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Cura plasma perfezionata: medici italiani riescono ad iniettare solo anticorpi riducendo i rischi per il paziente, guariti da Covid-19

Una nuova tecnica italiana potrebbe migliorare l’inserimento di anticorpi di guariti da Covid-19 limitando i rischi legati alla classica tecnica della cura al plasma:

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mentre in Puglia la sperimentazione a Bari è stata effettuata a partire dall’esperienza del dottor De Donno in Salento, tra le mura dell’Istituto Mario Negri di Bergamo si sta provando a ‘filtrare’ gli anticorpi dal plasma delle persone che hanno sconfitto la malattia e sono nella fase della convalescenza, solo i ‘soldati’ dell’immunità, ottenendo così una sorta di ‘concentrato’ di anticorpi da infondere ai malati ancora in lotta col nuovo coronavirus. In sostanza, come riferiscono fonti giornalistiche telematiche, la differenza rispetto alla tecnica originale consiste nell’inserire solo gli anticorpi, evitando di introdurre l’intero plasma. In questa maniera, si riducono gli eventuali rischi per il paziente e il numero degli anticorpi in una sola seduta equivalerebbe a quattro sacche di plasma “intero”:

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“A fine studio ci si potrà esprimere sull’efficacia”, spiega all’AdnKronos Salute Piero Ruggenenti, direttore dell’Unità di nefrologia e dialisi dell’Asst Papa Giovanni XXIII e capo Dipartimento di medicina renale all’Irccs Mario Negri.  “Speriamo parta una ricerca più ampia, magari internazionale, che permetta di compiere il passo successivo, cioè usare gli anticorpi in fase precoce, quando c’è solo la febbre e un po’ di tosse”. I pazienti trattati nell’ambito della sperimentazione erano gravissimi, “nelle loro condizioni si stima un 30-40% di probabilità di morire”. “L’andamento di 3 di loro è stato estremamente positivo perché hanno potuto sospendere l’intubazione in tempi molto brevi e sono già stati tutti e tre dimessi dalla terapia intensiva. Il quarto paziente è in questo momento ancora in osservazione”. I malati trattati sono stati estubati “molto prima di quanto avviene di solito, se si considera che mediamente si parla di almeno 30 giorni. Di efficacia del trattamento potremo comunque parlare solo con i risultati dello studio in mano. Il progetto di ricerca prevede di confrontare l’andamento dei trattati con pazienti (controlli), paragonabili per età, sesso e caratteristiche di malattia. Quando vedremo che i pazienti che hanno ricevuto gli anticorpi sopravvivono di più e si liberano più rapidamente della ventilazione meccanica, guariscono e vanno a casa sani, avremo dimostrato da un punto di vista statisticamente valido che la procedura è efficace“, prosegue Ruggenenti.

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“Contiene quattro volte più anticorpi di una unità del plasma iperimmune di cui oggi si parla tanto. Quindi un malato dovrebbe ricevere 4 unità di plasma per avere la stessa quantità di anticorpi ricevuta con 500 ml di soluzione arricchita con gli anticorpi da noi prelevati”. La macchina funziona così: “Mettiamo al donatore una cannula in una grossa vena della gamba, quella femorale, dalla quale esce il sangue che entra in un primo filtro per la separazione del plasma. I globuli rossi vengono immediatamente restituiti attraverso la stessa cannula. Il plasma passa invece attraverso un secondo filtro, che cattura tutti gli anticorpi, e ritorna al donatore, il quale può tornare a casa. Il suo sistema immunitario sa cosa fare e riprodurrà gli anticorpi di cui è stato spogliato”. A Skytg24, lo stesso Istituto rivela inoltre ulteriori dettagli importanti sul nuovo Coronavirus:

“La scoperta è molto importante perché ci consente di avanzare nello studio di una cura che vada oltre il focus dei polmoni”, ha dichiarato il prof. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri. “Bisogna capire che la causa della morte non è solo l’insufficienza respiratoria ma in moltissimi casi è l’insufficienza renale. La dinamica è riportata anche sul recente numero della rivista Science”. All’Istituto Mario Negri di Bergamo è stato fotografato per la prima volta il coronavirus all’interno di una cellula renale:

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Si tratta di un risultato primo nel suo genere a livello europeo, ottenuto dagli esperti dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Bergamo, impegnati in prima linea nella lotta contro il coronavirus. – CLICCA QUI PER VISUALIZZARE IL FILMATO DIFFUSO DA SKYTG24

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