto ai libri di storia. È una forma grave di peste causata dal batterio Yersinia pestis, lo stesso responsabile delle forme bubbonica e setticemica. Il batterio continua a circolare in natura tra piccoli mammiferi e pulci; la presenza di focolai animali, però, non significa che la malattia sia diffusa ovunque o che rappresenti un rischio quotidiano per la maggior parte delle persone. La peste bubbonica si contrae di solito attraverso la puntura di una pulce infetta. La forma polmonare può invece svilupparsi quando l’infezione raggiunge i polmoni oppure, più raramente, dopo aver inalato particelle respiratorie emesse da una persona o da un animale infetto. È questa la forma che può trasmettersi direttamente da persona a persona, soprattutto tra contatti ravvicinati. I casi recenti tra il 2019 ed il 2025 sono stati riscontrati in diversi paesi del mondo:

La peste nel mondo, i casi segnalati tra il 2019 ed il 2025: 

La peste è ancora segnalata in diverse aree del mondo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, tra il 2019 e il 2025 la maggior parte dei casi umani notificati si è verificata nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar. Focolai e casi sono stati segnalati anche in altre regioni di Africa, Asia e Americhe. World Health Organization (WHO) La peste polmonare richiede attenzione immediata: può peggiorare rapidamente e, se non trattata, è spesso fatale. Gli antibiotici sono efficaci quando la diagnosi e la terapia arrivano tempestivamente. Per questo, in caso di sintomi compatibili e di una possibile esposizione, è importante contattare subito i servizi sanitari e riferire eventuali viaggi o contatti a rischio, senza aspettare che la situazione evolva. In Europa e in Italia il rischio per la popolazione generale è molto basso. Tuttavia, le autorità sanitarie valutano ogni caso sospetto e possono adottare misure di sorveglianza, isolamento e profilassi per le persone esposte. L’entità del rischio dipende dal contesto e dalle circostanze dell’eventuale esposizione. Dunque, la peste polmonare esiste ancora, ma è rara e curabile se riconosciuta e trattata in fretta. La sorveglianza dei focolai animali, la diagnosi tempestiva e l’assistenza sanitaria ai contatti sono strumenti essenziali per limitarne la diffusione.

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La peste è una malattia infettiva causata dal batterio Yersinia pestis, che circola soprattutto tra piccoli mammiferi e le pulci che li infestano. Gli esseri umani possono contrarla attraverso la puntura di pulci infette, il contatto non protetto con tessuti o fluidi contaminati e, nel caso della forma polmonare, respirando particelle infettive emesse da una persona malata. I sintomi compaiono in genere da uno a sette giorni dopo l’esposizione.  La malattia si presenta principalmente in tre forme. La più comune è la peste bubbonica: provoca febbre improvvisa, brividi, dolori e debolezza, oltre a linfonodi gonfi e molto dolorosi, detti “bubboni”. Se l’infezione si diffonde ai polmoni o al sangue, può evolvere rispettivamente in peste polmonare o setticemica. La peste polmonare è la forma più virulenta e può svilupparsi rapidamente, talvolta in meno di 24 ore. Causa difficoltà respiratorie e tosse, a volte con espettorato striato di sangue; può inoltre trasmettersi da persona a persona attraverso particelle respiratorie. La peste setticemica, invece, si verifica quando il batterio invade il sangue e può provocare emorragie, danni ai tessuti, insufficienza d’organo e gravi difficoltà respiratorie.

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Senza cure, la peste può essere letale. L’Organizzazione mondiale della sanità indica un tasso di mortalità del 30–60% per la forma bubbonica; le forme polmonare e setticemica sono fatali se non trattate. La diagnosi viene confermata con esami di laboratorio su campioni, per esempio di sangue, espettorato o pus prelevato da un bubbone. Gli antibiotici sono efficaci, ma è fondamentale iniziare il trattamento tempestivamente: in particolare, la peste polmonare non trattata può diventare fatale in poco tempo.  La peste è conosciuta anche per le grandi epidemie del passato, tra cui la Peste nera del XIV secolo, che causò oltre 50 milioni di morti in Europa. Oggi resta presente in alcune aree del mondo. Nel periodo 2019–2025, la maggior parte dei casi umani segnalati all’OMS è stata registrata nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar; in Madagascar i casi bubbonici ricorrono quasi ogni anno durante la stagione epidemica, tra settembre e aprile. La prevenzione si basa soprattutto sul controllo delle pulci e sull’evitare punture, carcasse di animali e contatti diretti con tessuti o fluidi potenzialmente infetti. Durante un focolaio, le autorità sanitarie possono inoltre isolare i pazienti con peste polmonare, proteggere il personale sanitario e monitorare i contatti stretti. La vaccinazione non è raccomandata in generale: l’OMS la riserva a gruppi ad alto rischio, come alcuni operatori di laboratorio e sanitari. Fonti:

#peste

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