Ecco le compagnie che stanno distruggendo le foreste con incendi dolosi per vendervi olio di palma

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Un’immagine del WWF

IL BUSINESS miliardario dell’olio di palma sembra non avere limiti. Al punto che i produttori – denuncia Greenpeace con un’inchiesta – hanno alimentato gli incendi nella foresta del Borneo per produrre questo’olio in modo definito “sostenibile”. In realtà queste aziende utilizzano una pratica di sfruttamento ambientale, la deforestazione: tramite l’abbattimento di alberi puntano ad espandere le piantagioni; attraverso gli incendi dolosi mirano a rinnovare la zona. Si ritiene, infatti, che il  fuoco possa fertilizzare il terreno. Questo è vero solo per un risultato a breve termine perché il suolo delle torbiere è molto acido. Dunque, dopo un’immediata reazione positiva, gli effetti di questa attività sono solo negativi degenerando nella sterilità. Per giungere a questa conclusione gli ambientalisti hanno analizzato la storia di tre piantagioni della regione occidentale e centrale del Kalimantan (Borneo indonesiano), dove sono stati registrati gli incendi più gravi durante la crisi ambientale e sanitaria che ha di recente colpito l’Indonesia.

Queste piantagioni sono di proprietà delle compagnie indonesiane IOI Group, Bumitama Agri Ltd e Alas Kusuma group, aziende che fanno parte di importanti enti di certificazione di sostenibilità, tra cui la Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile (RSPO) e il Forest StewardshipCouncil (FSC). L’olio di palma ricavato da queste piantagioni viene immesso sul mercato da commercianti di materie prime come Wilmar International, IOI Loders Croklaan e Golden Agri Resources, e arriva anche nei prodotti di quei marchi internazionali che hanno adottato politiche di  “No deforestazione Chiediamo ai sistemi di certificazione forestale RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil) e FSC (Forest Stewardship Council) di agire tempestivamente per fare chiarezza su quanto accaduto ed espellere le aziende complici del dilagare degli incendi che distruggono le foreste torbiere e soffocano il Sud-est asiatico” –  afferma Martina Borghi, campagna Foreste di Greenpeace Italia – “Quanto accaduto indica che purtroppo i progressi fatti finora dalle singole aziende che acquistano olio di palma sostenibile non sono sufficienti a evitare che i loro fornitori distruggano le foreste. Per risolvere il problema alla radice è indispensabile che le compagnie che acquistano e utilizzano materie prime indonesiane lavorino insieme per far rispettare un impegno globale del settore contro l’uso di olio di palma da deforestazione” – continua Borghi –Dal 1990 ad oggi, l’Indonesia ha perso un quarto delle sue foreste a causa dell’espansione indiscriminata delle piantagioni di palma da olio e cellulosa. Oggi tutti parlano della necessità di porre fine alla deforestazione, ma abbiamo bisogno di azioni urgenti, non solo di parole“, conclude.

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Nel 2014 è nato il Palm Oil Innovations Group (POIG), che comprende compagnie che producono e utilizzano olio di palma e ONG ambientaliste. La finalità di questo progetto è quella di bloccare il collegamento tra olio di palma e deforestazione e si muove su tre linee guida: responsabilità ambientale, partnership con comunità locali e integrità  aziendale e di prodotto.

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Il presidente indonesiano Joko Widodo sta intervenendo per bloccare le attività produttive che vadano a discapito delle torbiere. Nonostante da diversi anni sia in vigore una moratoria sulle nuove concessioni di torbiere, questa sospensione non viene applicata in genere perché l’assegnazione delle terre è legata alla corruzione. (Fonte news: Repubblica.it). Qui sotto un VIDEO dal web che mostra oranghi scampati dalla deforestazione causata da incendi dolosi:

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